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Lello Arena: “Troisi, il mio più caro amico. Ci litigai, ma facemmo pace. Ho il rammarico di averlo lasciato solo”

MILAN, ITALY - JUNE 02: Lello Arena attends Che Tempo Che Fa Tv Show on June 02, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Stefania D'Alessandro/Getty Images)

“Ho fatto le magistrali e siccome il problema era trovare lavoro, dopo qualche mese di inutili domande a vari istituti scolastici, mi recai un po’ incacchiato al provveditorato e dissi: scusate, ci diplomiamo maestri e poi non troviamo posto nemmeno come supplenti”. Comincia così la lunga intervista che Lello Arena concede al Corriere della Sera. Un racconto pieno di vita e di aneddoti, fra i quali il suo esordio come maestro di un circo itinerante, dove ben presto si ritrova a fare anche sketch negli intervalli..

“Avevo davvero bisogno di portare i soldi a casa e, per dare un senso alla mia idea di didattica, mi sono messo all’opera. D’altronde il mondo del circo mi piaceva moltissimo”.

Fra i suoi ricordi certamente il più vivido è quello che lo lega a Massimo Troisi:

“Il mio più caro amico, una persona sensibile, delicata, una bella mente. Nelle sceneggiature lui mi assegnava il ruolo e poi ci lavoravamo assieme, con lui era un gioco continuo…. Sì, ci fu un periodo di rottura sul set di un film “Le vie del Signore sono finite”. Negli anni seguenti, tra una telefonata e l’altra, ci riconciliammo e ho un rammarico: averlo lasciato troppo solo”.

Con lui e De Caro la fortunata esperienza de La Smorfia:

“La nostra prima formazione si chiamava I Saraceni, ma quando venimmo a Roma, ci consigliarono di cambiare il nome. Ce ne voleva uno meno localizzato, più nazionale e legato al nostro mestiere. Nel lavoro dell’attore la mimica facciale è fondamentale, da qui La Smorfia. Ci divertivamo da matti: io ero il più brutto e giocavo sulla mia diversità. Enzo, il più bello: a teatro le prime file erano gremite dalle signorine che venivano per lui”

Un personaggio che sogna di interpretare?

“Ce n’è uno che mi perseguita, anzi due. Ogni anno mi propongono di interpretare Falstaff, dicendo “sei perfetto!”, perché non c’è nemmeno bisogno di mettermi la pancia finta, ce l’ho di mio. E poi, quando vado a Napoli per le feste natalizie, i ragazzini mi scambiano per Babbo Natale, avendo capelli e barba bianca. Mi rimproverano perché l’anno prima avevano chiesto il trenino e gli è arrivata la bici…”.

“La mia passione per la recitazione”, spiega Lello Arena “forse nasce dal fatto che mi prendevano in giro i compagni di scuola. Prima di tutto per il mio cognome: Arena significa sabbia, e mi avevano soprannominato Lello Sabbia…”. Poi ammette:

“Poi, per il mio strabismo, mi chiamavano “occhiestuorte”. Pian piano, la mia è stata una reazione, recitavo un ruolo, lo strabismo un marchio di fabbrica, una piccola diversità che mi ha reso riconoscibile al futuro pubblico… Ma la volta che mi spinsero giù dalle scale non recitavo…”.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia