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Ddl Zan, la mossa dei due Mattei spiazza il Pd

Il leader della Lega Matteo Salvini (S) con il collega di partito Simone Pillon (C) e il relatore del ddl Zan Andrea Ostellari (D) durante la discussione in Senato, Roma, 13 luglio 2021. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Alle otto di sera, si salda l’asse tra i due Mattei, che offrono al Pd un patto non (solo) di merito bensì politico sul ddl Zan. E’ la novità che chiude un pomeriggio di bagarre e tatticismi, tra cori e fischietti: la Lega, a nome del centrodestra, e Italia Viva mettono sul piatto tempi certi di approvazione in entrambi i rami del Parlamento – un mese tra Camera e Senato – in cambio di modifiche sui fatidici articoli 4,5 e 7. Ovvero, un tentativo di disinnescare la principale obiezione finora manifestata da Letta: la diffidenza rispetto a offerte “fumose”, senza una deadline per il varo definitivo.

Il paso doble non si materializza – come temuto – sul voto sulle pregiudiziali presentate dalla Lega, su cui Renzi annuncia voto contrario (che saranno bocciate con soli 12 voti di scarto, 136 a 124), né sul ritorno del testo in commissione Giustizia, che ha tenuto banco per tutto il giorno (salvo finire tolto dal tavolo della lunga capigruppo). Arriva sul pacchetto completo, con toni simili tra i due leader. “Siamo a un centimetro, a un passo dall’accordo – prende la parola Renzi – Io ragiono di politica, no agli ultrà. Sono in una fase in cui non cerco la popolarità…”. Fa un appello a tutte le forze politiche (e una stoccata a Fedez): “No allo scontro ideologico, se riusciremo avremo dimostrato che la politica non fa schifo, se perdiamo nel voto segreto avremo distrutto le vite di quei ragazzi”. Salvini è persino più accorato, parte con un ringraziamento bipartisan a Zan e Ostellari: “Vi chiedo di superare gli steccati ideologici, nella Lega non si discrimina, ai miei figli chiedo educazione ma chi amano sono affari loro. Prendiamo la parte buona del testo, mettiamoci d’accordo e approviamone il senso profondo”.

Sul tavolo adesso c’è una disponibilità “aritmetica” a chiudere la legge contro l’omotransfobia in modo definitivo. Basterà a convincere Letta nel tortuoso gioco del cerino che è diventato questo percorso? I Dem valutano “positiva” la giornata, ma i numeri bassi sul voto palese fanno suonare un campanello d’allarme in attesa degli scrutini segreti.

E’ la fine di una giornata trascorsa al buio e con lo spettro del muro contro muro. Il ddl Zan è approdato nell’aula del Senato da meno di cinque minuti quando si scatena il finimondo. Il presidente leghista della commissione Giustizia Ostellari chiede tempi supplementari per la sua proposta di mediazione e gioca con la Casellati la carta del ritorno del testo in quell’organismo: “C’è un testo nero su bianco, sospenda la seduta, convochi la capigruppo e verifichi se il dialogo può continuare”. La seconda carica dello Stato fa appena in tempo ad acconsentire. Si alza il Dem Mirabelli, ricordando che l’aula ha già votato e calendarizzato il testo: “Basta giochini e furbizie, è evidente che si voleva affossare il provvedimento, confrontiamoci in aula”. Si sgola Pietro Grasso: “Siamo a questo punto e dovremmo tornare indietro? Non lo consenta”. La Russa e Bernini sottolineano le urla: “Non lo sentiamo, è un fatto acustico, non politico.”. La capogruppo azzurra rilancia: “Siamo per la mediazione non per l’ostruzionismo”. La Cinquestelle Majorino si dice “esaperata”, denuncia i buuuh della destra. In gioco c’è una norma contro l’odio, ma gli animi non sono sereni. Casellati cerca di spiegare che aveva già convocato la capigruppo “nella chat parlamentare”, ovvero con prassi inedita. Poi si scoccia. “Gli Europei li abbiamo già vinti, non voglio un clima da stadio”.

C’è un punto politico: il renziano Faraone e l’Autonomista Unterberger chiedono un surplus di mediazione. “Troviamo una soluzione – dice la seconda – Magari rinunciando a una parola ma non a un concetto. E’ un avvertimento, anche se nella capigruppo non verrà portato fino in fondo.  Non si discute del calendario (che non cambia), bensì dei termini per gli emendamenti. Scadranno martedì prossimo alle 12, (il centrodestra chiedeva mercoledì, poca differenza) ma si sospenderà subito per l’arrivo del Sostegni-bis, mentre la discussione generale si apre domani ma si interromperà subito per il voto sul cda Rai. La strada è lunga e trafficata: a Palazzo Madama sono in arrivo i decreti Semplificazioni e Reclutamento. Si spera di farcela prima della pausa estiva, per non rimandare a settembre, salvo inciampi per assenze o voti segreti. I M5S spingono per accelerare i tempi. La capogruppo Dem Malpezzi sigilla la giornata con ottimismo: “Il voto sulle pregiudiziali dimostra che la maggioranza per approvare il ddl Zan c’è, avanti per estendere i diritti”.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia