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Comuni paralizzati dalle inchieste, così è impossibile amministrare

DiRed Viper News Manager

Giu 10, 2021

Qual è il perimetro delle responsabilità di un sindaco? La domanda torna di attualità dopo il caso della sindaca di Crema che ha ricevuto un avviso di garanzia perché un bambino si è schiacciato un dito all’asilo. L’episodio ha spinto l’Anci a valutare di presentare una proposta di legge per ridurre gli effetti della Severino ed evitare la cosiddetta “paura della firma” che paralizza le iniziative degli amministratori pubblici ogni volta che la magistratura entra con un’indagine in decisioni che riguardano la pubblica amministrazione.

C’è infatti una serie di reati, a partire dall’abuso d’ufficio, che finiscono per condizionare l’andamento della vita pubblica. Il nodo della questione sta nella difficoltà di bilanciare l’esigenza di verifica della regolarità di atti e decisioni che compete all’autorità giudiziaria con la discrezionalità e la possibilità di azione che invece compete al pubblico amministratore. Spesso si crea uno sbilanciamento per cui l’azione giudiziaria interferisce con quella amministrativa e la paralizza. Questo sbilanciamento diventa una spada di Damocle sulla testa di ogni amministratore pubblico. Tanto che quello del sindaco sembra quasi essere diventato un incarico rischioso che può esporre alla gogna mediatico-giudiziaria per un nonnulla. Con il risultato di ritrovarsi per anni nel limbo della giustizia per poi essere assolti.

Secondo alcune statistiche raccolte dall’Anci, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi le indagini sui sindaci finiscono in una bolla di sapone e solo il 2% dei procedimenti si conclude con una sentenza di condanna definitiva. I primi cittadini, dunque, lamentano di incorrere in responsabilità, anche penalmente rilevanti, sproporzionate rispetto ai poteri loro attribuiti che sono poteri di puro indirizzo politico. Di qui la richiesta di una modifica della legge.

“Il parlamento ci ha abbandonato. Ora va riformato l’abuso d’ufficio” – Vincenzo Figliolia (Pozzuoli)
«Bisognerebbe domandarsi fin dove si spinge la responsabilità di un sindaco che certo non ne ha sulla funzione gestionale che compete a dirigenti e funzionari – riflette Vincenzo Figliolia, sindaco di Pozzuoli – E bisognerebbe anche comprendere bene alcune norme del codice penale, per esempio per quanto riguarda l’abuso di ufficio. I sindaci hanno una missione delicatissima e una responsabilità enorme e spesso il Parlamento li ha lasciati soli nella grande sproporzione tra responsabilità e problemi reali. Chi non ha mai fatto il pubblico amministratore a livello locale non si rende conto della complessità e dei molteplici problemi che si possono avere dalla mattina alla notte, h24, per occuparsi di tutti, dai servizi alla sicurezza. La mia città, Pozzuoli, ha circa 90mila abitanti, è la quinta della Campania: è come se fossi l’amministratore delegato di un’azienda con 90mila persone. C’è un mondo sulle spalle di un primo cittadino».

“C’è una sproposizione evidente tra poteri e incombenze” – Ciro Buonajuto (Ercolano)
«Non è un caso che nessun politico voglia fare il sindaco – osserva Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano e coordinatore regionale di Italia Viva – C’è una sproporzione eccessiva tra le responsabilità e le competenze di un sindaco, che si parli di una grande città o di un piccolo centro. Per questo credo che bisogna introdurre delle novità nel Testo unico degli enti locali. Faccio un esempio: l’abuso d’ufficio, reato che ha un perimetro non molto chiaro, scatena il terrore della firma. Tutti hanno paura di commetterlo perché non si comprende bene quale sia la fattispecie concreta che possa definirlo e questo comporta che alla fine il sindaco ha responsabilità incredibili ma competenze limitate. Di fatto la macchina amministrativa la muovono funzionari e dirigenti, non certo il primo cittadino. Ciò che è accaduto al sindaco di Crema ne è la prova: come fa la porta nella quale si è chiuso il dito il bambino a stare sotto il potere di di controllo del sindaco?»
“In pochi anni 2mila accessi negli uffici e otto procedimenti penali” – Vincenzo Catapano (San Giuseppe Vesuviano)
«Il rischio di finire sotto inchiesta può condizionare e può diventare un’inibizione, spingendo a pronunciare la fatidica frase “chi me lo ha fatto fare” – dice Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano e responsabile degli enti locali per la Lega in Campania – Ho dovuto affrontare sette/otto procedimenti penali, tutti archiviati, uno solo risolto in udienza preliminare pochi mesi fa per abuso d’ufficio e sono stato scagionato da qualsiasi accusa. La riforma sulla separazione delle competenze è stata fatta, la gestione spetta ai dirigenti ma resta facilissimo per un sindaco finire coinvolto in vicende giudiziarie. L’abuso d’ufficio è come il sale in ogni minestra. In otto anni che sono sindaco ho avuto 2mila accessi; tra l’altro la mia città è quella che ha ricevuto più finanziamenti europei per il maggior numero di lavori strutturali in Campania. Attualmente a San Giuseppe Vesuviano ci sono 15 cantieri aperti: altri, al mio posto, si sarebbero scoraggiati e ritirati in buon ordine».
“Dateci la possibilità di nominare anche i dirigenti dei nostri enti” – Gaetano Cimmino (Castellammare)
«Dobbiamo formalizzarci sui poteri che sono assegnati dalla legge ai primi cittadini – suggerisce Gaetano Cimmino, sindaco di Castellammare e vicepresidente dell’Anci regionale – Un sindaco, nel corso del proprio mandato, è esposto ad ampie responsabilità mentre i poteri sono fermi a quelli di indirizzo politico, perché i poteri gestionali sono demandati ai dirigenti. Va quindi rivista la legge dovrebbe consentire a un sindaco di amministrare ed espletare il proprio mandato in maniera chiara. Se oggi la politica è in crisi e si aggrappa a espressioni di civismo è anche per questo motivo. Noi sindaci non chiediamo immunità o impunità ma solo di essere liberati da responsabilità che non sono nostre. Un’alternativa potrebbe essere quella di consentire al sindaco che si insedia si nominare non solo la giunta, ma anche tutti i dirigenti scelti tra persone di sua fiducia in modo tale da assumersi non solo la responsabilità politica ma anche amministrativa».

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