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Draghi sponda di Biden in Ue, accordo al G7 contro la Cina

Il presidente Usa Joe Biden (S) e il premier Mario Draghi durante il G7 2021 a presidenza britannica, in Cornovaglia (Regno Unito), 11 giugno 2021. si tratta del primo vertice in presenza dallo scoppio della pandemia di Covid-19. ANSA / Filippo Attili - us Palazzo Chigi +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Che il primo bilaterale tra Mario Draghi e Joe Biden stasera in Cornovaglia a margine del G7 andasse più che bene non era affatto in dubbio. È andato “molto bene”, sottolinea il premier al termine di un colloquio durato mezz’ora.

“Sin dalla formazione del governo – aggiunge Draghi – sono stato molto chiaro che i due pilastri della politica estera italiana sono l’europeismo e l’atlantismo. Con Biden siamo d’accordo su molti temi: donne, giovani, difesa degli ultimi, diritti umani, diritti civili, diritti sociali e tutela dell’ambiente che è il tema chiave della nostra presidenza del G20”. D’accordo anche sulla necessità di correre ai ripari rispetto all’invadenza cinese nelle economie mondiali.

Draghi e Biden non ne parlano nel loro colloquio privato, specificano fonti del governo. Del resto, il tema è stato sviscerato nelle discussioni tra i sette leader per tutta questa seconda giornata di summit, con Angela Merkel e il premier italiano a fare la parte dei realisti sulla manovra di allontanamento occidentale da Pechino, capitanata da Washington. Della serie: siamo d’accordo, ma come si fa, visto che, soprattutto negli anni di Trump, la Cina si è infilata in tutte le economie del globo, inclusa l’Ue?

A sera c’è l’intesa per un’azione del G7 contro la Cina su dumping e diritti umani. L’idea è di sfruttare il fatto che la Cina, membro dell’Organizzazione mondiale del commercio da esattamente vent’anni, ricade nella definizione di “economia non di mercato”. Questo consente ai suoi partner commerciali, compresi gli Stati Uniti, di utilizzare un quadro speciale per determinare se le esportazioni cinesi vengano vendute a prezzi ingiustamente bassi e, in caso, applicare dazi anti-dumping.

Biden avrebbe voluto una dichiarazione finale ancora più agguerrita contro la Cina. Oggi ha voluto attaccare Pechino sullo sfruttamento del lavoro degli uiguri dello Xinjiang, “un affronto alla dignità umana e un esempio della scorretta competizione economica della Cina”, riferisce un portavoce della Casa Bianca. Ma si è ritrovato frenato da Merkel e anche da Draghi, di fatto la voce del pragmatismo del vecchio continente già emerso ieri nel vertice di coordinamento europeo al G7 con Macron, von der Leyen e Michel. Un vertice in cui ha prevalso la linea tedesca, ma anche italiana, sulla necessità di un “approccio articolato” con la Cina.

Perché da quando è stata lanciata da Xi Jinping nel 2013, la ‘Belt and road initiative’ cinese si è diramata in più di 100 paesi al mondo in settori chiave come le ferrovie, i porti, le autostrade e altre infrastrutture. Biden vuole contrapporvi la ‘Build back better world initiative’, programma che mobiliterebbe capitali del settore privato in settori come il clima, la sanità, il digitale, la parità di genere, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito per sfidare la presenza cinese. A Carbis Bay i sette leader trovano l’intesa su questo piano, ma non è ancora chiaro come funzionerebbe, quanto capitale verrebbe investito.

Ma, malgrado le differenze di approccio, l’intesa raggiunta contro Pechino non è poca roba. Di fatto, innesca un ciclo nuovo nei rapporti tra oriente e occidente. “Le conclusioni del G7 di Biarritz nel 2019, nemmeno la citavano la Cina”, ricorda il portavoce della Casa Bianca.

Quello di tre anni fa, del resto, era un G7 con Donald Trump. Erano gli anni della crisi dell’asse transatlantico. Gli anni in cui l’Europa guardava intensamente a oriente, intensificando il lavoro avviato nel 2013 per un accordo sugli investimenti con Pechino, siglato lo scorso dicembre sotto la presidenza di turno tedesca. A Biarritz per l’Italia c’era Giuseppe Conte, in uscita dal suo primo governo M5s-Lega che aveva appena firmato il memorandum d’intesa con Pechino: l’Italia fu il primo paese del G7 a siglare l’accordo con i cinesi sulla nuova via della seta.

Il G7 in Cornovaglia invece segna il ritorno del club dei paesi più industrializzati e delle democrazie dell’occidente (più il Giappone, storicamente anti-cinese) su una scena mondiale che nel frattempo si è complicata. “Ma non c’è paragone col passato”, dice una fonte molto vicina alla discussione di Carbis Bay. “Il G7 era caos assoluto, si passava il tempo a cercare di tenerlo insieme. Adesso non ci si deve preoccupare di questo. Si può avere una discussione franca senza necessariamente esordire con un ‘No, la Russia non rientrerà mai nel G7’”, che tornerebbe G8. Attenzione: è solo un esempio del nuovo clima, il tema non è in agenda. Ma già il fatto che venga citato ‘pour parler’ è indicativo dei cambiamenti in corso: in parallelo alla ‘guerra’ commerciale contro Pechino, Biden tenta il dialogo con Vladimir Putin, che incontrerà mercoledì a Ginevra. 

Articolo proveniente da Huffington Post Italia