• Dom. Set 19th, 2021

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Alla volte la sera si ha la voce lenta e triste, e si hanno le ossa e le rughe senza un suono. E neanche un elastico capace di farci rimbalzare. Si ha solo fretta di spegnere la luce. E di finire di respirare.  E non ci sono baci, non ci sono parole spaventosamente belle, non ci sono mani che prendono strappano si riempiono di sudori.

Alle volte la casa è in distruzione per le nostre voci quotidiane, per la noia che ci pende addosso. E si pensa alla pena, alla carne dolorante; si guarda dentro tutte le finestre del condominio, a quelle brevi figure che passano. Si pensa che si va avanti a menzogne, tutti quanti. Che forse qualcuno sarà un amante contento, di quelli che la vita se la gioca.

Alle volte si pensa che servirebbe una bocca di mille metri, almeno solo per riuscire a gridare il proprio male.

Fin quando l’amore non riprende a disturbarci, da sotto la porta.

E allora tiriamo fuori scarpe e cravatte, la musica.

E allora mettiamo le ali degli uccelli, e pensiamo che non ci sarà nessuno più capace di toglierci il sorriso. E prendiamo dalle tasche tutte le monetine e le lanciamo alle spalle giurando sul futuro. E balliamo sulle punte e andiamo incontro alla nostra sete.

Yari Selvetella ha così tolto dal mazzo arrugginito due cuori. Ha tentato di far diventare tutto perfetto. Ha messo per strada i ricami e le felicità. Ha lasciato che il fuoco scendesse in quelle anime. Ha messo in forma l’amore. Gli ha dato memoria affinché non fallisse. Ha accatastato tutte le tristezze e se l’è messe sotto il tacco.

Le regole degli amantiè una promessa d’amore familiare, non è per nulla una trasgressione. È un romanzo che punge le vene. Un manifesto per chi vuole ritrovare la gioia. È uno zoccolo sulla nostra pigrizia nuziale.

Il romanzo di Yari Selvetella è un elogio all’incanto dell’amore, un bastone dentro alle nostre vite di coppia sedate dalla scontentezza.

Quando lo finisci di leggere riprendi a vedere, dall’inizio, i frammenti che hai lasciato cadere, le tue montagne piene di incomprensioni. E allora pensi che sei stato un grande cieco un grande sordo un grande inutile.

E ti metti seduto, con un sorriso di colpa.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia