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In Canada scoperta un’altra fossa comune di bambini indigeni: resti di 761 persone

A message is scrawled on flowers at a makeshift memorial at the former Kamloops Indian Residential School to honour the 215 children whose remains have been discovered buried near the facility, in Kamloops, British Columbia, Canada, on June 4, 2021. - Canadian Prime Minister Justin Trudeau on June 4 urged the Catholic Church to

I resti di 761 persone, principalmente bambini indigeni, sono stati scoperti nel sito di una ex scuola nella provincia del Saskatchewan, in Canada. Lo ha riferito un gruppo indigeno canadese, scrive il New York Times, riportando lo shock di un Paese alle prese con generazioni di abusi diffusi e sistematici nei confronti degli indigeni. La scoperta, la più grande fino ad oggi, è avvenuta settimane dopo che i resti di 215 bambini sono stati trovati in tombe senza nome sul terreno di un altro ex collegio nella British Columbia.

Entrambe le scuole facevano parte di un sistema – durato ben 113 anni – che sottraeva i bambini indigeni del Paese alle loro famiglie, a volte con la forza, e li ospitava in collegi, dove era loro proibito parlare la loro lingua. Gli istituti facevano parte di una rete di scuole fondate dal governo canadese e amministrate dalle Chiese cattoliche che rimuovevano i figli degli indigeni dalla loro cultura per assimilarli alla propria. Come a Kamloops, anche a Marieval – dove la scuola ha operato dal 1899 al 1997 – sono stati usati dei radar per controllare l’area dove è stata ritrovata la fossa comune.

Una Commissione nazionale per la verità e la riconciliazione, istituita nel 2008 per indagare, esporre e documentare la storia e le conseguenze delle scuole residenziali, ha definito la pratica “genocidio culturale”. Molti bambini non sono mai tornati a casa e alle loro famiglie sono state date solo vaghe spiegazioni del loro destino, o nessuna.

Sono stati oltre 150mila i bambini nativi che tra il 19esimo secolo e la fine degli anni settanta sono stati costretti ad entrare in queste scuole residenziali, dove venivano convertiti. Ai bambini non veniva permesso di parlare la propria lingua, venivano spesso maltrattati e picchiati. Secondo alcune stime si ritiene che oltre 6mila bambini siano morti in queste scuole, l’ultima delle quali ha chiuso a metà degli anni ’90.

Nel 2008 il governo canadese si è scusato formalmente, davanti al Parlamento, per questa politica e per gli abusi fisici e sessuali che sono stati commessi in queste scuole. In quell’anno è stata anche creata una commissione, la Truth and Reconciliation Commission, che per anni ha indagato per ricostruire tutta la verità ed alla fine ha stabilito che molti dei bambini non tornarono mai nelle loro comunità.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia