• Ven. Set 24th, 2021

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Green monkeys e sardine parlanti: futuro ecologico tra realtà e finzione (di M.P. Terrosi)

Monkey in the park follow the vegetation. Panamanian white-faced capuchin.

(di Maria Pia Terrosi)

Nel 1982 – ancora in clima post guerra fredda – i suoni prodotti da un banco di sardine furono scambiati dai sonar della marina svedese per il rumore del motore di un sottomarino russo. Si sfiorò l’incidente diplomatico con l’Urss per poi scoprire, molti anni dopo, che i misteriosi ticchettii, archiviati come segreto di stato dalla Svezia, in realtà erano prodotti da migliaia di aringhe che si scambiavano informazioni tramite impulsi sonori che avevano la stessa frequenza del rumore prodotto dalle eliche di un sottomarino. 

Quello sotto la superficie degli oceani per gli umani resta un mondo sconosciuto.

Uno studio recente ha stimato che nel mare vivono 2,2 milioni di specie di pesci – senza contare i miliardi di specie di batteri – e ne conosciamo meno del 10%.

“Un giorno rideremo delle certezze del nostro tempo come oggi ridiamo delle credenze del passato, quando si pensava che la Terra fosse piatta e il mare popolato solo da 74 specie di pesci. Nel frattempo circa il 91% delle specie marine rimangono sconosciute: miti da scrivere, pagine bianche su cui sognare. Nell’oscurità degli oceani nuotano le scoperte del futuro che aspettano solo i nostri sogni per esistere e farci credere alle loro leggende”. Lo scrive Bill Francois – giovane scienziato e divulgatore – nel suo libro “L’eloquenza delle sardine. Storie incredibili dal mondo sotto il mare” (Edizioni Corbaccio, 16,90 euro) nel quale fa parlare merluzzi, balene, capesante, sardine, coralli e cavallucci marini. Abitanti dei mari che insieme costruiscono un racconto dove la scienza si mischia con la storia ma anche con i miti, i sogni, le suggestioni, la visione del futuro.

Un universo sottomarino di seducente bellezza che ha moltissimo da raccontare ma ha anche molto da insegnare: ci aiuta a capire cosa succede sulla terra. Ed è un racconto che rovescia molte delle nostre certezze sul modo con cui pensiamo al mare: un universo tutt’altro che muto e silenzioso, ma attraversato da comunicazioni profonde, dall’espressione di rituali sociali e dalle emozioni dei suoi abitanti. Ma soprattutto un mondo che ha molte dinamiche da cui potremmo trarre ispirazione per imparare ad agire meglio sulla terraferma.

D’altronde già in passato il mondo terrestre e quello sottomarino erano considerati due facce della stessa medaglia. Secondo la leggenda dello specchio, citata nel libro, l’oceano era un mondo parallelo concepito come uno specchio della terra, dove veniva replicato tutto ciò che esisteva fuori dall’acqua. Una teoria che oggi è il caso di rovesciare secondo Bill Francois: “Oggi – è questa la nuova tendenza – il nostro mondo terrestre si ispira al mondo sottomarino cercando di assomigliargli. Come in uno specchio. L’evoluzione ha forgiato lo squalo martello milioni di anni prima del primo martello e la prima conchiglia di madreperla molto prima dei primi materiali compositi. Il nostro mondo sta diventando a poco a poco lo specchio degli oceani. Per esempio la lamiera ondulata dei nostri edifici è un’imitazione della struttura straordinariamente resistente delle conchiglie delle capesante. La fusoliera di molti veicoli si ispira alla forma idrodinamica dei pesci. I robot chirurgici imitano le attività flessibili dei tentacoli dei polpi”.

Non solo. Dal mare si potrebbe trarre ispirazione per molti comportamenti. Basti pensare che nell’ecosistema acquatico non ci sono rifiuti, né discariche. E le barriere coralline potrebbero offrire un esempio di come ottimizzare lo spazio nelle nostre città.

Se Bill Francois ci invita ad aprire gli occhi su una realtà che già esiste e dobbiamo imparare a capire meglio, è sul futuro che si sofferma il romanzo urban green di Mauro Garofalo, “Green Monkeys” (Mondadori 17,00 euro), un libro dedicato “a Greta Thunberg che ha dato inizio ai Fridays for Future, e ai ragazzi di tutto il mondo che uno alla volta costruiranno il futuro che sarà”.

Al centro del racconto la vita sulla Terra in un futuro collocato a fine secolo, ma in realtà al di fuori del tempo. Siamo all’indomani di un collasso socio-economico che ha imposto una rilettura del rapporto con la natura. In particolare del modello di abitare, delle città dove – e qui la realtà si confonde con la fantasia – è concentrata la maggioranza della popolazione.

“C’era stato un tempo in cui le metropoli erano aperte, le persone potevano camminare dove e quando volevano senza i posti di blocco e le telecamere che adesso invece sono disseminate ovunque”, scrive Garofalo. “Dopo l’era delle macchine e della tecnologia la popolazione mondiale aveva pagato un prezzo altissimo per l’inquinamento che aveva prodotto. La società degli uomini del resto aveva infranto un equilibrio millenario e il pianeta si era ribellato. Prima con le piogge acide poi con le epidemie che di fatto si ripetevano in maniera ciclica. Gli uomini avevano risposto come potevano con il controllo e la chiusura.”

Così il muro verde, la barriera di alberi alta 20 metri costruita intorno alla città – Chersom City – da elemento naturale in grado di proteggerla da inquinamento e catastrofi naturali era diventata un elemento divisivo. Da una parte, nella città, ci sono gli urbani. Dall’altra tutti quelli che ne restano fuori, i reietti, i selvatici come venivano chiamati in maniera dispregiativa. Sono le persone che non hanno accettato le regole della città, che non vogliono distruggere la natura ma piuttosto trovare un equilibrio.

Lo scontro – inevitabile – sarà tra quelli che considerano la natura come una risorsa da sfruttare al servizio della città e quelli invece – le Green Monkeys appunto – che sono disposti a tutto pur di difendere gli alberi e l’idea di una convivenza possibile tra la foresta e la città.

Un libro che chiama all’impegno, a prendersi cura della Terra. Le Green Monkeys ci pongono molte domande a cui dobbiamo rispondere. Ad esempio: che tipo di metropoli vogliamo costruire? Che rapporto con la natura pensiamo di ri-costruire? Il Muro Verde pensato per separare potrà trasformarsi in un momento di incontro?

Articolo proveniente da Huffington Post Italia