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epa09327225 Georgian religious protesters take part in the anti-LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender) in front of the Parliament building in Tbilisi, Georgia, 06 July 2021. Organizers of Tbilisi 2021 Pride March, scheduled for 05 July, cancelled the event after massive and violent protests against LGBT community in the Georgian capital. EPA/ZURAB KURTSIKIDZE

Un cameraman georgiano, vittima di un pestaggio a margine della fallita marcia del “pride” Lgtbq lunedì scorso, è morto a casa sua per le conseguenze dei colpi ricevuti soprattutto al volto e alla testa. Lo ha datto sapere la rete Tv per la quale lavorava, Pirveli.

L’uomo, Alexander Lashkarava, 37 anni, era fra la cinquantina di giornalisti colpiti dalla violenza dei militanti omofobi nel giorno in cui una marcia Lgtbq era stata prima organizzata e poi annullata proprio per il pericoli legati alla sicurezza dei partecipanti nelle vie della capitale della Georgia, Tbilisi. L’organizzazione Reporters sans Frontières ha denunciato gli attacchi ai giornalisti e accusato le autorità di “responsabilità passiva” per non averli protetti.

Il ministero georgiano dell’Interno ha assicurato che sulla morte di Lashkarava è stata aperta un’inchiesta. Una manifestazione è stata convocata per questo pomeriggio per chiedere le dimissioni del premier Irakli Garibashvili, accusato di avere fomentato una campagna contro i giornalisti. Il capo della redazione di Pirveli, il canale per cui lavorava il cameraman ucciso, ha in particolare accusato il governo di non limitarsi a incoraggiare le violenze, ma di parteciparvi direttamente, organizzando “gruppi violenti che attaccano i media indipendenti”, ha detto Nodar Meladze.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia