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Rifiutano camorra e reddito e lavorano 12 ore per pochi spiccioli: “Tanto ci sono le mance”

DiRed Viper News Manager

Giu 20, 2021

La sicurezza sul lavoro oppure la sicurezza del lavoro? Non è questione di preposizioni, direbbe una mia amica che insegna alle elementari. Un giovane che decide di lavorare come garzone (la definizione tecnica lasciamola ai consulenti del lavoro) per cento euro a settimana in un bar, una salumeria o una macelleria, dovrebbe essere insignito di un’onoreficenza dal presidente della Repubblica. Cento euro a settimana (in nero, che dubbio c’è?) «perché poi prenderai le mance», sostiene il datore di lavoro. Perché le mance (“mazzette”, qui a Napoli, senza alcun riferimento alla politica) sono un ammortizzatore sociale.

Mia moglie sostiene che sono eccessivamente generoso quando elargisco le “mazzette”. Ma c’è una ragione ben precisa alla base del mio comportamento: quel ragazzo che ha deciso di lavorare per dodici ore al giorno, in cambio di pochi euro, ha implicitamente o esplicitamente detto no a chi gli potrebbe proporre 500 euro alla settimana per fare la sentinella della camorra nelle piazze di spaccio. Ore e ore sullo scooter, senza far niente, salvo una telefonata se arrivano gli sbirri. Quei giovani napoletani che scelgono la semi-legalità (“semi” perché il lavoro è in nero, senza ritenute e contributi) andrebbero premiati. Non parliamo delle periferie, dove l’apprendista meccanico percepisce 50 euro alla settimana, nemmeno cento. Davvero mi commuovo se penso che quell’adolescente che ha lasciato la scuola (segue dibattito) ha pure rinunziato a fare il “palo” in protezione nel commercio della droga. Purtroppo non sono un pedagogo e forse non riesco a convincere forse nemmeno mio figlio che “quelli là”, prima o poi, finiscono in galera o all’obitorio.

Per ragioni di paternità sono stato costretto a iscrivermi al social Tik Tok: un susseguirsi di video autocelebrativi in cui ci si ispira ai dialoghi di Gomorra. Tatuaggi, ’o rispetto, dialetto di una volgarità inspiegabile a chi non è napoletano: questi i tratti salienti dei montaggi del social network. Ma riuscire a convincere un ventenne che poi il finale è amaro, in caso di scelta scellerata, è difficilissimo. I più colti ti rispondono che è meglio un giorno da leone che cento da pecora. E la battuta di Massimo Troisi sui “cinquanta da orsacchiotto” non funziona. C’è da assicurare la sicurezza del lavoro, oltre quella sul lavoro. Sgravi, abbattimento del cuneo fiscale, in sintesi: minori differenze tra netto e lordo in busta paga. Sono misure che andrebbero discusse in ben altra sede, ma ho preferito iniziare da questioni soltanto apparentemente minori. Il lavoro è la vera sfida per chi vorrà concedere a Napoli e al Meridione una concreta possibilità di rinascita. Altro che fuga dei cervelli. Il praticante professionista pure è sottopagato o magari non pagato del tutto, ma ha ha ambizioni diverse dall’apprendista idraulico.

Vorrei concludere con una domanda: accettare il lavoro da cameriere a 800 euro al mese per dodici ore al giorno oppure reddito di cittadinanza di pari importo stando sul divano a vedere gli Europei? Voi cosa scegliereste? Rocco Casalino, responsabile della comunicazione dell’ex premier Giuseppe Conte, si è riciclato come tv-coach dei parlamentari del M5S firmando un doppio contratto per Camera e Senato. Ma chi non ha partecipato al Grande Fratello, chi non ha santi in paradiso, cosa deve fare per evitare di andare all’estero a guadagnare un minimo? Di Casalino ce n’è uno, tutti gli altri sono…pizzaioli, camerieri, apprendisti, aspiranti operai e venditori di fazzolettini ai semafori.

L’articolo Rifiutano camorra e reddito e lavorano 12 ore per pochi spiccioli: “Tanto ci sono le mance” proviene da Il Riformista.