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Grillo e Conte, accordo per disinnescare la bomba Giustizia

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La corsa all’annuncio è iniziata stamattina, alla vigilia dell’assemblea dei deputati e senatori M5s agguerriti contro la reintroduzione della prescrizione. Si è reso quindi necessario disinnescare questa bomba a orologeria, o almeno limitare i danni, e l’unico modo per provare a placare gli animi non poteva che essere sparigliare, anticipare le mosse, mescolare le carte per farle combaciare il prima possibile e comunicare in fretta l’accordo raggiunto tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte riguardo il nuovo corso del Movimento 5 Stelle. In politica giocare d’anticipo è tutto, e il Garante e il futuro presidente grillino hanno deciso di farlo sentendosi fino a pochi minuti primi dell’inizio dell’assemblea pronti a dire che l’intesa c’è. A patto che Conte venga circondato da una segreteria politica di peso, i cui nomi dovranno avere il benestare del Garante.

Non a caso la riunione dei deputati e dei senatori viene aperta dal reggente Vito Crimi che legge una nota ufficiale: “Grillo e Conte hanno definito concordemente la nuova struttura di regole del M5S”. Stupore tra molti eletti, che si aspettavano tutt’altro approccio, pronti all’attacco frontale contro la riforma del processo penale. Alcuni comunque non si sono tirati indietro. Se Conte guiderà da presidente M5s la protesta contro la reintroduzione della prescrizione non è ancora dato saperlo perché ora le carte si sono rimescolate di nuovo. C’è un organigramma più definito o almeno si è riaccesa la speranza di avere un assetto politico chiaro. Determinante – viene riferito – è stato il contributo scaturito dal lavoro svolto dal comitato dei sette che Grillo e Conte ringraziano. Alcuni dettagli sono ancora da definire per questo i due si sentiranno ancora nei prossimi giorni, solo allora sarà indetta la votazione online per nominare Conte nuovo presidente.

Viene così inserita una nuova figura. Quella del presidente. Da fonti vicine a Conte si apprende che con il nuovo Statuto ci sarà una netta distinzione tra le funzioni di ‘garanzia’ e quelle di ‘azione politica’. Pertanto il Presidente sarà “l’unico titolare e responsabile della determinazione e dell’attuazione dell’indirizzo politico del Movimento 5 Stelle”, sarà il rappresentante legale del Movimento e il responsabile della comunicazione, e avrà il potere di designare i componenti degli organi elettivi di natura politica, che vengono poi votati dall’Assemblea. Il Garante manterrà inalterate le sue funzioni di garanzia e avrà ancora il potere anche di sfiduciare il presidente del partito, che prima si chiamava capo politico.
Da Statuto, si apprende sempre da fonti vicine all’ex premier, al Presidente spetterebbe la designazione dei componenti degli organi elettivi di natura politica, quindi della segreteria politica, ma a quanto risulta sarà necessario il benestare del Garante, al quale invece spetta il potere di indicare i candidati agli organi di garanzia (il Comitato di garanzia e il Collegio dei probiviri).

Più di ogni altro è stato Di Maio a spendersi affinché Conte e Grillo raggiungessero un accordo, “lavorando in silenzio e non via social”, come tiene a precisare il ministro degli Esteri convinto sin dal primo momento che un’intesa si sarebbe trovata per il bene del Movimento. “Adesso dobbiamo rimanere uniti e incidere dentro il governo, per il Movimento inizia un nuovo corso. Giuseppe Conte
entra in questa famiglia e sarà più che all’altezza delle sfide che ci apprestiamo ad affrontare”. In batteria parlano tutti i big per esultare dell’accordo raggiunto. Per un po’ il tema giustizia rimane sullo sfondo ma alla fine sono gli eletti a tirarlo fuori.

“La forza in Parlamento l’abbiamo se noi abbiamo forza con Draghi…”, dice il senatore Alberto Airola, che si domanda: “Cosa faremo quando arriveranno emendamenti governativi? Come li voteremo?”. Una risposta non c’è perché resta da capire se Conte si è allineato a Grillo, che ha decretato il via libera alla riforma Cartabia. Per Marco Pellegrini si è trattato di “un attacco concentrico alle nostre battaglie. Vogliono farcele demolire con i nostri stessi voti”. E ai ministri pentastellati dice: “Non ve l’ha prescritto il medico di fare i ministri, vi prendete gli oneri e gli onori”.
E poi ancora la deputata Antonella Papiro: “Oggi si tratta della questione della giustizia, mi domando, domani quando si cercherà di smantellare un’altra nostra battaglia, che scusa si troverà? Mi domando come possiamo stare ancora in una maggioranza quando viene messo in discussione tutto il lavoro che viene fatto”.

Sulle barricate anche l’ex presidente della Commissione Giustizia Giulia Sarti: “In questa riunione sono state dette cose non vere, mi aspetto delle scuse. I nostri ministri sono entrati in Cdm e hanno disatteso quello che i direttivi di Camera e Senato avevano chiesto di fare”. La deputata pentastellata chiede “mani libere in Parlamento” perché “quell’accordo non può essere spacciato per una vittoria”. Il testo Cartabia “è una delle peggiori schifezze mai lette”, le fa eco la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni, che aggiunge: “Non possiamo vedere il M5S annientato su un tema così importante”.

Anche questa volta interviene Di Maio per difendere l’operato della compagine grillina di governo: “Lasciatemi dire che proprio l’allungamento dei tempi per i reati contro la Pubblica amministrazione e di corruzione ha fatto saltare i piani del centrodestra. Hanno iniziato a dire che quello era un compromesso pericoloso. Noi abbiamo agito per migliorare la norma, abbiamo fatto il massimo. Con l’astensione avremmo perso la mediazione”. Ci alcuni parlamentari che non sono affatto convinti e che nonostante tutto vogliono la battaglia in commissione a colpi di emendamenti. In settimana Conte sarà eletto presidente del Movimento 5 Stelle, sarà circondato da una squadra politica, la cui prima grana sarà decidere cosa fare della riforma della prescrizione. Se sconfessare Grillo e i ministri, e se allinearsi al governo. Da qui passa il nuovo corso M5s.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia