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Referendum sulla giustizia, la battaglia non va lasciata solo alla Lega

DiRed Viper News Manager

Mag 12, 2021

Tutto quello che sta accadendo nella magistratura dimostra che siamo di fronte ad una situazione assolutamente straordinaria che già oggi sta cambiando in modo imprevedibile gli equilibri istituzionali e politici nel nostro Paese. Dal 1992-94 fino ai giorni nostri la “magistratura associata” con le buone e con le cattive (a dir la verità più con le cattive che con le buone) ha conquistato il potere reale nel nostro Paese, annichilendo i partiti e i loro leader, e mettendo in soggezione anche i grandi gruppi economico-finanziari. A questo proposito vanno ricordate le lettere-confessioni-genuflessioni inviate al decollo di Mani Pulite da Cesare Romiti e da Carlo Debenedetti (ognuno per conto suo) al pool dei pm di Milano nelle quali essi riconoscevano di aver pagato un certo numero di tangenti, ma che ciò era avvenuto perché erano stati concussi da quei terribili personaggi che erano i segretari politici e amministrativi dei partiti.

La versione fu presa per buona anche dal pool perché in questo modo tutti i giornali controllati dalla Fiat e dalla Cir si misero agli ordini dei magistrati inquirenti di Milano. I partiti prima rinunciarono alla immunità parlamentare e poi al finanziamento pubblico. Da allora il potere della magistratura è cresciuto a dismisura senza più limiti e condizionamenti arrivando a mettere assieme il potere giudiziario con larghe quote del potere politico. Ma alla lunga il troppo stroppia. Infatti adesso che cosa sta succedendo? Che la magistratura sta implodendo non per un attacco dall’esterno che nessuno osa rivolgerle, quanto perché al suo interno si sono aperti più scontri senza esclusione di colpi che per di più nessuno sta arbitrando. Il presidente della Repubblica dovrà prendere il toro per le corna: alla lunga questa è una situazione che presenta altissimi rischi per tutto il quadro istituzionale, c’è il pericolo che l’implosione della magistratura trascini con sé tutto il resto.

Ora si pone il problema del che fare. Una carta è certamente costituita dai referendum che stanno preparando i Radicali. Ci auguriamo che intorno ad essi si crei il più vasto consenso possibile e che essi non siano cavalcati solamente da una forza politica (la Lega) per ragioni strumentali. Ciò detto però sarebbero auspicabili anche interventi incisivi presi da questo Parlamento. A nostro avvisto la misura chiave sarebbe lo sdoppiamento delle carriere, con due Csm eletti per sorteggio, in modo da sottrarli al vincolo delle correnti. Un programma minimo che è anche un programma massimo vista la dialettica politica in corso e l’incisività di una misura di questo tipo.

Tuttavia c’è un modo per non farne niente: è a nostro avviso quello scelto da Marcello Pera di cui abbiamo sempre apprezzato la vivacità intellettuale. Infatti la proposta di dividere le carriere per mettere i pm sotto il controllo dell’esecutivo rischia di andare in bocca al lupo per due ragioni di fondo. In primo luogo perché quella è esattamente la motivazione usata da una parte cospicua della magistratura per respingere una proposta che ne metterebbe in questione l’autonomia.

Ma a onor del vero anche noi saremmo contrari alla creazione di un autentico mostro quale sarebbe, nella concreta situazione italiana, la magistratura inquirente sottoposta all’esecutivo. D’altra parte gli esempi europei sono molteplici, ma nessuno di essi è convincente, dalle esperienze polacche e ungheresi alla stessa vicenda francese che ha provocato molteplici casi assai discutibili. A nostro avviso conviene invece rimaner fermi sul punto decisivo: quello di dividere la magistratura giudicante da quella inquirente con la piena autonomia di entrambi questi rami della magistratura.

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