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Il messaggio di Matteo ai genitori, prima di avvelenarsi: “Non datevi colpe che non avete

“Non datevi colpe che non avete, ho dissimulato molto bene. Siete stati i genitori migliori che potessi desiderare”. Matteo Cecconi ha scritto questa frase indirizzata al padre e alla madre, prima di avvelenarsi. Il 18enne studente
dell’Istituto tecnico industriale Fermi di Bassano si è tolto la vita il 26 aprile in una pausa tra una lezione e l’altra della didattica a distanza.

Quella mattina, Matteo era collegato a un sito, “Sanctioned Suicide”, una community con 17 mila iscritti in tutto il mondo da lui seguita dal 12 aprile. Lo stesso sito che la Procura di Roma nei giorni scorsi ha oscurato ravvisando il reato di istigazione al suicidio. L’identico capo di accusa per cui i magistrati della Capitale hanno avviato un’inchiesta dopo la denuncia di due famiglie, quelle di Fabio e Paolo, due 19enni che hanno scelto di morire esattamente come Matteo. Proprio come lo studente bassanese, i due ragazzi aveva acquistato su un sito Internet il nitrito di sodio e proprio come lui erano entrati nella community ‘Sanctioned Suicide’. Il padre di Matteo ha scoperto la cosa setacciando il computer del figlio, alla ricerca di una spiegazione al gesto estremo.

Si legge sul Corriere della sera: 

Lui entra nella community, di cui faceva parte dal 13 di aprile, e descrive cosa sta facendo agli undici sconosciuti connessi. Morirà avvelenato, rivela. Ha già preso un farmaco, spiega, conterà i minuti giusti per prendere anche il nitrito di sodio e poi aspetterà che tutto faccia effetto, «auguratemi buona fortuna», chiede alle 9.33. «Fai buon viaggio» gli risponde una ragazza alle 9.50. E cita Cesare Pavese, scrittore morto suicida, «La fine della sofferenza è iniziata». «Grazie» risponde Matteo. «Ho notato che ti piace Pavese, anche a me». Non c’è nessuno che scriva «fermati», «non farlo», o qualcosa del genere.

Il genitore afferma di pensare che il figlio avesse maturato da tempo la decisione di togliersi la vita ma “sul sito in cui navigava quella mattina ha trovato persone che l’hanno accompagnato nella sua scelta e assecondato”. L’uomo dice di provare “rancore nei confronti di chi consente che siti come quello possano esistere”.

Nei messaggi per Matteo non c’è una sola frase che possa essere letta come istigazione al suicidio e la Procura di Vicenza è orientata a chiedere l’archiviazione del caso. Ma non è questo il punto. Il padre di Matteo, Alessandro, dice che il punto è monitorare e chiudere siti del genere, anche se la sua onestà intellettuale gli fa ammettere che «no, non credo che Matteo abbia maturato la decisione di uccidersi navigando in quel sito. Era diventato nichilista, leggeva Baudelaire e ragionava di continuo sul tema dell’esistenza, maturando la convinzione che fra la vita e la morte non ci sia alcuna differenza». Il punto è anche «spingere sull’identità digitale contro l’anonimato su internet».

Articolo proveniente da Huffington Post Italia