• Mar. Ago 3rd, 2021

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Incentivi alla bioplastica, non deroghe alla plastica che soffoca i mari

Plastic waste pollution underwater, a sea turtle with plastic bag and bottle in the ocean

Dal 3 luglio saranno messi al bando i principali oggetti in plastica usa e getta, come piatti, posate, cannucce e bastoncini per palloncini. Lo sappiamo da oltre due anni e quando nel 2019 l’Europarlamento ha approvato in via definitiva la direttiva Single Use Plastics (Sup) lo ha fatto a larghissima maggioranza: 560 voti a favore, solo 35 contrari e 28 astenuti.

Tajani, che allora per Forza Italia era presidente del Parlamento europeo, commentò all’incirca così: “Con il voto di oggi il Parlamento europeo dice basta alla plastica monouso…  i prodotti che più invadono le nostre spiagge e i nostri mari. I cittadini europei sono giustamente preoccupati da questa gravissima forma di inquinamento, che sta letteralmente soffocando la vita nei mari e sulle coste”. Toccando in effetti un punto fondamentale: la necessità di proteggere l’ambiente, e anche la salute, dai persistenti e pervasivi rifiuti in plastica.

Ma ora che la data si avvicina, secondo una tradizione molto italiana, una forza di maggioranza come la Lega invoca una proroga. Peccato che ritardare la direttiva in casa sarebbe una mossa miope, populista e irresponsabile, che farebbe andare l’Italia incontro a nuove procedure di infrazione e lascerebbe la nostra industria della plastica indietro.

Spero che la strada che il governo vorrà seguire nel recepimento non sia quella che stiamo vedendo sulla plastic tax con proroghe continue e addirittura richieste di soppressione, come da emendamenti di FI, Lega e FdI al Sostegni bis. Ma sia invece quella del recepimento nei tempi previsti della direttiva Sup e dell’esclusione dal suo campo di applicazione dei prodotti in bioplastica biodegradabile e compostabile. 

È opportuno che il governo resti fermo sulle sue posizioni nella giusta battaglia per esentare le bioplastiche biodegradabili e compostabili dalla direttiva Sup, in quanto l’Italia è il Paese più avanzato nella raccolta differenziata della frazione organica, che è la destinazione finale di queste plastiche e che è parte integrante dell’economia circolare.

Dalla bozza di decreto legislativo predisposta dal Mite per il recepimento sembra che la scelta del governo sia proprio questa. Sarebbe un modo per riconoscere le specificità del modello italiano, che in Europa ha fatto scuola: siamo stati i primi a mettere al bando gli shopper e i cotton-fioc in plastica. Misure che ci hanno permesso, per esempio, di ridurre i sacchetti per l’asporto merci del 58% dal 2010 al 2020 e di dare slancio all’industria delle bioplastiche, una filiera caratterizzata da alto tasso di innovazione e sostenibilità che oggi impiega 2.780 addetti.

È vero però che nonostante la direttiva fosse annunciata da tempo, finora non è stato fatto nulla per incentivare le produzioni tecnologicamente più avanzate e sostenibili. Possiamo e dobbiamo farlo almeno adesso, utilizzando i fondi che l’ultimo scostamento di bilancio mette a disposizione del decreto Sostegni bis. Proprio per accompagnare nella transizione alla sostenibilità le aziende della chimica, ho depositato un emendamento al Sostegni bis che prevede finanziamenti specifici per incentivare la conversione del settore dei trasformatori di materie plastiche verso l’utilizzo di plastica biodegradabile e compostabile e o di plastica proveniente dalla filiera del riciclo.

Il testo, sottoscritto anche dai colleghi Cecconi, Fioramonti, Fusacchia e Lombardo di FacciamoECO, prevede che le aziende possano accedere ai finanziamenti e ai contributi a tasso agevolato per gli investimenti in macchinari, impianti, beni strumentali, attrezzature, hardware e software finalizzati alla conversione. I finanziamenti sono accordati per un valore massimo di 5 milioni a impresa, hanno durata massima di 10 anni e possono coprire il 100 per cento dei costi ammissibili.

L’emendamento mette a disposizione di questi finanziamenti 267 milioni dal 2021 al 2030 e prevede una razionalizzazione e stabilizzazione delle agevolazioni, estendendo la possibilità di beneficiare dei finanziamenti previsti da questa misura all’intera platea delle aziende che hanno i requisiti per Impresa 4.0. E per le aziende che scommettono sulla riconversione produttiva c’è anche la possibilità di usufruire dell’esclusione, per 10 anni, dall’imposizione del reddito di impresa dell’intero volume degli investimenti effettuati.

Recepire la direttiva e mettere a disposizione dell’industria della plastica sostegni importanti per la conversione alla sostenibilità è una grande occasione per imboccare la strada della giusta transizione e premiare l’innovazione tecnologica. Come la bioplastica compostabile, in cui siamo primi nel mondo, e la plastica riciclata, il cui utilizzo può trovare nuova linfa dalla recente modifica normativa che consente finalmente di usarne il 100% anche nelle bottiglie. Per questo approvare l’emendamento di FacciamoECO sarebbe anche un modo molto concreto per dimostrare che sostenibilità fa rima anche con riconversione industriale e lavoro di qualità.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia