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Marlon Brando, Alain Delon e quel mitico cappotto cammello

Marlon Brando e Alain Delon

Nella storia del cinema ci sono battute, oggetti e vestiti che si trasformano in simboli. Il 1972 è l’anno del cappotto cammello che diventa icona di stile e di maledettismo. In verità i cappotti sono due. Come i due attori che lo indossano in due diversi film. Marlon Brando e Alain Delon. E c’è un filo che li lega. Dopo il successo de “Il Conformista”, a soli 30 anni Bernardo Bertolucci si è ormai affermato come uno dei registi più interessanti del cinema europeo. Ma il maestro di Parma è molto ambizioso e tra le mani ha una storia che scotta e lo renderà celebre in tutto il mondo: insieme all’amico Franco “Kim” Arcalli ha infatti scritto la sceneggiatura di “Ultimo tango a Parigi”. Un film che oggi è storia. 

Quando viene il momento di scegliere i due protagonisti per questo racconto di amor fou, Bertolucci punta subito su Jean Louis Trintignant e Dominique Sanda, già interpreti de “Il Conformista”. Rifiutano entrambi, Trintignant a malincuore perché il progetto gli piace ma non se la sente di girare le scene di nudo. Si pensa allora alle due star del cinema francese. Uno è Jean Paul Belmondo, volto di quella “nouvelle vague” di cui Bertolucci è innamorato. Belmondo però rifiuta in malo modo, dicendo di non voler girare film pornografici. L’altro è Alain Delon. Anche lui rifiuta la la parte perché non gli viene concesso di partecipare alla produzione. Ma c’è di più. Delon ha infatti raccontato più volte di essere stato proprio lui a consigliare a Bertolucci di provare con Marlon Brando. “Prendi Brando, è perfetto per quella parte”. Verità? Spacconata? Chissà, nessuno l’ha mai smentito. 

Convinto Brando, non senza difficoltà perché il grande attore è in crisi e non azzecca un film buono da anni, Bertolucci lo incontra più volte. Intorno alla primavera del 1972 si danno appuntamento in una vecchia sala da ballo parigina per girare. Brando è arrivato molto presto da Los Angeles e si è mezzo addormentato su una sedia del guardaroba. Quando arriva il regista, molto emozionato, iniziano a chiacchierare. Poi all’improvviso salta fuori una sarta con un bel cappotto cammello monopetto. Cappotto che sarebbe di Bertolucci. Ma Brando lo vuole provare e decide che lo indosserà per (quasi) tutto il film. E quando nella prima inquadratura di Ultimo tango a Parigi la camera in movimento riprende la non più giovane star di Hollywood, spettinata, con lo sguardo disperato mentre si porta le mani alle orecchie al passaggio del metrò sopra al Pont de Bir-Hakeim nel lussuoso quartiere di Passy, be’ la scelta si rivela azzeccata. E quel cappotto, insieme a tutto il resto, entra nella leggenda.

Nel 1972 al cinema esce però un altro film importante che fa ottimi incassi ma oggi è un po’ dimenticato, come del resto il suo regista, Valerio Zurlini. Che è stato invece un eccellente direttore di attori e inventore di storie. Basti pensare a “Estate violenta” e a “La ragazza con la valigia” che si possono ri-ammirare sulla piattaforma streaming di Amazon. Ma il film in questione è “La prima notte di quiete”, ambientato in una cupa Rimini invernale. Protagonista è Alain Delon. Interpreta un professore di italiano, Daniele Dominici, supplente in un liceo che si innamora di una studentessa. Il film si apre con Delon che cammina lungo la spiaggia, il mare in tempesta, sotto le note dolenti di Mario Nascimbene. Anche lui indossa un cappotto cammello, questa volta a doppio petto. E come è successo per “Ultimo tango a Parigi”, il cappotto appartiene al regista che lo cede all’attore all’inizio delle riprese. E anche in questo caso non ci sarà scelta più giusta.

Alain Delon e Lea Massari sul set de Maria Schneider e Marlon Brando sul set di

Articolo proveniente da Huffington Post Italia