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La spesa delle amministrazioni locali per le reti e altri servizi di pubblica utilità

DiRed Viper News Manager

Mag 12, 2021

All’interno dei bilanci comunali esistono alcune voci di spesa che si riferiscono a reti territoriali specifiche, come per esempio i circuiti che ruotano intorno ai sistemi informativi delle città, ma anche alle centrali del latte o alle farmacie comunali.

Una di queste riguarda le reti comunali che offrono ai cittadini particolari servizi di pubblica utilità all’interno del territorio di competenza.

Tali servizi possono lambire diversi ambiti della vita privata e pubblica della comunità, dalla produzione di alimenti alla diffusione di sistemi per l’informazione.

La spesa dei comuni per le reti e gli altri servizi di pubblica utilità

Questa voce di spesa si trova all’interno della missione denominata “Sviluppo economico e competitività“. Essa include tutte le spese non contenute in altre voci dentro la stessa missione, cioè “Industria, piccole e medie imprese e artigianato”, “Commercio, reti distributive e consumatori”, “Ricerca e innovazione”.

In “Reti e altri servizi di pubblica utilità” troviamo dunque le somme investite dal comune per la vigilanza, regolamentazione e monitoraggio delle centrali del latte, delle farmacie comunali, dei mattatoi e dei servizi ad essi connessi.

Comprende inoltre le spese relative allo sportello unico per le attività produttive (Suap), allo sviluppo della “società dell’informazione”, come per esempio l’installazione della banda larga, e alle somme erogate per le affissioni e la pubblicità.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Per esempio, tra le grandi città la voce risulta avere un importo pari a 0 per il comune di Messina. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti, non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci – consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Il comune di Trieste spende più del quadruplo per “reti e altri servizi di pubblica utilità” rispetto a tutte le altre città con popolazione superiore a 200mila abitanti: 17 euro pro capite, a fronte di 4,55 spesi da Roma, la seconda grande città nella classifica.

Al capoluogo friulano e alla capitale seguono Genova (4,54 euro pro capite), Firenze (2,44) e Milano (1,90).

Il netto primato del comune di Trieste in questo ambito di spesa viene confermato anche analizzando i bilanci precedenti.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che hanno speso di più per la voce considerata nel 2019.

FONTE: openbilanci – consuntivi 2016-2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Anche nei tre anni precedenti al 2019, infatti, tra le grandi città Trieste era quella che spendeva di più per le reti di servizi. Dal 2016 al 2019 l’amministrazione friulana ha persino aumentato il livello di spesa, passando da 15,68 a 17 euro pro capite (+8,4%).

Anche Roma, Genova e Firenze hanno incrementato gli investimenti in questo settore, mentre il comune di Milano li ha leggermente diminuiti, passando da 2,18 a 1,90 euro pro capite.

È bene sottolineare che dei quasi 7mila comuni di cui è disponibile il bilancio consuntivo 2019, il 70,9% non ha inserito somme in questo ambito. Tra le amministrazioni che hanno messo a bilancio questa voce (il restante 28,1% dei comuni), la spesa media è di 6,22 euro pro capite, con ampie differenze a livello territoriale.

Da notare, per esempio, il caso della provincia autonoma di Bolzano, che presenta un valore medio più di sedici volte superiore alla media nazionale: 101,8 euro pro capite.

Lo stesso capoluogo, infatti, non solo investe 82,34 euro pro capite, ma persino per spesa assoluta risulta secondo comune in Italia, con 8,8 milioni di euro, secondo solo a Roma (12,9 milioni).

La mappa mostra la spesa per cassa riportata nella voce di bilancio “Reti e altri servizi di pubblica utilità”. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.

FONTE: openbilanci – consuntivo 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Guardando ai comuni della provincia autonoma di Bolzano, è Lauregno, borgo che conta poco più di 300 residenti, il comune a spendere di più in Italia per reti e servizi di pubblica utilità: ben 1.025 euro pro capite, una somma dieci volte maggiore alla media provinciale (101,8).

Seguono Verano (610,82 euro pro capite), Anterivo (597,80) e Selva dei Molini (575,18). Per questa voce di bilancio sono ben 66 i comuni sui 109 (di cui disponiamo i dati) a superare la spesa media nazionale (6,22 euro pro capite).

Nella provincia, inoltre, la percentuale di comuni che hanno inserito in bilancio la voce relativa alle reti e agli altri servizi di pubblica utilità è più alta: l’88%, rispetto al 28,1% a livello nazionale.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un’attività di monitoraggio civico dei dati, con l’obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Jarmoluklicenza

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