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Suora, lesbica e Santa. “Benedetta”, il film scandalo di Cannes, è uno sberleffo alla critica paludata

Pathé films

Trash, porno-soft, iconoclasta, blasfemo: “Benedetta” di Paul Verhoeven sembra fatto per irritare svariate categorie di spettatori, non per forza bigotti. Dal libro “Immodest Acts”di Judith C. Brown, sottotitolo “La vita di una monaca lesbica nell’Italia del Rinascimento”, lo scandalo annunciato di questo Festival altro non è che un lussuoso B-movie lesbo-chic-conventuale che fa sorridere, e ridere, spesso, davanti alle provocazioni più plateali. Eppure l’autorevole “Cahiers du Cinéma”gli dedica fiumi d’inchiostro e di superlativi. Conoscendo l’indole sorniona dell’ottantratreenne – a giorni – olandese di “Elle” (ma anche di “Basic Instinc” e di “Starship Troopers” ) vien da pensare che si sia divertito, stavolta, a gabbare i critici più paludati.

Base storica gli atti del processo contro Benedetta Carlini , monaca del convento di Pescia, 1620 o giù di lì, rinvenuti a Firenze negli anni ’80. In odore di santità per via delle stimmate e di estasi mistiche a ripetizione, la procace sorella ( Virginie Efira nel film) scala le gerarchie del convento e diventa badessa ‘forse’ solo per godere i piaceri carnali della rozza ma fresca conversa Bartolomea (Daphné Patakia). 

Verhoeven (che scrive con lo sceneggiatore di “Elle”, David Birke ) mantiene l’ambiguità : misticismo genuino o mistificazione programmata ? Nel dubbio il suo anarchismo anticlericale si scatena allegramente in truculente flagellazioni, erotismo a base di sex toys confezionati con statuette lignee della Madonna, strumenti di tortura ginecologica chiamati ‘ la pera di angoscia’, nudi velati – o no – da tende trasparenti più consone a dimore di tutt’altro tipo.

Gesù, quando appare a Benedetta, diventa di volta in volta uno Zorro ammazzacattivi o un eroe alla “Harry Potter” sterminatore dei serpenti della tentazione. La suora in trance, quando non rotola tra le lenzuola, parla con il vocione roco de “L’Esorcista” : ma non è il diavolo, è Dio. 

A conti fatti però, anche se Verhoeven non è Tarantino, la sensazione è di assistere alla parodia dei filmetti italiani  anni ’70, genere“La Novizia” con Gloria Guida, e allo sdoganamento di quelle innominabili emissioni corporee che resero celebre Alvaro Vitali. Il genio del ‘grande vecchio’ olandese sta nel farli passare per arte.

Nel cast stellare, Charlotte Rampling è una madre superiora più politica e affarista che credente, e Lambert Wilson il Nunzio apostolico che da giudicante finirà appestato e massacrato dalla folla in rivolta : ‘coda’, questa, di palese fantasia. Le celebrazioni critiche francesi esaltano una figura di donna libera che trova il modo di sopravvivere in un mondo iniquo, violento e autoritario. Quel burlone di Verhoeven deve godersela un mondo.

Una domanda al regista che mette, da sempre, una triade al governo del mondo : sesso, violenza e religione. Si aspetta attacchi e proteste per “Benedetta”? Risposta candida, a occhioni spalancati, stile Verhoeven : “ Perché,  le sembra un film antireligioso ?”

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia