• Ven. Lug 23rd, 2021

Red Viper News

L'aggregatore di notizie di Red VIper

Ri-Nato. Biden rivitalizza l’Alleanza Atlantica in crisi

U.S. President Joe Biden arrives to pose with NATO Secretary General Jens Stoltenberg (not pictured) during the NATO summit at the Alliance's headquarters in Brussels, Belgium, June 14, 2021. Kenzo Tribouillard/Pool via REUTERS TPX IMAGES OF THE DAY

La Nato è affetta da “morte cerebrale”, diceva Emmanuel Macron due anni fa. Lettura evidentemente di corto raggio quella del presidente francese, che oggi a Bruxelles celebra insieme a Joe Biden e gli altri leader dell’Alleanza la ‘resurrezione’ del patto atlantico siglato dopo la seconda guerra mondiale. Nel giro di poche ore – tanto dura il summit nella capitale belga – il nuovo presidente americano rivitalizza la Nato, la sistema in modo che si occupi della nuova vera minaccia per l’occidente, la Cina, le assegna toni più sfumati contro la Russia, in vista del bilaterale che avrà con Vladimir Putin mercoledì a Ginevra. Finita l’era di Donald Trump alla Casa Bianca, la Nato è dunque ri-nata come nuovo patto tra i 30 paesi dell’Alleanza che vorrebbe occuparsi anche di Mediterraneo e Libia, come chiede Mario Draghi nel suo intervento al summit. “America is back”, dice Biden che a sera ricuce con Erdogan, spina nel patto atlantico. Tra il turco e il premier italiano invece è gelo: nessun bilaterale.

Ed è proprio Macron, a fine vertice, ad annunciare la novità che potrebbe distendere la maggiore tensione interna all’alleanza: quella con Erdogan, appunto. Con il presidente turco “ci sono punti di convergenza su un impegno per il cessate il fuoco in Libia, le elezioni a fine anno e il ritiro dei mercenari turchi”, dice il presidente francese al termine del bilaterale con Erdogan, il quale ha un colloquio anche con Angela Merkel, non con Draghi che mesi fa lo ha definito un “dittatore”. Da Palazzo Chigi assicurano che le tensioni si sono stemperate, ma al summit di Bruxelles i due non si parlano.

È il bilaterale tra Biden e Erdogan a catturare i riflettori di questo vertice che non solo rivitalizza l’Alleanza, ma costituisce una delle tappe del tour europeo del presidente Usa volto a ritrovare l’Europa, un’unica linea di continuità tra il G7 terminato ieri in Cornovaglia e il summit Ue-Usa con Ursula von der Leyen e Charles Michel martedì a Bruxelles. Nel 2018, quando Trump venne a inaugurare la nuova sede dell’alleanza nella periferia nord della capitale belga, non incontrò i vertici europei ma ripartì per gli Usa. E, come ricorda Draghi, “la prima visita di Biden è stata in Europa, provate a ricordarvi dove fu la prima di Trump…”. Fu in Arabia Saudita.

Ecco ma il colloquio tra il presidente Usa e il presidente turco è la ciliegina sulla torta della rifondazione della Nato. Erdogan invita Biden in Turchia, parla di un incontro “molto sincero e costruttivo”, “Come alleati – dice – vogliamo usare i canali di dialogo che abbiamo per migliorare la cooperazione regionale’’.

Al netto di quella che è una giornata di festeggiamenti per l’intesa ritrovata, restano le differenziazioni. Come al G7 di ieri, anche oggi al summit Nato i leader europei smorzano i toni statunitensi contro la Cina. Bisogna trovare un “punto di equilibrio” tra deterrenza e dialogo, sottolinea Merkel in conferenza stampa. Persino Macron, che al G7 ci ha tenuto a sfoggiare il suo allineamento a Washington, oggi dice: “La Nato è un’alleanza militare, il rapporto con la Cina non è solo questo”. Per dire che Pechino è ormai un partner commerciale, complicato farne a meno.

L’Ue deve pensare anche a fare l’Ue, non solo al suo rapporto transatlantico, è il ragionamento di Draghi. “Siamo qui per affermare queste alleanze, ma anche per affermare l’importanza dell’Unione Europea – dice il premier – Un’Unione Europea più forte significa una Nato più forte”.

A Biden alla fine sta bene così, anche se al suo arrivo al vertice il presidente sfodera una frase decisamente forte: l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’articolo 5 della Nato, quello relativo all’obbligo di difesa collettiva, è “sacro”. Il presidente Usa incassa due risultati. Primo: ben 10 citazioni del pericolo cinese nella dichiarazione conclusiva del vertice, come minaccia nel campo della cybersecurity, in quello militare e nucleare, che ha visto Pechino fare enormi progressi negli ultimi anni. La mediazione è: “La Nato ingaggia un dialogo costruttivo con la Cina, ove possibile e accoglie le opportunità di cooperare con la Cina nelle aree di rilevanza per l’Alleanza e su sfide comuni come i cambiamenti climatici”.

Si pensi che la Nato ha cominciato a citare la Cina nei suoi comunicati solo 18 mesi fa, al vertice di Londra. Secondo risultato per Biden: aver ricompattato l’Alleanza in vista del bilaterale con Putin mercoledì, l’evento clou del suo tour europeo, l’asse intorno al quale ruota anche la torsione anti-cinese decisa a Washington per tutto l’occidente.

Nei colloqui a margine del vertice di oggi spunta anche il tema immigrazione, centrale al Consiglio europeo della settimana prossima. Ne parla il premier spagnolo Pedro Sanchez, nei bilaterali con Biden ed Erdogan. Non ne parla Draghi, che non ha bilaterali in agenda oggi. Merkel e Macron metteranno a fuoco il dossier venerdì, nel loro primo bilaterale in presenza dall’inizio della pandemia: appuntamento a Berlino, per decidere la linea franco-tedesca sui migranti, dopo la richiesta italiana di un accordo comune per gestire la rotta mediterranea degli arrivi dal nord Africa.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia