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Dare la colpa delle violenze in carcere a Santi Consolo è falso e ingiusto

DiRed Viper News Manager

Lug 14, 2021

Santi Consolo è stato uno dei migliori capi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria; raro esempio di equilibrio tra esigenza di sicurezza e senso di umanità. Con lui le carceri hanno respirato l’aria della speranza. Laddove fossero insorte emergenze è sempre stato sul campo e in prima linea, pronto al dialogo con i detenuti e gli operatori penitenziari. Per lui la comunità penitenziaria era, come per Marco Pannella, non costituita da parti contrapposte, meno che mai da una parte prevalente sul tutto, ma da un insieme di persone, competenze, professionalità e umanità diverse.

Additarlo oggi come il responsabile di una deriva violenta non solo è falso e ingiusto ma è un’accusa infamante che può essere mossa solo da chi non conosce la realtà del carcere, non lo ha mai frequentato, non lo ha mai considerato un luogo degno di attenzione, abitato da persone, certo, diverse l’una dall’altra ma tutte e ciascuna con pieni diritti di cittadinanza. Chi accusa Santi Consolo considera il carcere come un luogo dove chiudere il male della società, separare i cattivi dai buoni, un luogo di disperazione e di sofferenza, un luogo di pena dedito a incutere afflizione e dolore. Un riflesso di una concezione della giustizia che punisce e separa e non come quella che fu di Aldo Moro e oggi è della Ministra Marta Cartabia e cioè di una giustizia che riconcilia e ripara.

Rita Bernardini, Sergio D’Elia Elisabetta Zamparutti, rispettivamente Presidente, Segretario e Tesoriere
di Nessuno tocchi Caino

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