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M5s, la partita con Conte finisce in pareggio ma Grillo vince ai rigori

ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Giuseppe Conte non è riuscito a sbarazzarsi di Beppe Grillo. La diarchia, che l’ex premier avrebbe voluto evitare a tutti i costi, nei fatti si è realizzata. Il Garante mantiene infatti i poteri che aveva prima scegliendo i componenti del Consiglio di garanzia e del collegio dei probiviri che all’interno del Movimento 5 Stelle hanno un peso rilevante. Basti pensare che hanno la facoltà di scegliere chi espellere dal mondo pentastellato, nel caso di condotte contrarie al regolamento. Lo stesso Presidente M5s può essere defenestrato su volere del Garante e degli organi di garanzia da lui e solo da lui nominati.

Inoltre il Garante è “custode dei principi e dei valori dell’azione politica”, trapela da chi ha visionato il nuovo Statuto. Quanto basta per lasciare al fondatore M5s ampi spazi di manovra riguardo le scelte politiche che spettano al presidente, quindi a Conte. Tra l’altro già nel precedente Statuto, quello redatto nel 2017 quando fu scelto Luigi Di Maio capo politico, all’articolo 8 si leggeva che il Garante era “il custode dei valori fondamentali dell’azione politica dell’associazione”. A dimostrazione che è stato riscritto uno Statuto per poi in fondo cambiare poco o niente nonostante i nove giorni di trattative portate avanti dai sette saggi e nonostante lo strappo di Conte in una conferenza stampa durante la quale aveva detto che non avrebbe accettato una diarchia in convivenza con Grillo.

Fonti interne chiariscono in cosa consisterà il ruolo del presidente sul piano delle scelte politiche. Questione fondamentale per capire il nuovo corso M5s e che margini di manovra avrà Conte. Un esempio fra tutti e imminente riguarda il tema della giustizia, la cui idea dell’ex premier come si è visto è opposta a quella di Grillo e ora i parlamentari sono in ansia perché non sanno che atteggiamento assumeranno i vertici nei riguardi del governo. Intanto se prima si chiamava Capo politico, non appena ci sarà il voto online questa stessa figura si chiamerà ‘Presidente’. E come si apprende da fonti vicine all’ex premier sarà “l’unico titolare e responsabile della determinazione e dell’attuazione dell’indirizzo politico del Movimento 5 Stelle”. È pur vero però che sarà affiancato da una segreteria politica che Conte sceglierà in prima persona, punto a suo favore, ma sui cui Grillo difficilmente non sarà consultato. Anche perché se la linea politica dovesse essere difforme ai principi del Movimento, il Garante potrà in un qualsiasi momento intervenire e influenzare l’andamento delle scelte perché dal Consiglio di Garanzia passano le regole d’ingaggio e ogni tipo di candidatura.

Già in passato il Capo politico aveva il compito di mantenere l’unità dell’indirizzo politico del Movimento 5 Stelle coordinandosi con gli eletti del M5S, con i capigruppo parlamentari e con i membri grillini del governo. È chiaro che mentre Di Maio nel 2017 era strettamente legato a Grillo, e pur avendone la libertà difficilmente avrebbe preso una decisione contraria al volere del Garante o senza averlo consultato, anche per il rapporto personale che intercorre tra loro, ora non si può dire la stessa cosa di Conte. Quindi non è affatto detto che la convivenza tra l’ex premier e il Garante sarà facile, ma Grillo avrà pur sempre il potere di cacciarlo quando e se vorrà.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia