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Borgo Pignano, il paradiso esiste

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Una partita non muterà l’amore britannico per l’Italia. Al di là della retorica, a cui ha attinto a piene mani il governo Johnson, le bellezze nel nostro Paese hanno stregato gli inglesi da sempre. Ed è grazie a sir Michael Moritz se in Toscana, con affaccio sulle colline e vista su Volterra, c’è, in un contesto storico e naturalistico un’eccellenza del turismo di lusso del nostro Paese, Borgo Pignano. Una cittadella a cui si arriva dalla strada principale e che, però, sbuca quasi dal nulla. E il medioevo si intreccia con la casa padronale del XVIII secolo e la chiesa romanica. A dominare è il silenzio, lontano da tutti, lontani anche dalla frenesia di se stessi. Ma se la storia accoglie quando si arriva, non si percepisce fino in fondo quel che c’è una volta entrati nella cittadella, restaurata totalmente. Sir Moritz e la moglie, Harriet Heyman, si innamorarono del luogo una ventina di anni fa. E da una villa diroccata e altre costruzioni in pietra da recuperare hanno ricavato con grandi investimenti le residenze di Villa Pignano, con 17 stanze comode, gradevoli, che conservano lo spirito del tempo della casa padronale, rigorosamente senza tv, e poi 10 maisonnettes (per complessive 19 stanze) e  quattro grandi ville.

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Certo, tutto in piccolo (ma nemmeno tanto perché la proprietà conta su oltre 300 ettari), ma in questo gioiello nel cuore della Toscana la transizione ecologica è già alle spalle. Siamo nell’autosostenibilità. “Siamo in un luogo totalmente ecosostenibile e autosufficiente per l’energia”, spiega Francesco Ascani, il Coo (Chief operating officer) del Borgo. Tutte le residenze sono state completamente restaurate e decorate utilizzando materiali e complementi ecocompatibili, la pietra locale e l’ardesia di recupero, con intonaci e vernici ecologiche. Ridotta a quasi nulla la presenza della plastica, all’interno del Borgo viene fornita in bottiglie di vetro acqua locale, naturale e frizzante. E, come dicevamo, il riscaldamento nelle stanze è garantito da grandi camini che utilizzano legna dei boschi circostanti oltre alla produzione di energia con i pannelli solari.

 

Stefano ScatÃ

Prima di entrare nella villa c’è un ordinatissimo prato inglese e da lì già si vede l’incanto della Toscana. A dominare è il silenzio, i tempi rallentati, la lettura davvero fine a se stessa e per se stessi. Anche quando si mette piede nella piscina (ultimo complemento di luoghi per fitness, welness e spiritualità) si ha la sensazione di un tempo sospeso, fermo, dominato dal silenzio, l’irreale nel reale.

 

HpStefano ScatÃ

Varcando l’ingresso della villa si entra in un club: biblioteca, biliardo, salotti per la lettura, ristorante, si esce dal ventunesimo secolo e si torna indietro di qualche secolo, così come quando si apre la finestra, la Toscana, per fortuna intatta, di oggi e di ieri. Borgo Pignano dà lavoro a circa 80 persone, quasi tutte residenti nelle zone limitrofe, non solo per l’ospitalità, ma anche per un altro degli aspetti a cui il proprietario e il Coo tengono moltissimo, la produzione agricola, sana: per ogni coltura si adottano metodi di conservazione naturali, senza chimica e nel rispetto dei cicli naturali. I piatti serviti dallo chef stellato di Borgo Pignano sono tutti realizzati con i prodotti dell’Azienda Agricola. Si producono farine biologiche per la preparazione di pane e pasta, cereali prodotti da semi di varietà antiche, oltre a uova, ortaggi e frutta, erbe aromatiche, olio d’oliva toscano spremuto a freddo, vino e miele. 

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E poi il vino. Il Food & Beverage responsabile di Borgo, Raffaele Pennetti, romano come anche il Coo, Ascani, va fiero del Rosé, in effetti di un livello di molto superiore alla media. E se ti metti a degustare, anche il Rosso del Guardia e il bianco vermentino prodotto da loro, sotto il pergolato che guarda il vigneto di Borgo, decidi che con quel fresco e quei sapori si può anche dormire lì. 

 

Stefano ScatÃ

Sir Moritz, sempre a dimostrazione del suo amore per l’Italia, da qualche tempo ha anche allestito una collezione di moto e auto d’epoca italiane. I collezionisti dovrebbero salire sin lassù, a cinquecento metri, solo per quello.

C’è anche molto altro, la possibilità di fare lunghe passeggiate a piedi e a cavallo, campi di calcetto, tennis e basket, rigorosamente fuori le mura, così come una piscina dedicata ai bambini. Ma il core è un altro, la quiete, il silenzio, la meditazione (a pochi chilometri c’è il teatro del Silenzio reso immortale da Andrea Bocelli, purtroppo con la nota stonata di un bar nei pressi che quel silenzio non rispetta). Due o tre giorni, saggezza e bellezza. 

Stefano ScatÃ

 

 

 

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia