• Dom. Giu 20th, 2021

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Pochi investimenti pubblici per gli impianti per i rifiuti urbani. La denuncia della Corte dei Conti

Rispondendo a chi lamentava la scarsità dei finanziamenti nel PNRR per gli impianti per i rifiuti urbani, avevo scritto su queste pagine che “Per l’adeguamento della rete impiantistica  le difficoltà non sono di autofinanziamento, ma di programmazione e di autorizzazione”.

Un recente rapporto della Corte dei conti (Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica) sviluppa un approfondimento sui finanziamenti pubblici all’impiantistica per la gestione dei rifiuti urbani, nel periodo 2012-2020, con i dati  forniti  dal sistema di monitoraggio delle opere pubbliche della Banca dati delle Amministrazioni pubbliche e che hanno come soggetti attuatori, per la gran parte dei progetti (87%) e una parte consistente dei finanziamenti (49%), i Comuni e le Società degli enti locali, per la parte restante le Regioni e le Province ( 23%)  e altri soggetti pubblici.

Il tasso di utilizzo di questi investimenti pubblici risulta molto basso: nel periodo 2012-2020, a fronte di 1.548 milioni di euro  stanziati per l’impiantistica dei rifiuti urbani, risultano avviate  opere solo per  971 milioni (il 62% del finanziamento disponibile). I pagamenti effettuati  si sono fermati a soli 316 milioni: in 8 anni si è speso solo il 20% dei finanziamenti pubblici stanziati e solo il 33% di quelli impegnati per le opere avviate. 

Interessante è anche la tipologia degli impianti finanziati e dei relativi pagamenti effettuati. La gran parte dei progetti finanziati riguarda centri di raccolta, di riuso e selezione dei rifiuti urbani che in totale riguardano 1.142 progetti per un importo stanziato di 248 milioni, spesi al 38%. Seguono, per numero di progetti, le discariche finanziate con risorse pubbliche: sono ben 213  per un importo di  248 milioni di euro, spesi al 30%.  

Colpisce il basso grado di realizzazione degli impianti di riciclo dei rifiuti urbani, in particolare quelli per la frazione organica- per il  compostaggio, il biogas e la digestione anaerobica – con 80 impianti finanziati, per  circa 372 milioni e con pagamenti effettuati pari solo al 12,5% dello stanziamento. La Corte dei conti presenta anche un’analisi dei 20 progetti più consistenti in termini di ammontare del finanziamento ricevuto,  che da soli  impegnano il 38 per cento dei finanziamenti totali: tutti questi progetti riguardano impianti collocati al Sud. Dei 585 milioni stanziati per questi impianti più grandi, risultano effettuati pagamenti solo per  32 milioni, pari ad un modesto 5,5%. Fra questi impianti più consistenti con progetti finanziati, ma con  quasi zero pagamenti, non vi sono solo due inceneritori, uno in Sardegna e uno in Calabria, ma anche ben 9 impianti di compostaggio, previsti in Campania e in Puglia.

Va sottolineato che questi dati non riguardano gli investimenti complessivi nel settore dei rifiuti. Sempre secondo la Corte dei conti, nel periodo 2012-2018, sulla base di dati ISTAT, risultano complessivamente investiti nel settore dei rifiuti ben 9,2 miliardi, per il 76% da parte delle imprese, private o a partecipazione pubblica: una quantità di gran lunga superiore a quelli analizzati dalla Corte dei conti, limitati ai finanziamenti pubblici per l’impiantistica dei soli rifiuti urbani.

Da questa analisi della Corte dei conti possiamo quindi dedurre che c’è un problema specifico molto serio: un basso tasso di utilizzo dei finanziamenti pubblici per l’impiantistica dedicata ai rifiuti urbani. Con alcune ulteriori specificazioni: risultano relativamente più agevoli gli investimenti pubblici di piccola dimensione per la raccolta dei rifiuti urbani; le discariche finanziate dai Comuni sono ancora un bel numero; gli impianti di trattamento e riciclo utilizzano una quota di finanziamenti pubblici addirittura minore delle discariche e della media: il 12,5% rispetto al 30% per le discariche e della media del 20%. Per il Sud è confermata la necessità di una specifica attenzione: a fronte di una carenza di disponibilità di impianti, in particolare per il trattamento della frazione organica, si continua a non realizzare quelli già decisi e finanziati con risorse pubbliche.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia