• Mar. Ago 3rd, 2021

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Oggi anche il giovane Werther, amato da Napoleone, rischierebbe la messa al bando

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“I dolori del giovane Werther”, il grande romanzo di Johann Wolfgang Goethe che l’editore Einaudi ripropone con una traduzione di Enrico Gianni e Luigi Forte, fu considerato dai censori di allora così sulfureo, dannoso, diseducativo da invocare le fiamme per “questo scritto vergognoso e pericoloso per tutti i lettori immaturi”.

Un buon esempio per i neo-oscurantisti che oggi, persino in luoghi adulti come le università, reclamano tagli, roghi, avvisi allarmati, i “trigger warnings”, per proteggere i lettori, o l’arruolamento di schiere di “sensitivity readers”, occhiuti controllori adibiti a neutralizzare il rischio che qualche lettore possa sentirsi “offeso” o “turbato” da un testo troppo sconvolgente.

Il grande romanzo di Goethe fu infatti forse la prima delle travolgenti mode culturali della letteratura nell’era moderna e persino Napoleone si vantava di averlo letto sette volte. Solo che la lettura di quel libro cruciale della sensibilità romantica provocò un’epidemia di suicidi tra i giovani che volevano anch’essi, emulando l’eroe Werther, sacrificare le loro vite sull’altare dell’amore infelice e i censori si scatenarono contro le “novelle immaginose di sozzi allettamenti a libidine affastellati”.

Sembra di sentire i neo-oscurantisti in azione. Ma la madre di un ragazzo suicida, la signora Hohenhausen, scrisse a Goethe una dura lettera di rimprovero: “Agli uomini di ingegno, cui spetterebbe educare gli altri uomini, un giorno Dio chiederà conto dell’uso pernicioso del loro talento”. Il dolore straziante di quella madre è comprensibile, ma oggi i neo-censori non resisterebbero alla tentazione di farne un simbolo dell’indignazione contro l’imputato Goethe.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia