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Conte e Grillo trovano l’accordo: rinunciano a tutto ma non al potere

DiRed Viper News Manager

Lug 13, 2021

Il professor Luciano Canfora, vecchio marxista colto ed esperto di politica, una quindicina di giorni fa, quando lo scontro tra Grillo e Conte era oltre l’arma bianca, disse – in un intervista a questo giornale – con audace tranquillità: “Si metteranno d’accordo, state tranquille; i 5 stelle sono guappi di cartone ma non sono scemi”. Spiegò, Canfora, che una scissione avrebbe comportato una incredibile perdita di forza e di potere, e che questo i 5 Stelle non lo avrebbero mai accettato.

A noi comuni mortali sembrò la provocazione di un intellettuale sempre anticonformista (da circa mezzo secolo, forse un po’ di più….), invece era la lucida analisi di un dottore della politica. Ragionava Canfora: se A più B fa sempre C, farà C anche questa volta. C come compromesso. E sebbene tutto facesse pensare a uno scontro non più conciliabile, specie dopo gli insulti sanguinosi scambiati tra Grillo e Conte e anche tra Conte (via Travaglio) e Grillo, Canfora, con scientifica certezza, annunciava quello che da ieri è l’inaspettata realtà: Conte e Grillo son la stessa cosa. La pace è fatta. È stupefacente leggere i comunicati ufficiali e anche gli articoli del Fatto Quotidiano (che in questi giorni ha assunto il compito di organo ufficiale del contismo) perché annunciano con gioia la pace e non sono assolutamente in grado di spiegare né su cosa fosse lo scontro, né su cosa è stata la pace, né cosa si intenda per nuovo corso cinquestellino, né quali siano i famosi valori da difendere, né chi sia chiamato a difenderli, né come debba poi funzionare questo partito del quale Conte sarà presidente e Grillo garante.

In politica è una novità assoluta: si fa un accordo politico senza nessun contenuto politico. E addirittura senza neppure tentare di usare un po’ di retorica spicciola per fingere un programma politico. Vedete quanto aveva ragione Canfora? L’accordo è su un tema semplicissimo: la necessità di non compiere passi che possano in qualche modo pregiudicare il peso di 5 Stelle nella divisione del potere politico. Naturalmente in parte è sempre stato così in politica. Nessuno può pensare che nelle battaglie epiche degli anni e dei decenni scorsi, e in quelle di ancora prima, non ci fosse sempre un elemento chiave come è il potere, la sua conquista, il suo mantenimento, la sua spartizione. Però non c’era solo quello: c’erano idee, programmi, interessi di massa o di classe. La novità ora sta nella scomparsa, nel dna di un partito di massa, di qualunque altro elemento che non sia il potere. Voi potete solo immaginare che Conte abbia un programma politico o dei valori di riferimento? E voi avete capito quali possano essere invece i valori di Grillo, passato dall’andate-tutti-affanculo, all’appoggio al moderatissimo governo Draghi? Chiaro che no. Non preoccupatevi, non è una vostra difficoltà a comprendere, è semplicemente la realtà dei fatti cruda cruda.

È un problema questo, nello scenario politico italiano? Lo è perché introduce un elemento innaturale nella battaglia politica. Lo scontro tra destra e sinistra, nonostante le gigantesche trasformazioni che ha subito la società in questi anni e i relativi cambiamenti nelle ideologie di base dei partiti politici, è ancora uno scontro abbastanza chiaro. Lo è un po’ ovunque, a partire dal paese “vetrina” della politica moderna, dico gli Stati Uniti. Forse qualcuno ha difficoltà a vedere le differenze di orientamento generale tra Trump e Biden? Che poi queste differenze subiscano delle vere e proprie metamorfosi per via dei ribaltamenti che stanno avvenendo in economia e soprattutto nelle dinamiche sociali – pensate solo alle novità che comportano, nel rapporto tra Stato ed economia, fenomeni come quello delle migrazioni di massa, o quello delle malattie, o la grande questione energetica…- è evidente, ma questo non cambia la sostanza della contrapposizione politica tra “egualitaristi” – diciamo così – e cultori della “concorrenza e del merito”.

Bene: in questa battaglia come si collocano i 5 Stelle? Scusate se adopero una categoria che in politica ha poco senso, ma la uso solo a titolo esemplificativo: una forza totalmente amorale, come i 5 Stelle -, cioè priva di qualunque ancoraggio a una visione, o a una fede, o a una gerarchia etica, o a una ideologia – come può collocarsi nel gioco politico? Semplicemente non si colloca: lo fa impazzire. Fa saltare tutte le regole e in questo modo mina quella che in politologia si chiama la tenuta democratica. Magari è un bene, penserà qualcuno, perché è un elemento di discontinuità: però è pericolosissimo. Avete presente cosa succede a un tavolo di poker quando a tre giocatori esperti si accompagna un nuovo giocatore privo di qualunque conoscenza del gioco? Salta tutto, la partita diventa impossibile.
Così avviene in Italia. Partiti politici poco morali e molto attaccati al potere (quelli di destra e quelli di sinistra) si trovano spiazzati dalla comparsa di un terzo incomodo del tutto privo di moralità di base e legato al cento per cento dall’attrazione del potere. È una novità imprevista, non calcolabile.

Avete presente quando i 5 Stelle si presentavano come una forza né di destra né di sinistra? Che cosa intendevano? Esattamente quello che ora è evidente: volevano essere una forza politica estranea alla politica e interna solo al potere e alle sue dinamiche. C’è una sola possibilità di sterilizzare questo germe distruttivo. Isolarlo. Se lo isoli, alla lunga si dissolve. È il destino segnato del qualunquismo. Se invece, a turno, destra e sinistra pensano di utilizzarlo, come hanno fatto Lega e Pd, il rischio è davvero lo spappolamento del gioco democratico. A chi conviene? A tutti coloro che puntano sulla sterilizzazione del potere democratico. Per esempio? Magistratura, economia nera o criminale, grandi corporazioni, settori estremi della Finanza.

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