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Riesplode la Questione Palestinese, fuoco incrociato tra Gaza e Israele: razzi e vittime

DiRed Viper News Manager

Mag 11, 2021

Gli scontri di piazza a Gerusalemme assumono la forma di un vero e proprio conflitto tra Israele e Palestina. Fuoco incrociato nella notte. I palestinesi riportano un bilancio di almeno 20 vittime tra cui nove bambini. Dalla Striscia di Gaza sarebbero stati lanciati (non accadeva dal 2014) circa 250 razzi verso lo Stato Ebraico. Lanci che sono continuati anche in mattinata, verso Ashkelon in particolare. L’aviazione israeliana ha colpito circa 140 obiettivi militari a Gaza. L’operazione è stata nominata “Guardiano delle Mura” dall’esercito israeliano. Le milizie palestinesi l’hanno definita “Operazioen Spada di Gerusalemme”. Ieri, prima dei lanci, altri scontri alla Spianata della Moschee, che gli ebrei chiamano Monte del Tempio, con oltre 300 feriti tra la popolazione araba. La tensione va montando. Inutili gli appelli della comunità internazionale dei giorni scorsi: la Questione Palestinese esplode ancora una volta in tutta la sua gravità.

“Gerusalemme ha chiamato, Gaza ha risposto”, ha affermato Hamas. Altrettanto risolute le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu su Hamas che “ha superato una linea rossa. Non tolleriamo attacchi al nostro territorio, alla nostra capitale, ai nostri cittadini e ai nostri soldati”. Le sirene nei sobborghi di Gerusalemme sono risuonate per la prima volta dai 59 giorni di battaglia dell’estate del 2014. L’escalation dopo la fine dell’ultimatum di Hamas: “Si è trattato di una risposta all’aggressione e ai crimini contro la Città Santa e alle prevaricazioni contro il nostro popolo nel rione di Shaikj Jarrah e nella moschea al-Aqsa”. Quindi allo scoccare delle 18:00 il lancio di circa 150 razzi da Gaza verso Israele. Immediata la risposta di Tel Aviv, che ha aperto rifugi anti-missile e intrapreso “un’ondata di attacchi contro obiettivi terroristici nella Striscia di Gaza”, come riportato in serata dai portavoce militari.

LE TENSIONI – Israele ha annesso Gerusalemme Est nel 1980 con una mossa non riconosciuta dalla Comunità internazionale e dai palestinesi, che la vorrebbero come Capitale. Le tensioni in quell’area non si sono mai fermate. Nel 2017 l’ex Presidente Americano Donald Trump riconobbe Gerusallemme Est come capitale spostando l’ambasciata Usa: altre tensioni e polemiche. Circa il 60% di Gerusalemme Est è palestinese, dal 1991 i palestinesi hanno ricevuto solo il 30% dei permessi di costruzione, il resto è andato agli israeliani. Intorno a questo punto, con il caso del quartiere di Shaikh Jarrah sono montate le tensioni. L’ala militare della Jihad islamica, Saraya al-Quds, ha rivendicato il lancio di 30 razzi verso Israele. Uno ha colpito un veicolo israeliano in prossimità della linea di demarcazione.

LE CAUSE – Molteplici i motivi dell’escalation: l’interdizione ai giovani palestinesi della piazzetta nei pressi della porta di Damasco in pieno Ramadan, la cancellazione delle elezioni parlamentari da parte del presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen, lo sfratto di famiglie palestinesi (circa 70) dalle loro case nei quartieri di Shaikh Jarrah e Silwan. Sgomberi che sarebbero giustificati da una legge che riconosce le case che appartenevano agli ebrei prima della nascita dello Stato di Israele nel 1948. I palestinesi vi abitano però da almeno sessant’anni. La questione Sheikh Jarrah ha esacerbato gli animi fino alle proteste della Spianata dei giorni scorsi.

Le manifestazioni e gli arresti hanno fatto il resto. La comunità internazionale esprime la propria preoccupazione. Il segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha “espresso la sua profonda preoccupazione per le continue violenze nella Gerusalemme est occupata, nonché per i possibili sgomberi di famiglie palestinesi dalle loro case nei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan” e invitato tutti i leader ad “agire contro gli estremisti e a pronunciarsi contro gli atti di violenza e istigazione”. Unione Europea e Stati Uniti lanciano da giorni appelli per la fine dell’escalation. Recep Tayyip Erdogan ha stigmatizzato il “terrore” israeliano, che deve essere fermato, e ha sentito al telefono il leader di Hamas Ismail Haniyeh. Soltanto lo scorso aprile scontri tra israeliani di estrema destra e palestinesi erano terminati con un centinaio di feriti.

L’articolo Riesplode la Questione Palestinese, fuoco incrociato tra Gaza e Israele: razzi e vittime proviene da Il Riformista.