• Dom. Set 19th, 2021

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Il primo pensiero è andato a lei. Dopo aver messo al collo la medaglia che celebrava il trionfo europeo, dopo aver abbracciato i compagni che lo avevano accompagnato nell’impresa, il 23enne Federico Chiesa ha preso in mano il cellulare. “Chiama mamma” ha chiesto all’assistente vocale. E dallo stadio di Wembley è partita la sua dichiarazione d’amore a chi l’ha messo al mondo, a chi, certamente, lo ha sostenuto nel suo percorso sportivo, consacrato con uno dei massimi onori. 

“Chi tene mamma nun chiagne” dice un proverbio laziale: chi ha mamma non piange. In queste giornate in cui l’Italia dello sport ha tifato per i suoi campioni, abbiamo visto quei campioni essere prima di tutto uomini, coccolati e sorretti dalle loro madri. “Non voglio altro che rivedere mio figlio a casa. Lo aspetto” ha raccontato la mamma di Mancini alla Gazzetta dello sport, che ha “sofferto” durante i rigori e dopo la vittoria ha atteso che fosse il figlio a chiamare perché “non l’ho voluto disturbare, ha tanto da festeggiare”. E’ la mamma il segreto del regista dell’Italia Jorginho, che con lei si allenava sulla spiaggia di Imbituba, stato di Santa Catarina, a sud del Brasile. “Dopo aver alzato la Coppa mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Mamma, questa vittoria è nostra, non solo mia. È nostra, perché tutto quello che abbiamo vissuto, lo abbiamo vissuto assieme’” ha raccontato la donna al Corriere. 

Jorgonho, nato in Brasile, è arrivato da ragazzino in Veneto, senza soldi. Il successo è arrivato dal nulla, così come è stato per Cristiano Ronaldo. Un passato di povertà sull’isola portoghese di Madeira, sostenuto dalla sua roccia, mamma Dolores, che tenta di guidarlo nelle scelte calcistiche e a ogni occasione si dichiara orgogliosa del fih. “Guarda mamma…guarda qua” scrive il calciatore Florenzi su Twitter mentre bacia la coppa degli Europei, appena decorata con nastri tricolore. Non sappiamo con quale apprensione lei abbia seguito gli oltre 120 minuti di gioco, ma un’idea di cosa significhi assistere a un appuntamento così importante per il proprio figlio ce l’ha data visivamente Claudia Bigio, in tribuna per il suo Matteo Berrettini.

Mentre il tennista disputava a Wimbledon la finale contro il serbo Novak Djokovic, dagli spalti lei dispensava gocce per tenere a bada l’ansia, poste anche sotto la lingua dell’altro figlio, a Londra per sostenere il fratello. Affettuose, protettive, agguerrite. Urlava più di tutti dagli spalti René Felton, mamma e allenatrice dell’altleta azzurro Andrew Howe. Da lei correva il suo ragazzo a esultare dopo aver saltato più in lungo di tutti. Il talento di Howe è stato offuscato da un infortunio che lo ha escluso dalla corsa olimpica. A 36 anni è una batosta che spinge a pensare al ritiro, ma René ci crede ancora anche per lui: “Non è finita”, dice.

La mamma sarà sempre la mamma, e i figli sempre figli restano, anche quando sembrano troppo cresciuti per ricevere attenzioni quasi infantili. Ce lo ha dimostrato il difensore interista Alessandro Bastoni: è la madre a pulirgli la bocca con un tovagliolo mentre mangia la pizza a bordo campo al termine dell’ultima di campionato, in una scena immortalata dalle telecamere che ha fatto il giro del mondo. La tenerezza di un gesto, la fragilità di ragazzi che sul campo vediamo grandi e solidi, ma tornano bambini tra le carezze del genitore. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia