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Oggi tavolo tecnico sulla Variante Delta. “A giorni sarà dominante”

La variante Delta continua ad avanzare tra i casi di Covid in Italia. Oggi si riunirà il tavolo tecnico del ministero della Salute che è impegnato per la definizione dei parametri che servono a stabilire la posizione delle regioni rispetto ai profili di rischio, alla luce della variante Delta. Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, a Radio24 è preoccupato per l’aumento dei contagi. A Radio24 ha dichiarato: “Bellissimo vedere la gente nelle piazze ma inevitabilmente vedremo salire i contagi […] La variante Delta – sottolinea – si diffonderà e diventerà dominante prima del previsto”. A sottolineare la gravità della situazione è stato anche Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, ospite di ‘Agorà’ su Rai Tre. “La variante Delta è ad un passo dal diventare resistente ai vaccini quindi meno si trasmette e meglio è. Penso che bisognerebbe combinare la campagna vaccinale e allo stesso tempo rafforzare la nostra capacità di tracciamento”.

Tra le questioni che – secondo quanto si è appreso – il gruppo di lavoro del ministero della Salute (composto, tra gli altri, da tecnici del dicastero e Istituto Superiore di Sanità) potrebbe presto prendere in esame, c’è la definizione di un numero minimo di tamponi settimanali: si tratta di un indicatore decisionale di cui si era parlato nelle scorse settimane ma che non era stato ancora precisato. Nello specifico, per la zona bianca potrebbero essere richiesti almeno 150 test ogni 100mila abitanti. In questo computo, tra le proposte, c’è quella di inserire anche i test che vengono effettuati per lo screening, dunque per il tracciamento.
Altre ipotesi, che dovranno essere vagliate dagli esperti, riguardano il cosiddetto Rt ospedaliero, vale a dire il tasso occupazione dei posti letto: al momento la soglia minima di rischio è uguale o inferiore al 40% per i posti letto in area medica e al 30% per la terapia intensiva, ma potrebbe passare rispettivamente al 30% e al 20%. Questo parametro non è finora contemplato in zona bianca ma viene attualmente valutato a partire dalla zona gialla.

Oltre alle previsioni sull’occupazione ospedaliera, ci sono altri nodi da sciogliere che riguardano l’incidenza dei contagi (il cosiddetto ‘Rt sintomatico’), finora indicatore determinante per il passaggio di colore tra le varie regioni: la regola in vigore da metà maggio prevede che con l’incidenza inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti per tre settimane consecutive si va in zona bianca. La domanda che alcuni esperti si pongono è come quest’ultimo indicatore vada ad interferire nelle prossime settimane con gli altri parametri. Resta fermo il punto secondo cui la permanenza della regione in una fascia di rischio più alta non debba essere inferiore a due settimane, anche se i parametri dovessero rientrare al di sotto dei valori soglia. Le questioni non saranno risolte subito, ma appare chiaro che se dovesse esserci un testo definitivo nelle prossime settimane, questo costituirà la base per un provvedimento o un atto formale.

Il lavoro dei tecnici non interferirà al momento con le valutazioni del prossimo monitoraggio della cabina di regia di venerdì prossimo. Ma se la curva dei contagi dovesse continuare a risalire alimentando i numeri dell’incidenza, nelle prossime settimane, verso agosto, alcune regioni potrebbero rischiare di finire in zona gialla. Per scongiurare il rischio di chiusure in piena estate, da tempo alcuni governatori, come il ligure Giovanni Toti, chiedono di prendere in considerazione – come parametro determinante – l’attuale Rt ospedaliero, con le strutture sanitarie alleggerite per il calo dei casi gravi e l’avanzare delle vaccinazioni: in tutta Italia al momento ci sono 161 persone in terapia intensiva, con soli 6 ingressi nelle ultime 24 ore, e 1.134 ricoverati nei reparti ordinari, in calo di 13 unità rispetto al giorno precedente.

Sileri, in una intervista a “La Stampa” ha spiegato che il cammino vincente dell’Italia agli Europei ha accelerato la diffusione della variante Delta nel nostro Paese: “Troppi assembramenti senza mascherina nelle piazze italiane. Entro dieci giorni questa mutazione del virus diventerà prevalente, superando quella inglese”. Nonostante ciò, ha assicurato Sileri, “non c’e’ bisogno di ripristinare l’obbligo di mascherina all’aperto, ma vanno rafforzati i controlli in caso di assembramenti. Serve una costante opera di vigilanza, vanno potenziati i controlli nei luoghi della movida, perchè dove non si mantengono le distanze si deve indossare la mascherina, questa è la regola, altrimenti devono scattare le sanzioni”. Quindi non c’e’ bisogno di rivedere le regole, tenendo conto delle proiezioni sulla crescita dei contagi: “Per ora non credo. Sappiamo che l’evoluzione sarà simile a quella che abbiamo visto in Gran Bretagna: entro fine mese i contagi saranno 3 o 4 volte quelli attuali e durante l’estate continueranno a crescere. Ma, dall’altra parte, aumenteranno progressivamente i cittadini vaccinati con doppia dose, a settembre saremo intorno al 70-75 per cento di immunizzati”. 

Il sottosegretario ha affermato che non si può escludere che ci sia “qualche passo indietro, con cambi di colore di alcune Regioni e istituzione di zone rosse a livello locale”. “Dovremo, però, fare riferimento al numero di ricoveri, più che a quello dei contagi. Questo perchè l’età media dei nuovi positivi si abbassa e i giovani si ammalano di Covid in forma lieve. Ad oggi abbiamo il 2 per cento dei posti occupati nei reparti di terapia intensiva, grazie alle vaccinazioni in autunno non succederà quello che è avvenuto un anno fa” ha osservato Sileri. 

Anche Fabio Ciciliano, medico che opera nella Protezione Civile ed è nel Comitato tecnico scientifico, ha sottolineato come, con l’aumento dei contagi da variante Delta, vi sia il concreto rischio che alcune regioni cambino colore. “Con l’aumento della circolazione virale, soprattutto della variante Delta, a cui potrebbe seguire un sensibile incremento dei casi e, quindi, dell’incidenza potremmo trovarci nuovamente in situazioni di aumentato rischio con il passaggio di qualche Regione dal bianco al giallo o arancione, con l’adozione delle conseguenti misure di contenimento previste dalla norma attualmente in vigore” ha spiegato. Nell’ultima settimana, “in 11 Regioni, si è registrato un incremento nel numero dei casi rispetto a quella precedente”. Rispetto al sistema della classificazione delle Regione con i colori e le conseguenti limitazioni, appare necessario, secondo Ciciliano, “iniziare a ragionare su una sempre maggiore considerazione dell’impatto dei soggetti ammalati sui sistemi sanitari regionali anziché basarci sul numero dei semplici casi positivi rilevati”.

Secondo Ciciliano, il Paese potrebbe essere costretto a nuove chiusure. “I ragazzi hanno dimostrato grande responsabilità rispettando il lockdown e accettando la didattica a distanza, ma ora il Paese potrebbe essere costretto a nuove chiusure per proteggere i 2,5 milioni di over 60 non vaccinati: saranno coloro che, a settembre e ottobre, potrebbero intasare gli ospedali, impattando gravemente sui sistemi sanitari delle Regioni” ha commentato. Per questo ha lanciato un messaggio proprio agli over 60 che non vogliono vaccinarsi. “Queste persone, tranne alcuni casi residuali legati a singoli problemi di salute, non vogliono vaccinarsi – ha sottolineato – anche la moral suasion, forte, che si sta tentando di fare, non sta funzionando come speravamo. Eppure la mortalità tra i non vaccinati al 97% colpisce proprio gli over 65. Chiediamo, giustamente, senso di responsabilità da parte dei giovani; ora sarebbe giusto pretenderlo anche da queste persone meno giovani”. 

Sulla pericolosità dell’aumento dei contagi dovuto alla variante Delta si è espresso anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma. “C’è′ una realtà epidemiologica con cui dobbiamo fare i conti
L’aumento dei contagi e i rischi della variante Delta sono sotto gli occhi di tutto. Ci sono focolai anche in Italia e tutto lascia intendere che questa variante stia diventando dominate con grande velocità” ha affermato. Secondo il virologo i festeggiamenti per la vittoria agli Europei hanno solo peggiorato una situazione già di per sé grave. “La vittoria degli Europei è un evento fantastico ma è certo che quello che si è visto nelle piazze con i festeggiamenti è l’apoteosi della trasmissione del virus. La cosa migliore per aumentare la sua trasmissibilità” ha commentato. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia