• Mar. Set 28th, 2021

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Governare il futuro. Se Twitter suggerisce di fidarsi di sei account falsi

È una brutta storia quella che rimbalza via Twitter e che riguarda proprio Twitter.

Il popolare social network, infatti, avrebbe certificato, con il suo celeberrimo “bollino blu”, sei account – o, almeno sei account – falsi che, quindi, evidentemente non avrebbero meritato il bollino che certifica o dovrebbe certificare l’affidabilità dell’account.

A lanciare l’allarme, prove alla mano, è stato un data scientist specializzato nella lotta alla disinformazione e lo ha fatto proprio attraverso il suo account su Twitter.

Nei giorni scorsi, curiosando tra gli utenti ai quali Twitter aveva riconosciuto, nelle ultime settimane, l’ambito bollino blu, riservato a personaggi pubblici e utenti particolarmente attivi, si è reso conto che ce n’erano sei lontani anni luce dal meritare la certificazione e che, pure, l’avevano ricevuta.

Sei utenti, naturalmente, sono una goccia nel mare dei trecentotrenta milioni di utenti di Twitter ma il punto qui è che anche a un ragazzino, a sfogliare le prove raccolte dal ricercatore che ha poi denunciato l’accaduto, si sarebbe accorto che qualcosa non andava.

Nessuno dei sei account certificati da Twitter aveva mai lanciato anche un solo tweet.

Tutti e sei avevano appena un migliaio di follower, peraltro, in buona parte coincidenti e nella più parte dei casi rappresentati da altri account fake.

Le foto di due dei sei account erano di quelle che si comprano o scaricano gratuitamente da gallerie di immagini online mentre le altre quattro, due dei quali rappresentanti dei gatti, addirittura, relative a soggetti inesistenti perché generate da sistemi di intelligenza artificiale.

Dozzine tra i follower dei sei account incriminati avevano nel profilo immagini taroccate attraverso gli stessi algoritmi di intelligenza artificiale.

Insomma, si sarà anche trattato solo di sei errori – anche se a questo punto è difficile esserne certi – ma si è trattato di sei errori grossolani che, oggettivamente, non avrebbero dovuto accadere specie in un processo di certificazione che ha come unica ragion d’essere quella di rendere più affidabili taluni account rispetto alla massa e accrescere, quindi, la fiducia degli utenti nei contenuti attraverso essi diffusi.

Il problema, quindi, non sono tanto i sei fake smascherati dal data scientist ma la circostanza che quei sei errori dimostrano platealmente la fragilità del modello di certificazione costruito da Twitter per rendere la piattaforma più affidabile.

Se ottenere un bollino blu è così facile persino per un account così grossolanamente falso, allora, come ci si può fidare del sistema?

Twitter ha immediatamente riconosciuto l’errore e, naturalmente, chiuso i sei account ma, ormai, il danno è fatto.

E episodio e Twitter a parte, il problema che emerge è, probabilmente, ancora più grande e rilevante di così: è la stessa idea che i gestori delle piattaforme possano avere un ruolo nella certificazione dell’attendibilità dei contenuti diffusi online a meritare, forse, di essere messa in discussione.

Perché, diciamocelo francamente, un’informazione falsa o tendenziosa proveniente da un utente certificato dal gestore della piattaforma o un’informazione verificata dallo stesso gestore, se non affidabile per davvero, fa più danni o, almeno, può far molti più danni di un’informazione falsa non certificata da nessuno.

E, allora, forse senza voler proporre soluzioni facili rispetto a un problema straordinariamente complesso come quello del contrasto alla disinformazione online, bisognerebbe trovare il coraggio di accettare l’idea che c’è un solo rimedio utile per davvero per contrastare il fenomeno ed è rappresentato nella promozione, giorno dopo giorno e mese dopo mese, di un autentico spirito critico dei fruitori dell’informazione che circola online – come, peraltro, peraltro, offline – affinché ciascuno di noi impari a dubitare dell’affidabilità di quello che legge, lo verifichi e cerchi conferme o smentite specie prima di diffondere ulteriormente lo stesso contenuto.

E, questo, a prescindere che il contenuto provenga da un utente con un bollino blu, verde o giallo.

Ci vorranno anni, determinazione e investimenti colossali perché si tratta di promuovere un processo di autentica trasformazione culturale di miliardi di persone in tutto il mondo ma è difficile credere che esistano soluzioni diverse davvero efficaci.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia