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Gigi Riva: “È una grande Italia, Mancini ha trovato il modo di giocare sempre in casa”

Gigi Riva

È entrato nel tabellino dei marcatori della finale del 1968 vinta all’Olimpico di Roma contro la Jugoslavia, l’unico trionfo azzurro prima di ieri negli Europei di calcio. E ancora oggi detiene il record di gol (35) nella storia della nazionale. Gigi Riva racconta ad HuffPost come ha seguito il trionfo dei ragazzi di Roberto Mancini.

Dopo 53 anni per l’Italia è arrivato il secondo Europeo. Come ha vissuto la partita?

È stata una bella sofferenza. Le difficoltà erano evidenti: lo stadio di Wembley quasi pieno e con il tifo tutto per l’Inghilterra. Diciamo che le condizioni non erano delle migliori per noi. Poi abbiamo preso subito quel gol. 

Con chi ha visto la finale?

Da solo. Ho sofferto da solo

In molti parlano di capolavoro di Mancini.

Be’ se pensiamo agli ultimi anni della nazionale, ha fatto davvero bene. Soprattutto nel dare continuità alla squadra. Non è un caso che questi ragazzi non perdono da più di 30 partite. E le dirò di più.

Prego.

Il fatto che Mancini si sia portato dietro tanti amici, penso agli abbracci con Gianluca Vialli per esempio, è stato un elemento decisivo. Con questa scelta l’allenatore ha fatto in modo di giocare sempre in casa. E ieri sera abbiamo visto quanto è servito.

C’è qualcuno che merita una menziona speciale?

Ma no, sono stati tutti fondamentali. Magari qualcuno ieri sera non è riuscito a esprimersi al meglio, ma nelle partite precedenti era stato decisivo. Il bello di questa squadra è che nessuno si è tirato indietro e nonostante la partenza negativa nella finale si è vista subito una gran voglia di vincere la partita e di portare a casa la coppa.

Se lo aspettava dopo 53 anni?

Ogni torneo, anche per le grandi squadre favorite, non è mai facile. Anzi, più si va avanti e le insidie saltano fuori. Ma ripeto, aver vinto a Wembley contro i padroni di casa che avevano dimostrato una certa forza vuol dire che la nazionale italiana è una gran squadra.

Durante la premiazione, il portiere Salvatore Sirigu ha sventolato la bandiera dei Quattro mori. Lei che è un simbolo del Cagliari e figlio adottivo della Sardegna cosa ha pensato?

Mi ha fatto molto piacere. Si vede che questi campioni, penso anche a Barella, non hanno dimenticato le loro radici e la loro terra.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia