• Ven. Lug 30th, 2021

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Costruzioni e manifattura trainano la ripresa italiana, poi toccherà al Recovery Plan

Nel primo trimestre 2021 il PIL italiano ha mostrato una migliore reattività congiunturale rispetto alle altre maggiori economie dell’area dell’euro. Infatti, il nostro PIL è cresciuto dello 0,1% rispetto al quarto trimestre 2020, mentre gli altri Paesi hanno fatto registrare andamenti meno positivi: Francia -0,1%, Spagna -0,5%, Paesi Bassi -0,5%, Germania -1,8%.

Ciò è avvenuto nonostante che in Italia il ciclo dei consumi nel primo trimestre dell’anno fosse ancora molto frenato, mentre è evidente che esso potrà acquistare una dinamica man mano più positiva nel secondo trimestre e in quelli successivi con l’avanzamento della campagna vaccinale, che già procede molto bene, e con il progressivo venir meno delle restrizioni alla mobilità delle persone e il ripristino di una normale socializzazione.

Vi sono grandi aspettative, in particolare, riguardo a una forte ripresa del turismo in Italia sia da parte degli italiani sia dei visitatori stranieri. Pertanto, si moltiplicano previsioni relativamente ottimistiche per la crescita del PIL nazionale nel 2021 e nel 2022, confidando anche in una efficace applicazione del PNRR da parte del governo Draghi.

Se raffrontiamo i dati destagionalizzati di contabilità nazionale del primo trimestre 2021 non con quelli del primo trimestre 2020 (già influenzato dal Covid-19) bensì con quelli del primo trimestre di due anni fa, osserviamo che al PIL italiano dei primi tre mesi di quest’anno mancano grosso modo circa 28 miliardi di euro in termini reali rispetto a ventiquattro mesi orsono, attribuibili quasi in toto a minori consumi delle famiglie e in minima parte a una minore domanda estera netta mentre gli investimenti fissi lordi e la spesa pubblica risultano invece complessivamente superiori di circa 4 miliardi ai livelli del primo trimestre 2019.

Se poi guardiamo allo spaccato disaggregato dei consumi privati, osserviamo un secondo aspetto fondamentale. Ciò che è mancato nel primo trimestre di quest’anno rispetto al primo trimestre di due anni fa non sono tanto i consumi di beni, rimasti sostanzialmente invariati, quanto i consumi interni di servizi e la spesa sul territorio nazionale degli stranieri, a seguito del lockdown italiano e della paralisi del turismo internazionale.

Sappiamo poi che le famiglie italiane hanno risparmiato molto negli ultimi dodici mesi. Ma ciò è avvenuto non tanto perché vi sia stata una crescita volontaria della propensione aggregata al risparmio (se non, ovviamente, da parte di chi ha avvertito incertezze personali circa la propria posizione lavorativa) bensì perché la maggior parte degli italiani non ha potuto spendere come d’abitudine in vacanze, ristoranti, attività sportive, culturali e ludiche, ecc. Dunque, c’è un enorme margine potenziale di ripresa dei consumi delle famiglie italiane e del turismo straniero nei prossimi trimestri.

Nello stesso tempo, dal lato dell’offerta, nel confronto con le altre due principali economie dell’Eurozona i dati Eurostat mostrano chiaramente che nel primo trimestre 2021 il nostro PIL è stato ancora molto rallentato dal valore aggiunto del settore commercio, trasporti e turismo (vedi grafico), proprio a causa delle ridotte possibilità di movimento e socializzazione delle persone. Ciò è avvenuto anche in Francia mentre la Germania nel 2020 ha risentito di un minor calo di questo settore perché, di fatto, i tedeschi non hanno sperimentato un duro lockdown durante la prima ondata della pandemia (a differenza di Italia e Francia).

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Per contro, nel primo trimestre 2021 l’Italia è passata in testa per crescita del valore aggiunto nel settore manifatturiero e soprattutto nell’industria delle costruzioni rispetto a Germania e Francia (vedi gli altri due grafici). Ciò è dovuto a cause precise. Primo. La manifattura italiana si è rafforzata enormemente negli anni scorsi con il Piano Industria 4.0 e nel periodo pre-pandemia ha progressivamente superato per tassi di crescita la Germania consolidando altresì una migliore dinamica della produttività del lavoro manifatturiero rispetto a tutte le altre economie del G7 e anche rispetto alla Spagna: un evento mai avvenuto nella storia dell’euro, che evidenzia un rafforzamento competitivo della nostra industria di cui non si è ancora acquisita piena consapevolezza da parte degli osservatori. Anche nella fase di ripresa post-pandemia il nostro Paese sta ora guidando la ripresa manifatturiera dell’Eurozona e l’indice del valore aggiunto trimestrale sta rapidamente riguadagnando i livelli precrisi. Secondo. A ciò si aggiunge una dinamica del valore aggiunto delle costruzioni in Italia nettamente migliore che in Germania e Francia, grazie ai vari bonus messi in campo nel nostro Paese a favore dell’edilizia.

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In conclusione, la ripresa italiana già oggi appare forte grazie a manifattura e costruzioni; potrà inoltre contare su un significativo rimbalzo della spesa privata sul territorio nazionale quando le famiglie italiane e i turisti stranieri riprenderanno gradualmente a condurre una vita normale.

Ma soprattutto giocherà d’ora in poi un ruolo cruciale l’attuazione del PNRR. Quest’ultimo fattore appare essenziale per innalzare il potenziale di crescita del nostro PIL nel medio termine, per gestire il progressivo riequilibrio tra economia e conti pubblici e per ammodernare il nostro sistema-Paese (soprattutto dal lato pubblico), nonché per finalizzare con successo le due transizioni ecologica e digitale.

Se Draghi e i suoi ministri (a cominciare da Cingolani e Colao) non verranno ostacolati nella realizzazione del PNRR dai partiti e dalla burocrazia che opprime da sempre il nostro Paese, la crescita del PIL italiano nei prossimi anni sarà assicurata.    

Articolo proveniente da Huffington Post Italia