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Governo non decide su AstraZeneca, le Regioni fanno da sole

Ansa

Camilla Canepa, la diciottenne di Sestri Levante, vaccinata con AstraZeneca il 25 maggio durante l’open day per gli over 18 e ricoverata da domenica scorsa al San Martino di Genova a causa di una trombosi, non ce l’ha fatta. È morta nel pomeriggio e la famiglia ha deciso di donare gli organi. Mentre avveniva tutto questo, il Comitato tecnico scientifico era ancora riunito, in una sorta di consultazione permanente iniziata 36 ore prima. L’obiettivo del Cts è stilare un parere sull’utilizzo del vaccino anglo-svedese contro Covid alla luce degli effetti collaterali che si sono verificati nelle fasce d’età più basse, soprattutto dai quarant’anni in giù e in particolare sulle donne. Ma a tarda sera un testo scritto, definitivo, chiaro, non c’è. Eppure entro domani, prima dunque degli open day del week end, il ministero della Salute dovrà pronunciarsi. Con ogni probabilità non sarà messa nero su bianco l’esclusione di determinate fasce d’età, quelle più a rischio, ma ci sarà una forte raccomandazione affinché AstraZeneca venga somministrato agli over 60. Un indirizzo quindi, che potrebbe lasciare i presidenti di Regione sempre più spaesati.

 

Una foto di Camilla Canepa presa dal suo profilo Facebook. La 18enne di Sestri Levante ricoverata domenica al S.Martino di Genova dopo una trombosi al seno cavernoso e operata per la rimozione del trombo e ridurre la pressione intracranica, è morta. Era stata vaccinata con AstraZeneca il 25 maggio nell'open day per gli over 18. PROFILO FACEBOOK CAMILLA CANEPA ++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ ++HO – NO SALES EDITORIAL USE ONLY++

Tante le voci degli scienziati che si sono espresse con grande preoccupazione, ma anche molta confusione che permane. Si era detto che il parere del Cts sarebbe arrivato nel pomeriggio, ma nulla da fare. E questa condizione non fa altro che alimentare una richiesta di chiarezza. Arriva dal centrodestra che fin da subito cavalca il caso con Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Giovanni Toti. “Vaccini a bimbi e ragazzi ‘sconsigliati’ dai Paesi europei, riviste scientifiche e medici. Stop, sulla salute dei nostri figli e nipoti non si scherza”, twitta il leader della Lega. Ma lo spaesamento è nel Paese, tanto è vero che città e Regioni vanno in ordine sparso. Dopo Napoli e Liguria, ora anche la Sicilia ha deciso di non somministrare più AstraZeneca alle persone che hanno meno di sessanta anni.

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha parlato nell’Aula del Senato ricordando che “il 7 aprile 2021 il dicastero, con una circolare oggi vigente ha raccomandato un uso preferenziale del vaccino AstraZeneca nelle persone di età superiore a 60 anni”. Da domani il concetto di “uso preferenziale” verrebbe eliminato, lasciando quindi una forte raccomandazione di uso per over 60. Ma ciò non significa escludere le fasce d’età più basse come oggi hanno continuato a chiedere alcuni componenti del Comitato tecnico scientifico e anche il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri per il quale vanno escluse dalla vaccinazione con AstraZeneca la persone con meno di cinquant’anni.

Ci sono due piani quindi che vanno a scontrarsi. Quello scientifico e quello politico. Il primo ricorda che il vaccino è stato definito efficace sia dall’Ema sia dell’Aifa dai 18 anni in su. E dare oggi delle indicazioni per escludere i più giovani significherebbe farlo per sempre. Oggi l’andamento epidemiologico, con i nuovi casi stabilmente bassi, lo consentirebbe ma domani chissà. “Potrebbe servire una nuova campagna vaccinale di massa e non si può fare a meno di AstraZeneca”, viene fatto notare da ambienti di governo che stentano a seguire il parare più restrittivo degli scienziati.

Anche l’Agenzia italiana del farmaco frena rispetto al Comitato tecnico scientifico. Fa notare che i casi di trombosi venose intracraniche e in sede atipica in soggetti vaccinati con Vaxzevria di AstraZeneca sono in linea con quanto osservato a livello europeo: 1 caso ogni 100.000 prime dosi somministrate e prevalentemente in persone con meno di 60 anni. E nessun caso è stato segnalato dopo la seconda dose. Un modo per dire che non c’è la necessità di mettere rigidi paletti ed escludere i più giovani. Anche perché molti over 60 sono già stati vaccinati, ciò significa che molte dosi di AstraZeneca resterebbero in frigo.

Inoltre con l’esclusione dei più giovani si andrebbe ad aprire anche un nuovo caso, a lungo esaminato dal Comitato tecnico scientifico. Resta infatti aperto il dibattito sulla possibilità di somministrare una dose diversa (cosiddetta ‘eterologa’) agli under 60 che hanno ricevuto la prima con AstraZeneca e sulla valutazione dei tempi del richiamo. Anche su queste si cercano, ma ancora non si trovano, parole chiare.

Articolo proveniente da Huffington Post Italia