• Mer. Set 22nd, 2021

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Altri 45 giorni dietro le sbarre per Patrick Zaki. Lo studente è in carcere da 523 giorni

Patrick Zaki

È stata prolungata di altri 45 giorni la custodia cautelare in carcere al Cairo di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università Alma Mater di Bologna arrestato nel febbraio dell’anno scorso per propaganda sovversiva su internet. Lo ha riferito all’ANSA Lobna Darwish, una rappresentante dell’Ong “Eipr” (“l’Iniziativa egiziana per i diritti personali”) annunciando l’esito di un’udienza svoltasi l’altro ieri e resa nota oggi.

Lo studente egiziano è dunque in custodia cautelare in Egitto da 523 giorni, con accuse che spaziano dall’istigazione alla violenza al terrorismo per dei post di un account Facebook che i suoi legali sostengono non essere il suo. Lo scorso 16 giugno Zaki ha compiuto 30 anni. 

“Purtroppo la custodia cautelare è stata rinnovata per ulteriori 45 giorni”, ha scritto in un messaggio Darwish, appartenente all’ong per la quale Zaki era ricercatore in studi di genere, senza aggiungere altri dettagli. Lunedì si era tenuta una sessione di udienze tra cui quella dello studente egiziano e la decisione dei giudici circa un rinnovo o meno della carcerazione, come di consueto, non era stata annunciata.
L’attesa si era concentrata dapprima su ieri, ossia il giorno dopo dell’udienza quando di norma una sua legale, Hoda Nasrallah, si reca in Procura per ricevere una notifica del pronunciamento, poi non pubblicata. Fonti egiziane informate avevano precisato che si era trattato di uno slittamento non della decisione ma solo del suo annuncio per una questione tecnico-burocratica (l’assenza di un funzionario).

La precedente udienza che aveva rinnovato la custodia cautelare per il ricercatore e attivista per i diritti civili si era svolta il primo giugno. Il 30enne era stato arrestato in circostanze controverse il 7 febbraio dell’anno scorso e, secondo Amnesty, rischia fino a 25 anni di carcere. La custodia cautelare in Egitto può durare due anni. Le accuse a suo carico sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake ma che hanno configurato fra l’altro la “diffusione di notizie false, l’incitamento alla protesta e l’istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia