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Servizi: Draghi caccia Vecchione e nomina Belloni al Dis, sui servizi Renzi batte Conte

DiRed Viper News Manager

Mag 13, 2021

Il partito di Conte e di Crimi ieri sera ha incassato due pesanti sconfitte. Il generale Vecchione, molto vicino all’ex premier, è stato sostituito con Elisabetta Belloni alla guida del Dis. Belloni, con una brillante carriera alla Farnesina, era stata valorizzata ai vertici con Renzi e Gentiloni. Mario Draghi ha poi commissariato l’Anpal, sovrastrutturata dai Cinque Stelle che ne avevano fatto uno dei perni del loro governo. È proprio Renzi ad applaudire le due scelte del premier: «La nomina di Elisabetta Belloni alla guida del Dis è un’ottima scelta per le istituzioni italiane. E il fatto che si commissari Anpal, rimandando in Mississippi il padre del reddito di cittadinanza e dei navigator è un’ottima notizia. Due passi in avanti».

Ma non è solo questa la brutta notizia per i grillini. Movimento e Rousseau si fronteggiano a muso duro. Il database degli iscritti, paradosso di questo finale di stagione per chi aveva fatto della trasparenza uno sbandierato vessillo, non è accessibile per nessuno. E Giuseppe Conte, non iscritto al partito ma solo all’ordine degli avvocati, non ha ancora trovato il modo di puntare sul cavillo vincente. Ha intanto mosso un pedone sulla scacchiera, chiedendo a Vito Crimi di farsi avanti con il Garante della Privacy. Crimi però avrebbe bleffato, nel dichiarare che il Garante gli farà avere un parere sulla titolarità dei dati degli iscritti al Movimento. O meglio: avrebbe tentato una superfetazione, andando a chiedere in realtà all’Authority dei dati – tramite un semplice accesso agli atti – soltanto di conoscere il procedimento risalente ad un data breach del 2017. Un episodio relativo alla sicurezza dei dati custoditi dall’Associazione Rousseau. Chiunque avesse avuto titolo per presentare un accesso agli atti, anche solo in qualità di parlamentare del Movimento, avrebbe potuto compiere lo stesso passaggio: non abbastanza per sostenere di essere il titolare dei dati oggetto del contendere, ma argomento a sostegno di chi sta intavolando la trattativa con Davide Casaleggio.

Ufficialmente, il Movimento fa sapere di attendere che il Garante della privacy si pronunci sui dati degli iscritti che ritiene suo diritto ricevere, ma che l’Associazione Rousseau giudica sia contra legem fornire in assenza di un rappresentante legale. Crimi avrebbe promesso ai parlamentari rimasti fedeli a Conte che in settimana dovrebbe arrivare la risposta. Entro dieci giorni al massimo, ipotizzano fonti pentastellate assicurando che l’ex premier Conte sia certo di avere dalla sua la ragione. Ma non si esclude che nel ginepraio della contesa, si possa optare, nonostante Crimi la abbia esclusa come ipotesi, per la nascita di un nuovo Movimento, con un nuovo simbolo, votato su una piattaforma alternativa a quella di Casaleggio. Lo strumento digitale sarebbe già stato individuato con fornitori nuovi.

Prerequisito: non aver mai avuto a che fare con Casaleggio, conditio sine qua non per aprire una stagione inedita. Una volta attivata la nuova piattaforma di democrazia digitale si potrà aprire la conta per vedere quanti, tra eletti e attivisti, seguiranno questa strada. Fonti interne prevedono un’emorragia importante: il patrimonio simbolico del M5S – fatto di miti e di illusioni nate nelle piazze dei Vaffa e poi infrantesi una a una – non sarebbe facile da barattare con il partito moderato di Conte, stampella del Pd nato grazie ad accordi tra segreterie romane, nei palazzi.

A monte brucia l’irrisolta questione della decisione degli Stati generali, ad oggi mai attuata, di eleggere online un direttivo M5s a cinque. Per fare muro contro le richieste del Movimento di avere i nomi e i cognomi degli iscritti Rousseau ha scritto un lungo post in cui sottolinea la mancanza di un ‘titolare’ che rappresenti M5s e ha sottolineato, senza nominarlo, che in ogni caso Conte non è titolato a farne domanda. Da Cagliari, l’avvocato Silvio Demurtas ci conferma di aver presentato le credenziali presso gli uffici di Casaleggio, chiedendo di ricevere il database degli iscritti sulla base della sentenza della corte d’Appello sarda. Ma niente: Rousseau fa orecchie da mercante.

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