• Ven. Set 17th, 2021

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100. La cifra tonda è sempre suggestiva; se poi riguarda gli anni di un gigante del pensiero, quale Edgar Morin, la suggestione sale di tono e raggiunge livelli elevati. Come elevati sono i 100 saggi delle 100 firme italiane per i 100 anni dell’umanista planetario, raccolti in uno splendido volume edito da Mimesis, a cura di Mauro Ceruti.

Mimesis aveva già pubblicato, l’anno scorso, “Il paradigma perduto. Che cos’è la natura umana?”, libro importante per definire e rappresentare la sfida della complessità e lo spessore di Morin. Io, nel mio piccolo, ne avevo scritto qui su Huffpost a febbraio, in attesa dell’8 luglio. Ora che l’8 luglio è arrivato, ho atteso che passasse almeno un altro giorno, per evitare la calca letteraria e le pompose celebrazioni.

Certo, 100 sono 100 e non più 100, se è vero che Morin andrebbe riletto a ritroso per cogliere appieno la potenza del suo discorso, la capacità di muoversi attraverso varie discipline, lo sguardo alto e mai banale sui destini dell’uomo e del mondo. Scrive giustamente Ceruti nella presentazione del volume:

“La vibrante irripetibilità della sua testimonianza sta nell’intreccio irriducibile fra i suoi modi di essere uomo, ricercatore, scrittore. La sua opera non si fa classificare nelle tradizionali divisioni di genere, contamina molteplici stili e punti di vista. È, contemporaneamente, uno dei maggiori filosofi viventi, scrittore fra i più grandi della letteratura contemporanea, uomo che ha cercato sempre di trarre dalla sua passione e dal suo amore per la verità l’antidoto contro ogni cecità, menzogna, arroganza”.

Non posso, ovviamente, elencare i 100 nomi che hanno voluto partecipare a questa grande festa, ma vi invito a non trascurarne alcuno, poiché da David Sassoli a Sergio Manghi, ognuno ha lasciato traccia di un pensiero, di un ricordo, di un omaggio, di una interpretazione, di una illuminazione. Tra tutti, segnalo il passo di Anna Maria Nicolò, già Presidente della SPI:

“L’uomo che si soggettiva non è però un uomo chiuso in se stesso, ha anche per Morin un’identità che lo mette al centro del suo mondo ma comporta una molteplicità, un cosmo, un intreccio di personalità virtuali e la presenza di fantasmi inter- e trans-generazionali, la sua identità è ‘unitas multiplex’, l’unità molteplice che comprende i punti di vista biologico, culturale, individuale”.

I libri che intendono celebrare, spesso risultano noiosi. Questo no. In questo risulta la bravura del curatore nell’aver assemblato nomi e temi, nell’aver cercato, attraverso numerosi interventi, di restituire un percorso affascinante di vita e di opera, un canto magnanimo dedicato a chi è sempre stato amico del nostro Paese, a chi ha scritto che l’Italia è “là dove vorrei vivere, amare e morire”. Le prime due cose le ha già fatte e con risultati eccellenti. Per la terza non c’è fretta.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia