• Dom. Set 19th, 2021

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La scuola come spazio di crescita psicologica

Il 9 luglio il presidente ISTAT Blangiardo ha presentato al Parlamento il suo Rapporto 2021 e in questo ambito ha detto cose importanti sul tema scuola e sui bisogni dei bambini e dei ragazzi.

Cito il Rapporto: “le indagini sottolineano la presenza di criticità particolari per i bambini più vulnerabili e/o con minori risorse a disposizione, con rischi di effetti significavi… l’interruzione della didattica in presenza già nel primo anno ha ridotto il rendimento per uno studente su quattro mentre si riscontrano fenomeni di irritabilità o nervosismo in quasi un bambino su tre, e casi di disturbi alimentari, del sonno e di paura del contagio in uno su dieci”.

Altri dati: circa uno studente su 10, tra primarie e secondarie, non ha seguito le lezioni, percentuale che diviene di uno su tre tra studenti con disabilità; la metà dei bambini e ragazzi sino a 14 anni hanno seguito le lezioni saltuariamente.

Il presidente ISTAT ha lanciato un vero e proprio appello: “È un tema, quello dell’istruzione, a cui si rende necessario riservare massima attenzione, sia per le immediate ricadute sulle capacità potenziali di crescita, sia perché fattore determinante per la riduzione delle disuguaglianze.” Aggiunge che l’impatto della situazione “rischia di essere negativo sia nel breve sia nel medio-lungo periodo, in assenza di politiche mirate al recupero… Non sono da escluderne analoghi effetti anche sullo sviluppo emotivo e comportamentale, in particolare dei più piccoli”.

Parole importanti, perché gli studi sull’apprendimento e sui fattori di sviluppo hanno da tempo mostrato che il contesto emotivo e relazionale condiziona – in positivo o in negativo – i processi di apprendimento.

La pandemia ha reso evidente a tutti ciò che la ricerca ci aveva già rivelato: che la scuola non è solo un luogo di trasmissione di contenuti ma è uno spazio psicologico cruciale per la crescita. Insomma non serve solo ad “imparare” delle nozioni, ma assolve ad un ruolo nella strutturazione complessiva del futuro adulto. Non solo c’è bisogno di capire questo – senza voler snaturare in alcun modo la missione della scuola, semmai volendola valorizzare ed aggiornare – ma c’è bisogno di dare alla scuola tutti gli strumenti utili a questo fine.

Tanto più che la scuola è l’unica grande agenzia di cui la società dispone per concorrere allo sviluppo dei suoi cittadini nelle prime e cruciali fasi della vita. Per non lasciare sole le famiglie nel loro ruolo centrale e non lasciare i ragazzi soli di fronte ad una società difficile da decifrare, ad una tecnologia sempre più pervasiva, potente ed invadente. Che richiede nuove consapevolezze e nuovi strumenti perché sia utile alla crescita e non il suo contrario.

Se la psiche è la bussola fondamentale con cui i bambini e i ragazzi imparano a leggere il mondo e se stessi, ad orientarsi e costruirsi, la sfida è quella di aiutare la psiche dei nostri ragazzi, sollecitata, strattonata, spesso confusa, da mille fonti e in mille modi, a divenire ancor più competente per la vita. Sempre più serve una psiche “forte”, consapevole, ben strutturata, per affrontare positivamente e serenamente le sfide della vita. Mentre invece si moltiplicano i segnali di fragilità, di smarrimento, di malessere, di dipendenza.

Per potenziare gli strumenti della scuola a questi fini le vie sono molte, a cominciare dalla rivalutazione del suo ruolo complesso, ben al di là di un parcheggio, di un “apparecchio” per imparare, di un distributore di “pezzi di carta”, di un luogo – pure importante – di esperienze e socializzazione.

Occorre fornire alla scuola competenze per l’ascolto dei ragazzi. Perché i bambini e i ragazzi “parlano”, sia quando riescono a farlo con le parole e le espressioni giuste, sia quando lo fanno in modi sbagliati o con la chiusura e il silenzio.

E oggi l’ascolto è fondamentale, se pensiamo ai disagi causati da questa interminabile emergenza, ai danni della perdita della scuola, ai vissuti dei bambini e ragazzi che hanno vissuto in famiglia 130 mila lutti e oltre 4 milioni di ricoveri e quarantene. Un disagio che condizionerà le capacità di apprendimento e la qualità dello sviluppo personale e relazionale per anni a venire.

La pandemia, tra le altre cose, ha reso possibile l’ampliamento delle attività di psicologia scolastica: da un terzo delle scuole si è passati a 7 scuole su 10 e gli interventi sono andati ben oltre lo “sportello” di ascolto e sostegno per i ragazzi, che ha assorbito un terzo del tempo, perché il 17% delle ore è stato speso per supporto alle famiglie e, importante novità, il 28% per supporto organizzativo alla scuola e il 22% al personale scolastico.

È evidente che, nello spirito degli obiettivi dello stesso PNRR, è ora fondamentale assicurare questa competenza in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Con l’obiettivo di aiutare il “sistema scuola” a riparare e ridurre le conseguenze della pandemia, promuovere la crescita e le risorse psicologiche, ad ascoltare in modo consapevole, a dare prime risposte, ad orientare i bisogni, a prevenire prima che ci sia bisogno di curare. È giusto che si rafforzino i servizi sanitari per la cura dei disturbi psichici e comportamentali di bambini e adolescenti ma pensare di intervenire solo a quel punto senza rafforzare la scuola è veramente miope – eticamente, scientificamente e finanziariamente – e destinato ad amplificare il divario sociale e le situazioni di abbandono. È come se avessimo affrontato la pandemia solo ampliando ospedali, senza misure di prevenzione e senza vaccini.

E non umiliamo la scuola con l’idea che ci sia sempre bisogno di task force esterne che “intervengono” sulla scuola, lo psicologo scolastico deve essere pensato come parte del “sistema”, come una risorsa della scuola, che lavora a fianco e a supporto dei suoi attori, come peraltro avviene in gran parte dei Paesi occidentali.

È troppo chiedere una scuola su misura dei bisogni dei ragazzi? Vogliamo ragazzi che sappiano assumersi le proprie responsabilità di fronte alla vita? Bene, cominciamo con fare scelte coerenti per valorizzare la scuola e dargli tutti gli strumenti che servono.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia