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La risposta di Marcus Rashford agli insulti razzisti: “Non mi scuserò mai per quello che sono”

DiRed Viper News Manager

Lug 13, 2021

Marcus Rashford ha sbagliato uno dei rigori decisivi nella finale degli Europei di Calcio. Ha spiazzato il portiere dell’Italia Gigi Donnarumma, ma la palla ha trovato il palo e non la rete. È quasi psicodramma in Inghilterra dopo la sconfitta in casa, allo stadio di Wembley a Londra, contro l’Italia. Rashford, con Jadon Sancho e Bukayo Saka, ha fallito il tiro dal dischetto. È stato insultato con gli altri due: hanno ricevuto tutti e tre insulti e minacce, anche di stampo razzista.

I tre hanno origini trinidadiane, nigeriane e nevisiane. Hanno la pelle nera. La Nazionale inglese si è sempre inginocchiata prima del fischio d’inizio, come dalla scorsa stagione succede in Premier League, ma il razzismo è esploso tutto con il fischio finale a Wembley. E non ha risparmiato proprio i calciatori inglesi. Condanna unanime dalla Football Association e dal governo sugli insulti.

Rashford era entrato negli ultimi minuti dei tempi supplementari per calciare il rigore. È uno specialista. Gioca nel Manchester United. Da alcuni anni è molto impegnato nel sociale, contro il razzismo soprattutto. Ha lavorato e finanziato programmi di solidarietà e sostegno economico. Dopo il rigore sbagliato il murales a lui dedicato a Withington, sua città natale, è stato sfregiato. Lui ha risposto con un post, una sorta di lettera, sui social network.

“Non so neanche da dove cominciare e non so neanche come rendere in parole quello che sto provando in questo preciso momento. Ho avuto una stagione difficile, penso sia stato chiaro per tutti e probabilmente sono arrivato a questa finale con una carenza di fiducia. Ho sempre trovato la forza in me stesso per un rigore per un rigore ma questa volta qualcosa non andava bene.

Nella lunga corsa ho risparmiato un po’ di tempo e il risultato sfortunatamente non è stato quello che volevo. Mi sento come se avessi deluso i miei compagni di squadra. Mi sento come se avessi deluso tutti. Un rigore era tutto quello che mi era stato chiesto per sostenere la squadra. Posso segnare rigori mentre dormo, perché non questo? Ho continuato a calciare nella mia testa ancora e ancora da quando ho colpito la palla e non credo esista una parola per descrivere come ci si sente.

 

 

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Finale. 55 anni. Storia. Tutto quello che posso dire è che mi dispiace. Vorrei fosse andata diversamente.

Mentre continuo a dire che mi dispiace voglio ringraziare i miei compagni di squadra. Quest’estate ho vissuto uno dei migliori ritiri e tutti voi avete avuto un ruolo in questo. È stata costruita una fraternità che è indistruttibile. I vostri successi sono i miei successi. I vostri fallimenti sono i miei.

Sono cresciuto in uno sport nel quale mi aspetto di leggere cose su di me. Che sia il colore della mia pelle, dove sono cresciuto o, più di recente, come decido di passare il mio tempo fuori dal campo. Posso ricevere tutte le critiche per la mia performance per tutto il giorno, il mio rigore non è stato abbastanza buono, doveva andare dentro ma non mi scuserò mai per chi sono e da dove vengo. Non mi sono mai sentito più orgoglioso di quando ho indossato la maglia dei Tree Leoni e ho visto la mia famiglia fare il tifo per me in una folla di decine di migliaia di persone. Avevo sognato giorni come questo.

I messaggi che ho ricevuto oggi sono stati travolgenti in senso positivo e vedere quella reazione a Withington (il murales vandalizzato, ndr) mi ha fatto venire le lacrime agli aocchi. Le comunità che mi hanno sempre abbracciato continuano a sorreggersi. Sono Marcus Rashford, 23 anni, uomo nero da Withington e Wythenshawe, Sud di Manchester. Se non dovessi avere altro, ho questo.

Per tutti i messaggi gentili, grazie.

Tornerò più forte. Torneremo più forti”.

Lettera

Il calciatore ha sottolineato anche il sostegno ricevuto dopo l’errore dal dischetto. Dexter Rosier, bambino di nove anni, ha scritto una lettera al suo beniamino. “Caro Marcus Rashford, spero che la tua tristezza non duri a lungo perché sei una brava persona. L’anno scorso mi hai ispirato ad aiutare le persone meno fortunate. Poi la scorsa notte, mi hai ispirato di nuovo ad essere sempre coraggioso. Sono orgoglioso di te, sarai sempre un eroe”. Lo stesso Rashford ha condiviso la lettera del bambino.

L’articolo La risposta di Marcus Rashford agli insulti razzisti: “Non mi scuserò mai per quello che sono” proviene da Il Riformista.