• Mar. Ago 3rd, 2021

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Confermato: il Papa ha voluto la nota sul ddl Zan

Il Papa in persona ha approvato la Nota verbale consegnata il 17giugno da monsignor Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri “vaticano, all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede.

La Sala Stampa della Santa Sede ha confermato in mattinata che il documento riguardante il progetto di legge Zan, anticipato dal Corriere della Sera oggi in edicola, era stato effettivamente consegnato il 17 giugno scorso. Aggiungendo che la Nota era stata inviata “informalmente”. Come a sottolineare ulteriormente che si tratta di un gesto non dirompente. Anche se nella prassi diplomatica è notorio che lo strumento della Nota verbale è una comunicazione informale, che non viene neppure firmata per esteso, ma semplicemente siglata da un diplomatico, in questo caso Gallagher.

Valenza sottolineata dal professor Mirabelli nell’intervista ad Huffpost, cui ha aggiunto una notazione: “Non si può immaginare che un passo di questo genere sia avvenuto senza lassenso esplicito di Papa Francesco. È come se si potesse immaginare che un ambasciatore agisca contro le direttive del suo Governo. Impensabile”.

Una ricostruzione (confermata da fonti interne vaticane ad Huffpost) che smentisce una vulgata secondo cui l’intervento potrebbe costituire uno “sgambetto” della Curia contro Francesco.

“Certamente c’è preoccupazione, della Santa Sede e di ciascuno noi” sul ddl Zan, ha sottolineato il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, durante la conferenza stampa di presentazione del messaggio del Papa per la prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani.  “Non ho letto i dettagli della legge – ha aggiunto – e quindi non ho la conoscenza per rispondere. Chiedete alla Segreteria di Stato”.

L’Osservatore Romano , organo ufficiale vaticano pubblicato on line alle 15 ha commentato che il Vaticano con la Nota verbale al governo italiano chiede una “diversa modulazione del disegno di legge sull’omotransfobia”, il ddl Zan. ”Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa del disegno di legge contro l’omotransfobia, all’esame del Senato – riporta il quotidiano d’Oltretevere- ’riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica’ in tema di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale, ovvero quelle libertà sancite dall’articolo 2, ai commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato del 1984″. “Nel documento – annota ancora il quotidiano – si rileva come il ddl Zan rischi di interferire, fra l’altro, con il diritto dei cattolici e delle loro associazioni e organizzazioni alla ’piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione’, come previsto dal comma 2”.

Il Papa è Papa proprio in quanto è il vescovo di Roma ed è di conseguenza il primate d’Italia, quindi anche al di là del Concordato, ma non si può giuridicamente considerare un’ingerenza la sua su quanto avviene nel nostro Paese.

Anche perché tutti i tentativi esperiti nel corso degli ultimi mesi dalla Conferenza episcopale italiana non sono andati a buon fine. E si tratta per il Vaticano non di affossare il ddl Zan, ma di chiedere modifiche su aspetti controversi, in particolare di natura penale. Tra le valutazioni fatte dalle gerarchie ecclesiastiche, potrebbe esserci anche una riflessione su quanto avviene in altri paesi occidentali, dove norme analoghe a quelle previste dal ddl Zan sono già leggi. Ha fatto scalpore il video di un pastore evangelico di strada, John Sherwood, fermato dalla polizia per alcune ore a Londra lo scorso aprile, dopo che alcuni passanti lo hanno segnalato per ‘omofobia’, accusandolo per le sue parole a difesa della famiglia ‘tradizionale’ tra un uomo e una donna. Immagini che avrebbero destato commozione anche nel cardinale Gualtiero Bassetti, presidente Cei.

Certo in alcuni ambienti, la Nota ha solleticato velleità di revanche della sovranità vaticana in funzione antiitaliana, soprattutto adesso che sono in dirittura d’arrivo i rinvii a giudizio contro il malaffare vaticano cui hanno dato un aiuto importante anche le rogatorie svolte in l’Italia e dopo che molti italiani sono stati inseriti nelle strutture giudiziarie e finanziarie della Santa Sede.

Ma sostanzialmente con la consegna della Nota, Francesco e il Vaticano hanno voluto dimostrare che la diplomazia non è un orpello aristocratico dei tempi andati, o un’occasione per incontri sociali e conviviali, ma uno strumento vivo, per il Papa (che ha più volte criticato la teoria del gender ben diversa dall’educazione al rispetto nei confronti di tutte le persone qualsiasi sia il loro orientamento sessuale) e la Santa Sede, di concretizzare la loro missione religiosa, culturale e più in generale antropologica. Una mossa (che potrebbe far impallidire l’interventismo passato del cardinale Camillo Ruini) che toglie ogni alibi alla “destra” sia politica che ecclesiastica , spesso all’opposizione di Papa Bergoglio .

Lo si vedrà presto anche in relazione ad altri Paesi, e ad altri problemi.

Per una pura coincidenza la pubblicazione della Nota è avvenuta il giorno in cui la Chiesa celebra la festa liturgica di San Tommaso Moro, il politico e legislatore inglese che fu giustiziato perché preferì l’obbedienza a Dio piuttosto che a Enrico VIII (di cui era stato peraltro leale servitore).

Articolo proveniente da Huffington Post Italia