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Le dieci cose che ricorderemo di Euro 2020

DiRed Viper News Manager

Lug 12, 2021

È tutto da ricordare, e da incornicia, soprattutto per l’Italia e per gli italiani, questo Euro 2020 con il trabocchetto già nel nome. Doveva giocarsi l’anno scorso: è stato rinviato di un anno, per la pandemia da coronavirus, ma senza un nuovo battezzo. È stato un mese di emozioni forti, partite itineranti e Paesi coinvolti, ritorni allo stadio emozionanti dopo le fasi più dure dell’emergenza covid-19, sorprese clamorose.

24 nazionali, sei gironi. L’Italia ha vinto il suo secondo Campionato Europeo 53 anni dopo il primo (1968): è l’intervallo di tempo più lungo tra due titoli nella storia della competizione. In questo torneo sono stati segnati 142 gol – più di qualsiasi altra fase finale EURO – con una media di 2,78 gol a partita (anche questo un record). Miglior giocatore Gigio Donnarumma, 22 anni.

Il format

Euro 2020 si è giocato nel 2021, e tutti sappiamo perché. E si è giocato in 11 città distinte. Quella inaugurale all’Olimpico di Roma, quella finale a Wembley a Londra. Un format speciale in occasione del 60esimo anniversario dalla nascita del torneo. Oltre a diventare un problema per le Selezioni che hanno dovuto viaggiare da una partita all’altra, il format non ha convinto neanche l’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Dovrei divertirmi a guardare il contagio avvenire davanti ai miei occhi? La pandemia covid19 non si prende una pausa stasera. La variante Delta approfitterà di persone non vaccinate, in ambienti affollati, senza mascherine, che urlano/gridano/cantano. Devastante”, ha postato sui social Maria van Kerkhove, responsabile tecnico dell’Oms. Il presidente dell’UEFA Aleksander Ceferin ha comunque bocciato senza appello il format.

Gli autogol

Mai così tanti autogol in un’edizione degli Europei: 11 in tutto. La prima rete della competizione è stata un autogol, di Merih Demiral, contro l’Italia, allo Stadio Olimpico. L’ultima è stata quella di Simon Kjaer in semifinale, Danimarca-Inghilterra. Nelle 15 edizioni precedenti il bilancio totale raggiungeva complessivamente appena nove autogol in tutto. Una strage.

Eriksen

Copenaghen. Alle 18:42 dello scorso 12 giugno, seconda giornata degli Europei di calcio, esordio per la Danimarca, il mondo si ferma e prega per Christian Eriksen. Il numero 10 della Danimarca e centrocampista dell’Inter crolla privo di sensi in campo, colpito da un arresto cardiaco, nella partita inaugurale contro la Finlandia. L’atleta viene soccorso. Il capitano danese Kjaer è il primo a intervenire. Mentre i sanitari utilizzano anche  un defibrillatore i compagni di squadra fanno un muro intorno al calciatore per proteggerlo dalle telecamere. Pochi minuti dopo l’atleta viene trasportato fuori dal campo e arrivano anche le prime notizie confortanti. Eriksen è stato operato e gli è stato impiantato un Icd. Ancora incerto il futuro della sua carriera ma a un mese dal malore sta bene.

Black Lives Matter

In ginocchio o no? Il dilemma della Nazionale italiana non è stato solo della Nazionale italiana. Si è scatenato comunque un vero e proprio dibattito intorno al gesto, nato nel 2016 nel football americano contro le violenze della polizia statunitense sugli afroamericani. È diventato un simbolo del movimento Black Lives Matter e più in generale della lotta al razzismo. Anche il calcio ha adottato il cosiddetto “kneeling”. La Premier League per esempio. Tutto il dibattito è stato strumentalizzato a fini politici, con quelli italiani che hanno dato il meglio anche a questo giro, tirando in ballo il famigerato “pensierounico”. E quindi: “Non è inginocchiandosi che si risolve il problema del razzismo”. Ma dai?

Schick

Pronti e via, e alla prima partita utile, Repubblica Ceca-Scozia, Patrick Schick ha segnato un goal da centrocampo contro i padroni di casa a Glasgow. Una parabola straordinaria da 45,5 metri. Hanno fatto il giro del mondo le immagini della rete e del portiere scozzese Marshall che è finito rovinosamente impigliato nella stessa rete. Che pena. Quello dell’attaccante ex Roma, che ha chiuso con 5 goal, capocannoniere alla pari di Cristiano Ronaldo, è uno goal tra i più belli non di questo Europeo ma della storia degli Europei.

Paracadute

Voleva protestare contro le stragi ambientali e climatiche e ha rischiato di combinare lui una strage. Un attivista di Greenpace ha provato a planare con un paracadute sul terreno di gioco dell’Allianz Arena a Monaco di Baviera. È successo poco dopo il fischio d’inizio di Francia-Germania. L’attivista si è impigliato nella Spider Cam, ha perso il controllo del paracadute e con l’elica posizionata sulla schiena ha ferito alcune persone. Arrestato.

Goal!

Due esultanze su tutte in questo mese di goal. Delirio puro firmato Fiola che dopo aver segnato il goal del vantaggio dell’Ungheria contro la Francia, si è diretto a bordo campo e con una manata aggressiva ha buttato all’aria diversi oggetti dalla scrivania sulla quale stava lavorando una giornalista. Il tutto in una Puskas Arena stracolma all’inverosimile e in estasi per un risultato storico, inimmaginabile. È stata invece un’apoteosi in differita quella della Svizzera: il portiere Sommer ha parato il rigore di Kylian Mbappé regalando il momento più alto nella storia calcistica elvetica e la qualificazione ai quarti di finale ai suoi. La sua esultanza è stata però posticipata di qualche secondo, con tutto lo staff svizzero già in campo che si è fermato anche lui prima di abbracciare il portiere. Sommer si voleva assicurare che tutto fosse regolare. Non ci poteva credere.

Luis Enrique

Luis Enrique ha allenato una Spagna tormentata dai giornalisti per i risultati e per il gioco e per le occasioni e per le formazioni per un mese intero. È uscito in semifinale giocando una partita stratosferica, che ha fatto vedere un futuro possibile per una Nazionale tormentata dai fasti degli ultimi anni – due Europei e un Mondiale tra il 2008 e il 2012. Luis Enrique ha accettato la sconfitta, fatto i complimenti all’Italia e confidato: “Sono stanco di vedere bambini che piangono, non so perché lo fanno. Bisogna iniziare a gestire una sconfitta, congratularti con il tuo avversario e insegnare ai più piccoli che non bisogna piangere. Devi alzarti e fare i complimenti a chi ti ha battuto”. L’allenatore è riuscito a ripartire dopo la morte della figlia, a soli nove anni, per un tumore alle ossa. E ha dato un futuro alla Spagna.

Wembley

Un pestaggio furioso che era stato raccontato in Italia come il pestaggio di alcuni tifosi italiani per mano di tifosi inglesi, in occasione della finale della competizione. In realtà, è stato chiarito, il video diventato virale mostra supporter paganti che provano a respingere altri che avevano forzato gli ingressi per entrare allo stadio per Italia-Inghilterra. La polizia non ha parlato di violenze tra le due tifoserie ne lo hanno fatto i giornali inglesi. Perché, com’è stato chiarito, non si è trattato di quello.

Italian job

L’Italia di Roberto Mancini non è stato solo un capolavoro ma è stata anche un’idea chic, trendy, catchy, a tratti anche freak, un po’ trash pure, ma insomma sempre fashionable. Dallo show in prima tv su Rai1 prima della competizione alle canzoni neomelodiche napoletane, dalla forza bruta del Capitano Chiellini al “tiraggir” di Lorenzo Insigne, dalla classe di Roberto Mancini all’eleganza di Alberico Evani, dal laconico Daniele De Rossi all’emozionante Gianluca Vialli, dalle Notti Magiche dei gironi all’Olimpico di Roma fino all’esultanza del Capo dello Stato Mattarella. Che Italia.

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