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Alessandro Profumo e Fabrizio Viola nella morsa dei Pm: un film già visto

DiRed Viper News Manager

Giu 10, 2021

Si ripete un film già visto. La Procura di Milano che è tutt’altro che facilona o indulgente nelle sue proposte, specialmente se avanzate al termine di indagini in materia bancaria e finanziaria, aveva chiesto l’archiviazione delle indagini condotte per presunte false comunicazioni sociali a carico di Alessandro Profumo, Fabrizio Viola e Paolo Salvadori, all’epoca, nell’ordine, presidente, amministratore delegato e presidente del collegio sindacale del Montepaschi. Il Gip non ha accolto la richiesta, ha acquisito una nuova perizia, ha promosso un incidente probatorio e, al termine, inviando alla Procura la perizia stessa e altre memorie, ha fissato il termine di 45 giorni entro il quale chiedere eventualmente il rinvio a giudizio oppure reiterare la richiesta di archiviazione.

Le contestazioni vertono sulla classificazione dei crediti deteriorati del Monte iscritti a bilancio nel periodo dal 2012 al 2015. Si tratta di una materia quanto mai opinabile, dipendente dagli indirizzi contabili non sempre univoci, a maggior ragione in un periodo di crisi, quale quello attraversato ai tempi e che potrebbe coinvolgere molti altri istituti che hanno dovuto agire in uno “stato di eccezione”. Ciò a prescindere dalla correttezza delle contabilizzazioni, dovendosi ascoltare l’altra campana, le persone indagate che certamente hanno argomentazioni a loro sostegno. Certamente non è sufficiente una perizia, in linea generale contestabile come ogni mezzo di aiuto a una presunta prova. Profumo e Viola, in particolare, furono ripetutamente pregati di assumere le rispettive cariche in un Monte sull’orlo della decozione. Non avrebbero avuto difficoltà a ricoprire incarichi in altri istituti e imprese, date le riconosciute doti di competenza, esperienza, idoneità e considerata altresì la diffusa stima nonché il prestigio di cui godevano e godono. In precedenza, su di un altro filone di indagine, la Procura per ben tre volte aveva richiesto l’archiviazione e, invece, la vicenda è finita in primo grado con la condanna dei due banchieri a sei anni, in particolare, per una presunta manipolazione del mercato.

La sentenza, che ha suscitato un diffuso stupore, è stata prontamente impugnata. Eppure i due esponenti hanno ricordato, non smentiti, di non essersi discostati dalle indicazioni della Vigilanza della Banca d’Italia, tutt’altro. Vi è di più: si erano allineati agli indirizzi delle diverse autorità di controllo. Mancava comunque alcuna seria motivazione che spiegasse un solo appena valido interesse alla manipolazione. Quanto sta accadendo può essere ricondotto da qualcuno alla dialettica fisiologica tra funzione inquirente e funzione giudicante, anche se molto spesso è la prima che si caratterizza per la durezza delle conclusioni e delle richieste. Ma la ripetizione di proposte non accolte deve indurre a riflettere. Se si dovesse diffondere il convincimento che l’ottemperare alle indicazioni delle autorità di controllo o, comunque, l’essere in armonia con le prescrizioni date in generale non esclude affatto di poter poi essere indagato, processato e condannato per quel che si è deciso e fatto in coerenza con i suddetti indirizzi, si piomberebbe nella più grave indeterminatezza.

Certo, la promozione dell’azione penale è obbligatoria, ma occorre pure tenere non in una secondaria considerazione i procedimenti amministrativi verificatisi e la coerenza dei soggetti che sono sottoposti a particolari forme di supervisione. Si ricordi che i preposti a quest’ultima funzione rispondono solo di dolo o colpa grave. Quanto ai crediti deteriorati, come accennato, su di essi, sulla loro contabilizzazione, sulla loro sistemazione sono state emanate caterve di norme dalle autorità nazionali e da quelle europee, ivi inclusi gli organismi contabili, con la sospensione, a un certo punto, di specifici indirizzi per gli impatti della crisi.

È materia di particolari esperti sulla quale appare difficilissimo individuare comportamenti dolosi. In ogni caso, specifici provvedimenti dell’Autorità giudiziaria, pur dovendosi ritenerli sempre limitati al caso giudicato, tuttavia hanno un effetto-alone sulla comunità bancaria di cui bisogna che le istituzioni competenti tengano conto. Sarebbe singolare che per le gravissime vicende del Monte, che coinvolgono responsabilità anche istituzionali, a pagare fossero Profumo e Viola che hanno fatto del loro meglio per salvare la Banca, la quale ha potuto riprendere un cammino di risalita, anche se non facile e non scontato.

L’articolo Alessandro Profumo e Fabrizio Viola nella morsa dei Pm: un film già visto proviene da Il Riformista.