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Green pass, l’Italia come Macron (ma all’italiana)

Lo scontro politico rallenta la decisione sul Green pass. Ma un modello italiano è comunque allo studio, meno rigido rispetto a quello francese che, per intendersi, chiede il certificato vaccinale o un tampone anche per entrare in un bar. In Italia invece si immagina qualcosa di diverso ma non nel brevissimo termine. Una decisione concreta sarà presa non prima della prossima settimana, sulla base dell’andamento dei contagi e della campagna vaccinale anti-Covid.

“Che servirà un intervento lo dicono anche i dati di oggi”, spiegano fonti del ministero di fronte ai 2.153 nuovi casi contro i 1.534 di ieri e un tasso di positività salito all’1%. Il punto, ragionano le stesse fonti, è che oggi sarebbe inspiegabile una stretta forte sul modello francese, cioè dei paletti che permettono solo a chi è vaccinato di svolgere determinate attività. Ma se la curva dei contagi dovesse salire bisogna essere pronti a intervenire inserendo l’obbligo di mostrare il Green pass per esempio per cenare in un ristorante al chiuso. Il dicastero ricorda comunque che il pass vaccinale è già utilizzato in alcuni ambiti, come per i matrimoni, per entrare nelle Rsa, negli stadi o partecipare ad alcuni eventi. Nei prossimi giorni si capirà come agire cercando un accordo nella maggioranza. Il sottosegretario Pier Paolo Sileri spiega così quanto avverrà nei prossimi giorni: “Non propongo il Green pass come condizione per prendere un caffè al bar o andare a mangiare una pizza con gli amici, ma nel caso in cui la situazione epidemiologica peggiori possiamo pensare a questo strumento come alternativa ad eventuali future chiusure”.

L’attuazione dell’estensione del Green pass in Italia è comunque complicata per problemi sia politici sia pratici. I ristoratori sono pronti a scendere in piazza poiché ritengono che verrebbero penalizzati dopo il lungo periodo di lockdown. Matteo Salvini, che oggi è stato ricevuto dal premier, dice che “il modello francese non è un modello. Le scelte estreme non piacciono né a me né a Draghi”. Il ministro per i Rapporti con le Regioni Maria Stella Gelmini conferma che bisogna valutare “l’utilizzo del Green pass ma senza copiare modelli stranieri. Certamente il governo Draghi e l’Italia saranno in grado di trovare una via italiana”. Anche il Pd si mostra sempre più orientato a considerare il pass vaccinale l’opzione migliore. Bisognerà però valutare la formulazione e la differenziazione per categorie sulla base delle evidenze scientifiche dei dati per quanto riguarda l’incidenza della variante.

Prima di tutto però la politica si deve mettere d’accordo e affinché ciò avvenga i più rigoristi come il ministro Speranza aspettano di vedere i dati dei prossimi giorni per sensibilizzare i cittadini e far capire loro che, davanti a una salita dei contagi, una stretta è necessaria. Per questo il governo prende tempo, perché le parti in campo da mettere d’accordo sono molte.

Il tema del certificato verde, che divide i partiti di maggioranza, si intreccia con quello dei parametri per assegnare i colori alle Regioni, ora che i contagi in rapida risalita da variante Delta fanno di nuovo parlare di giallo per alcuni territori. Il governo sembra intenzionato ad affrontare le questioni in modo organico, secondo quanto trapela, compresa la proroga dello stato di emergenza sanitaria. Una cabina di regia con il premier Mario Draghi potrebbe tenersi venerdì, giorno del monitoraggio e delle possibili ordinanze del ministro della Salute Roberto Speranza. Le nuove misure potrebbero entrare in vigore a metà della prossima settimana.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia