• Ven. Lug 23rd, 2021

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Governare il futuro. Pakistan, se non ti vaccini ti disconnetto

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla centralità ormai conquistata dalla connessione a Internet nelle nostre esistenze e sul fatto che la connessione è, ovunque nel mondo, strumento di libertà, l’ultima trovata del Governo pakistano nell’ambito della campagna vaccinale lo convincerà che è davvero così.

Il Pakistan e, in particolare, la Provincia del Punjab è indietro rispetto agli obiettivi della propria campagna di vaccinazione e nonostante gli investimenti importanti che sta ponendo in essere niente sembra utile a convincere i suoi cittadini ad adempiere all’obbligo di vaccinarsi.

Nelle scorse ore, quindi, il Governo ha giocato – dopo che per la verità erano già circolate voci in questo senso sui giornali locali nei giorni scorsi – la carta definitiva: chi non si vaccina vedrà la sua SIM telefonica bloccata.

Niente più telefonate e niente più traffico dati e, quindi, connessione a Internet fino all’esecuzione del vaccino.

Un provvedimento, per fortuna, lontano e, anzi, lontanissimo dalle cose di casa nostra e che priva una persona di una libertà oggi fondamentale come quella di comunicazione elettronica per ottenere che adempia a un obbligo – non importa quanto importante nell’economia delle cose di quel Paese – imposto dal Governo.

È una specie di condanna a un ostracismo digitale o, se si preferisce, a una galera di disconnessione.

Sempre e comunque una privazione grave e, anzi, gravissima della libertà personale che, peraltro, numeri alla mano, allo stato, potrebbe riguardare milioni di cittadini.

Mentre l’adozione della decisione è stata confermata dal Ministero della salute non si sa, per ora, di più del processo attraverso il quale la misura dovrebbe essere implementata ma può ipotizzarsi che la soluzione passi per un ordine impartito, di volta in volta, dal Governo agli operatori di comunicazione di disconnettere questa o quella SIM card.

È un precedente importante e, al tempo stesso, preoccupante perché, appunto, si tratta di una forma di privazione grave della libertà dell’individuo disposta, sembrerebbe di capire, in assenza di qualsiasi giusto processo e direttamente dal Governo.

C’è da augurarsi che nessuno si innamori della soluzione e pensi di replicarla in contesti diversi perché è inutile dire che di democratico ha davvero poco e che in prospettiva, nella società connessa nella quale viviamo, provvedimenti di questo genere, nella sostanza, equivarranno a pieno titolo a sbattere qualcuno almeno agli arresti domiciliari in una casa, peraltro, con funzionalità limitate giacché, anche se non è certamente oggi un caso diffuso specie in Pakistan, sempre più servizi, nelle nostre case, dipendono e dipenderanno dalla possibilità di disporre di una connessione a Internet.

Forse varrebbe davvero la pena riprendere, prima che sia troppo tardi, la riflessione più volte avviata dell’accesso a Internet come diritto fondamentale – almeno se non si è convinti che già lo sia anche se non in maniera esplicita – non tanto e non solo per chiarire che tutti abbiamo diritto a una connessione ma anche per fugare ogni dubbio che nessun Governo può privare un cittadino dell’accesso a Internet se non a valle di un giusto processo o, almeno, procedimento dinanzi a un’Autorità amministrativa indipendente.

 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia