• Mar. Ago 3rd, 2021

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Juncker e Weber: “Serve Ue che decida, eurobond si potevano fare 10 anni fa”

Weber/Juncker

“Sei sulla linea ‘ve l’avevo detto?’”, gli chiede l’intervistatrice Alexandra von Nahmen, capo corrispondente a Brussels per Deutsche Welle. “No, no. Però l’avevo detto…”, risponde Jean Claude Juncker, riferendosi a quando nel 2009 propose gli eurobond. L’ex presidente della Commissione Europea non ha perso il sarcasmo. Intervistato insieme al presidente del gruppo dei Popolari europei, il tedesco Manfred Weber, sul futuro dell’Europa alla vigilia della Conferenza che dovrebbe rilanciare l’Unione, Juncker si toglie vari sassolini dalle scarpe nei confronti dell’attuale leadership europea. “Non sono più nella posizione di dire quello che altri dovrebbero fare – puntualizza – ma sono abituato a fare all’europea, ma quando l’ho fatto, gli altri non erano d’accordo”. Il Next generation eu si poggia su qualcosa di simile agli eurobond, argomenta, “ma, ecco, si poteva farlo dieci anni fa“. E ancora: “Dobbiamo assicurarci di parlare con una sola voce in politica estera, non lo stiamo facendo perché abbiamo questo principio dell’unanimità sulla politica estera che è ridicolo”.

Juncker e Weber, entrambi rappresentanti del Ppe e tifosi del candidato della Cdu Armin Laschet alle elezioni tedesche il 26 settembre, ora condividono un atteggiamento critico verso l’Europa degli ultimi 10 anni almeno. Bene il recovery, dice Weber, “anche i riluttanti hanno capito che l’Italia non è responsabile del covid…”. Ma ora ci vorrebbe “più Europa ma con meno competenze: abbiamo bisogno di una Europa che possa mettere in pratica le decisioni che prende, così le cose arrivano nella vita quotidiana delle persone, la gente vuole soluzioni: la pandemia è un esempio concreto”.

Per entrambi, la conferenza sul futuro dell’Europa che conoscerà un’altra tappa sabato a Strasburgo dopo il lancio il 9 maggio scorso, è l’occasione da non perdere. “Sono necessari altri passi in tutte le aree politiche, c’è bisogno di una Europa migliore, non solo di ’più Europa”. Ed ecco la critica dell’ex presidente della Commissione Europea: “Non mi piace come è stata organizzata la conferenza sul futuro dell’Europa: ci sono tre presidenti che cambiano ogni 6 mesi, abbiamo le presidenziali francesi l’anno prossimo, mi sembra che potrebbe diventare caotica nel tempo, spero che il Parlamento Europeo porti i partecipanti alla realtà. La conferenza ha bisogno di una agenda chiara”.

“Sono un politico, parlo di ciò che serve e non di ciò che è possibile – risponde Weber – di fronte ad una pandemia, l’Europa non ha una base legale per gestire le questioni legate alla sanità! Questo la gente lo capisce”. Bisognerebbe rimediare: “Vorrei vedere un impegno degli Stati membri in Consiglio, ma quando arriverà Laschet faremo una ripartenza”.

È evidente che tutte le questioni sul tavolo verranno affrontate solo dopo le elezioni tedesche. “L’Ue – dice Juncker – dovrebbe avere più poteri, all’inizio la gestione della pandemia è stata un disastro totale, i governi nazionali non avevano un quadro europeo per muoversi e hanno dovuto fare riferimento a quello nazionale”.

“Dobbiamo assicurarci di parlare con una sola voce in politica estera, non lo stiamo facendo perché abbiamo questo principio dell’unanimità sulla politica estera che è ridicolo”, continua l’ex presidente della Commissione. Invece il Consiglio europeo “dovrebbe decidere con maggioranza qualificata. La politica estera è un affare troppo serio per essere gestito solo dai ministri degli Esteri”. Weber rincara: “Se non parliamo con una sola voce, non andiamo da nessuna parte. Abbiamo perso il 6 per cento del pil con la pandemia, siamo gli sconfitti della pandemia, la Cina ha guadagnato il 2 per cento anche col covid. Durante la Commissione Juncker, abbiamo firmato tanti accordi commerciali, col Canada, il Giappone. Ora invece il Mercosur e l’accordo commerciale con la Cina sono bloccati: se l’Ue non è capace di riprendere l’approccio della Commissione Juncker, il 90 per cent della crescita del prossimo anno sarà fuori dall’Ue non nell’Ue”.

Juncker annuisce. “So che la gente non ama gli accordi commerciali, ma si deve considerare che gran parte dell’occupazione dipende dal commercio estero, noi abbiamo concluso 15 accordi commerciali with 75 paesi. Ricordo quando abbiamo concluso il Mercosur a Buenos Aires. C’erano i francesi, gli olandesi, i tedeschi, gli italiani. Ma poi il pubblico sparisce, manchiamo di coraggio a difendere le decisioni che prendiamo. Invece se vogliamo giocare un ruolo in internazionale, dobbiamo mantenere gli impegni nel commercio. Il Parlamento europeo è sempre stato un alleato in questo, mentre gli Stati membri difendono i loro interessi nazionali”.

Per Weber questo meccanismo ha determinato la Brexit. “Abbiamo bisogno di una classe politica che sia la stessa: a Bruxelles e a casa. La Brexit è nata da persone che non sono state oneste sulle questioni europee, che hanno portato avanti una narrazione populista, anche Cameron è stato parte di questo: prima del referendum ha detto: ‘Siamo a favore dell’Ue’. Poi si è rimangiato tutto.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia