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Volata Champions, miracoli, debito: in città è tutto un pasticcio

I minuti di recupero non sono mai banali. Stavolta ci hanno regalato il miracolo di maggio, per la gioia di fedeli e pagani partenopei, e il pareggio del Cagliari, che ha complicato la corsa Champions del Napoli. Un bel guaio, da riscattare oggi contro il presunto calcio champagne dello Spezia. Quello di Italiano è solo prosecco di provincia, che tuttavia è già andato di traverso a Gattuso aprendo la lunga crisi d’inverno. La squadra sembrava guarita, ma lo scivolone casalingo con i sardi e l’infortunio di Koulibaly preoccupano. San Gennaro, invece, ha sistemato il pasticciaccio brutto del mancato miracolo di settembre, che in tempi di pandemia non era sembrato certo un bell’affare. Saranno stati gli effetti della campagna vaccinale ad aver convinto il santo, o magari il restauro della sua Porta a Foria e dell’affresco sulla peste del 1656 di Mattia Preti.

Meno probabile che a sciogliere il sangue abbiano contribuito le vicende imbrogliate del Comune di Napoli, queste sì inestricabili come i delitti di via Merulana. Per far luce sulla galleria Vittoria, per esempio, più che il Patrono ci vorrebbe Philip Marlowe. Non si sa ancora quale sia il progetto esecutivo dei lavori, o se esista, e così il Comune si è da ultimo affidato a un consulente. Era ora, ma non si comprende se l’ingegner Cavuoto questo progetto lo debba rifare o, piuttosto, cercare. Nel dubbio, la ditta incaricata dei lavori, quelli “immediatamente cantierabili” promessi dal sindaco a distanza Luigi de Magistris sei mesi fa, è sparita all’improvviso, e della collaborazione con Anas, annunciata su Facebook dall’assessore Clemente, poco o nulla si sa. L’unica certezza è che, dopo un mese dal dissequestro, sotto la galleria non si muove foglia.

Alla Floridiana, invece, siamo già alla terza inaugurazione in pochi mesi, una per cancello. Peccato solo che il Comune, tra un nastro e l’altro, non abbia trovato il tempo di aggiustare la panchina che gli operai della Whirpool hanno dipinto di blu a Piazza Dante. Una panchina scassata come simbolo della lotta di classe: a Pessoa sarebbe venuto un infarto di fronte a tanto surrealismo arancione. Ma a Napoli la realtà supera persino le avventure di Ricardo Reis, e anche l’aritmetica non è che mero calcolo di probabilità.

Il Consiglio comunale di fine mese, che dovrà approvare un bilancio di previsione e un rendiconto 2020 zavorrati da quasi tre miliardi di debiti, ne offrirà testimonianza esemplare. Occorreranno rinforzi, però, dopo l’ennesimo divieto della Corte Costituzionale di spalmare i debiti all’infinito. Per questo tutti guardano a Roma e all’ennesima “legge speciale”, senza la quale alcuni candidati virtuali, pieni d’amore ma non certo di coraggio, sono destinati a rimanere solo chiacchiere e distintivo.

Ai candidati veri si è aggiunto l’ex commissario di Abc, Sergio D’Angelo, proprio mentre a Marano si rischia il dissesto per una stramba cresta sull’acqua pubblica, che dieci anni di demagogia sui beni comuni non hanno impedito. Eppure, bastava crederci veramente e lavorare a un gestore unico metropolitano e regionale che in Puglia, per dire, esiste dal 1902.

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