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Si è tolto la vita due anni fa ma per Repubblica deve essere arrestato: il caso di Enrico Villimburgo

DiRed Viper News Manager

Mag 11, 2021

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella continua a tacere sul Csm e le procure alle prese con la loggia Ungheria e il caso Davigo ma utilizza l’anniversario della morte di Aldo Moro al fine di alimentare la campagna sui misteri inesistenti dei cosiddetti anni di piombo. Mattarella riguardo alla giustizia si trincera dietro le indagini in corso ma come spesso accade l’aspetto penale è quello meno interessante e lui dovrebbe intervenire come presidente del Csm sul significato politico di fatti inquietanti.

Il capo dello Stato sostiene la necessità di indagare ancora “per conoscere tutta la verità” facendo in pratica carta straccia di tonnellate di atti processuali che hanno escluso l’esistenza e l’attività di entità esterne alle Brigate Rosse. Mattarella poi pone in relazione le presunte verità mancanti con l’indispensabilità di ottenere l’estradizione dei rifugiati politici a Parigi fermati il 28 aprile dalla gendarmerie e in attesa dei procedimenti instaurati oltralpe.
La dozzina di nonnetti condannati per fatti avvenuti tra 40 e 50 anni fa sarebbero depositari di chissà quali segreti e vengono invitati non solo da Mattarella “a parlare”. Va sempre ricordato che Mattarella insieme al suo predecessore Giorgio Napolitano riservò ben altro trattamento ad altri condannati dalla giustizia italiana, gli agenti della Cia ritenuti responsabili del sequestro e delle torture inflitte all’imam Abu Omar. In cinque beneficiarono della grazia presidenziale. Allora si poté derogare dalla giustizia in nome della politica e della ragion di Stato o meglio degli Stati, considerando che c’erano di mezzo gli Stati Uniti d’America.

A Mattarella provvede a dare man forte Walter Veltroni anche lui al pari del capo dello Stato intervistato dal quotidiano Repubblica nonostante di mestiere faccia attualmente l’articolista del grande concorrente Corriere della sera. “Clemenza in cambio di verità” è il messaggio di Veltroni, il quale ribadisce che quello del compromesso storico era il migliore dei mondi possibili e che Moro pagò con la vita il fatto di essere malvisto per la sua politica sia dagli Usa che dall’Urss. Però spiega Veltroni di non annoverarsi tra i dietrologi perché le Brigate Rosse erano le Brigate Rosse anche se le loro azioni “furono usate da poteri marci”.

Repubblica nella sua insistenza per la consegna all’Italia dei rifugiati inserisce nell’elenco dei latitanti anche il povero Enrico Villimburgo, ex militante delle Br morto suicida nei mesi scorsi a Parigi lanciandosi da un palazzo perché gravemente ammalato. Evidentemente la necessità di avere dei corpi da esibire decenni dopo come trofei di guerra fa in modo che non ci si fermi neanche davanti a chi non c’è più. Nell’elenco stilato da Repubblica ci sono anche Vendetti e Giorgieri i cui reati sono da tempo prescritti.

La doppia morale non è solo un problema italiano. Il ministro francese della giustizia Dupont-Moretti che di recente ha paragonato le Br ai responsabili della strage del Bataclan, autentica gaffe sul piano storico e politico, da avvocato aveva difeso jihadisti condannati per attentati. Tutto il mondo è paese, recita il vecchio adagio.

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