• Mar. Ago 3rd, 2021

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A Napoli regna il degrado: Villa Ebe a pezzi, cimitero dei colerosi sfregiato

Villa Ebe, sul monte Echia, era occupata abusivamente e cade a pezzi, e forse un’amministrazione più oculata avrebbe potuto impedirlo. E il cimitero dei colerosi, in zona Poggioreale, è stato seriamente danneggiato dallo sversamento di materiali provenienti da un cantiere abusivo, forse dal cantiere che durante il lockdown dello scorso anno aveva lavorato in un’area a ridosso dello stesso cimitero per liberare un piazzale e farne un parcheggio. Ora ci sono indagini per capire se e quali siano le responsabilità di tali scempi: si oscilla dall’incuria da parte di chi doveva amministrare quei beni e li ha lasciati marcire nel degrado e l’azione abusiva o devastatrice di qualche privato. E per gli inquirenti un’ipotesi potrebbe anche non escludere l’altra. Noi restiamo garantisti e attendiamo l’esito delle indagini. Per il momento ci limitiamo a osservare le immagini di come è diventato il patrimonio della città nelle mani di chi ne ha la proprietà e quindi il compito di amministrarlo.

Villa Ebe cade a pezzi e ieri è intervenuta la Procura con un fascicolo a carico di ignoti e con un sequestro preventivo che serve a evitare che quel monumento, tra l’altro sottoposto a vincoli e alla normativa sui beni culturali, possa trasformarsi in un pericolo per l’incolumità pubblica. In passato si erano già verificati dei crolli e il rischio di ulteriori cedimenti è stato considerato più che concreto. Costruita nel 1922 sul tratto di via Rampe di Pizzofalcone che affaccia sul golfo di Napoli, Villa Ebe nacque dall’idea dell’architetto e urbanista Lamont Young che lì abitò fino al suo suicidio, in quella stessa villa, nel 1929. Da allora alla storia si sono unite le leggende. Nel 2000 un incendio doloso devastò le sale interne e distrusse l’incantevole scala elicoidale e nel 2020 si sarebbe dovuto dare il via ai lavori di riqualificazione approvati nel 2005 ma alla fine non se n’è fatto nulla.

«La struttura – si legge nel decreto di sequestro – risulta inserita nell’inventario del patrimonio immobiliare del Comune di Napoli quale edificio storico “di interesse particolarmente importante”». Sì, si legge proprio così nell’inventario. Eppure gli inquirenti parlano di «condizioni critiche dell’immobile, lasciato in stato di abbandono» e valutano sia un’ipotesi contravvenzionale per la particolare posizione di garanzia ricoperta dal Comune che avrebbe l’obbligo di tutelare la struttura da fattori naturali o umani, sia un’ipotesi che riconosce a chi è titolare dell’obbligo giuridico di conservazione e vigilanza dell’edificio di attivarsi per eliminare tutte le situazioni potenzialmente pericolose per la sicurezza di chiunque. Oltre a essere nel degrado, Villa Ebe era anche occupata abusivamente da una coppia di cittadini polacchi che si erano sistemati in alcuni locali della struttura e ieri sono stati sfrattati. Ora bisognerà pensare a come mettere in sicurezza la storica dimora e a chi spetterà farlo, e con quali finanziamenti. Intanto l’indagine, dopo questo sequestro preventivo, prenderà il via.

Il filone è uno dei primi di un’inchiesta a più ampio raggio che la Procura di Napoli sta conducendo sul patrimonio storico e architettonico della città. È stato anche istituito un osservatorio che, con il supporto dei carabinieri del nucleo Tutela del patrimonio culturale e con la collaborazione di università e consulenti tecnici, si occuperà di verificare lo stato in cui si trovano chiese, monumenti, edifici, antiche dimore, insomma tutto l’immenso e trascurato patrimonio della città. Una ricchezza che la politica locale non ha valorizzato abbastanza se si è arrivati a dover far intervenire la Procura.

Per il momento i riflettori sono puntati su Villa Ebe ma anche sul cimitero dei colerosi di Napoli, bene monumentale costruito a seguito dell’epidemia di colera che colpì la città tra il 1836 e il 1837 e all’interno del quale ci sono monumenti e cappelle gentilizie di valore. Dalla segnalazione di danneggiamenti fatta dalla società che doveva occuparsi della progettazione di alcuni lavori, è scattata l’indagine: carabinieri e funzionari della Sovrintendenza hanno accertato che almeno 13 sepolcri sono stati seriamente danneggiati dallo sversamento abusivo di detriti e dal cedimento di un muro provocati, con molta probabilità, dai lavori eseguiti dal titolare di un vicino cantiere che ora risulta indagato.

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