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Razzo cinese fuori controllo, può cadere nel Centro-Sud: “Meglio stare in casa, lontani da finestre”

È molto vasta l’area sulla quale potrebbe cadere il Razzo cinese Lunga marcia 5B. E in questa rientra anche l’Italia centro-meridionale. Una porzione di territorio che comprende Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Quindi uno spazio di nove Regioni del centro-sud potrebbe essere interessato dalla caduta di frammenti del razzo spaziale.

Il rientro nell’atmosfera, secondo gli ultimi calcoli riportati dall’Ansa, è attualmente previsto intorno alle 4:52 di domenica 9 maggio, con un margine di incertezza di sei ore. Questo il calcolo più aggiornato del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (Norad). Il margine di incertezza si è ridotto rispetto alle nove ore di ieri, ma è ancora troppo ampio per poter stabilire dove avverrà il rientro.

L’area interessata dalle cadute di frammenti comprende oltre all’Italia Meridionale l’intera Africa, l’Asi meridionale, l’oceano Pacifico, l’Australia, parte del Nord America, l’America centrale e parte del Sud America. Sono attesi nuovi calcoli nelle prossime ore che permetteranno di ridurre ulteriormente il margine di incertezza riguardo al tempo e al luogo del rientro.

IL CASO – Il Razzo cinese Lunga Marcia 5 B è stato lanciato il 29 aprile dall’isola di Hainan per portare in orbita il primo elemento della stazione spaziale Tiangong (Palazzo Celeste). Pechino è ormai nel pieno della sua campagna spaziale. Il razzo però è andato furi controllo dopo il lancio. Il suo è un rientro incontrollato, ovvero non dirigibile da parte dei tecnici in una zona precisa. È alto 30 metri, misura 5 metri di diametro, pesa 18 tonnellate. La maggior parte del suo corpo dovrebbe bruciare all’impatto con l’atmosfera. Resta comunque la possibilità che qualche frammento di metallo possa resistere alle alte temperature e quindi cadere sulla superficie terrestre.

LA PROTEZIONE CIVILE – “Sulla scorta delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica è possibile fornire alcune indicazioni utili alla popolazione affinché adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione: è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti”, ha scritto in un comunicato la Protezione Civile. Si consiglia quindi “di stare lontani dalle finestre e porte vetrate; i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone”.

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