• Mar. Set 28th, 2021

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L’esaltazione nazionalista dello sport inglese

Può un continente intero, o quasi, tifare contro la nazionale inglese, in una finale di calcio? La risposta è affermativa se consideriamo una serie di fattori specifici che includono ma vanno oltre Brexit.

La responsabilità è soprattutto di come alcuni media e politici hanno trattato questa squadra e l’intero Europeo. Più che focalizzarsi sui meriti sportivi e sulle capacità di un gruppo di calciatori, che dopo anni è riuscito a risvegliare i sogni di una comunità che si sentiva vicina a un traguardo storico, alcuni hanno preferito una retorica nazionalista che ha offuscato ogni barlume di sano patriottismo.

Il nazionalismo vive di miti e questi sono stati riattivati in una competizione sportiva. Sono, infatti, emersi i soliti limiti nella lettura di un passato che non è stato sempre glorioso e che comunque è, appunto, ormai solo un ricordo contenuto in una valigia in soffitta. La partita contro l’Italia è stata percepita quasi come uno scontro di culture. In questo rientrano molte questioni che Brexit ha radicalizzato.

Questo scontro ha simboleggiato un ritorno alla “grandezza” nazionale che sembrava imminente. Prima ancora di essere giocata la partita era una proiezione della superiorità inglese. Gli inventori, o presunti tali, del gioco, si riprendevano la palla (coppa) e la riportavano a casa – che il luogo unico e mitologico alla quale apparteneva. La gloria era solo per gli eletti, ovvero i sudditi della regina.

In questo contesto, sono stati ripresi gli stereotipi per descrivere le altre nazioni. Al tempo stesso, forte è stato il richiamo a uno spirito nazionale che era già emerso in momenti chiave del passato. Un esempio è lo spirito di unione e sofferenza contro la Germania fascista durante la Seconda guerra mondiale. Al resto hanno pensato alcuni opinionisti, i soliti tabloid antieuropei, un giornale un tempo moderato come il Telegraph e noti esponenti governativi pronti a inondare chiunque di una retorica fatta di bandiere, successi della nazionale di calcio, commenti sulla squadra italiana che vinceva contro quelli scarsi, disinteresse verso le altre semifinaliste perché i leoni inglesi erano essenzialmente imbattibili.

Una pressione simile nuoce (quasi) a chiunque, eppure subito dopo la sconfitta gli stessi inglesi hanno ripreso a ingigantire oltre misura le ambizioni. Il “coming home” è quindi rimandato di un anno. Il prossimo obiettivo è vincere la coppa del mondo.

In sintesi, osserviamo un uso politico e populista dello sport. Il team inglese prima è stato criticato da alcuni conservatori perché il gesto d’inginocchiarsi non piaceva (viste le sue implicazioni sociopolitiche), poi esaltato dagli stessi perché pronto a vincere e poiché titolare di uno spirito nazionale pieno di orgoglio e grandezza. Purtroppo, la xenofobia ha colpito ancora e quegli stessi calciatori inginocchiati sono stati presi di mira perché hanno sbagliato un rigore.

Il problema è nel colore della loro pelle. Ancora una volta gli intrepidi conservatori li hanno difesi dimenticando le battaglie per la giustizia sociale e contro il razzismo. Si è scelto in pratica il modo peggiore per esaltare lo sport e preferito focalizzarsi sugli aspetti meno interessanti (socialmente e calcisticamente) portati avanti dalla nazionale. I ragazzi di Southgate meritano un plauso per essere arrivati in finale, i politici inglesi e parte della stampa sarebbero invece da espulsione e gli unici che forse potrebbero essere rispediti a casa senza alcuna gloria. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia