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L’ergastolano Domenico D’Andrea evade dal carcere di Perugia: è caccia a ‘Pippotto’

Si è dato alla fuga approfittando della permanenza all’esterno del carcere Capanne di Perugia dove stava svolgendo attività lavorativa. Sono in corso le ricerche di Domenico D’Andrea, 38enne napoletano condannato nel 2007 all’ergastolo per rapina e omicidio. Originario di Piscinola, periferia nord del capoluogo partenopeo, D’Andrea è noto con il soprannome di “Pippotto” ed era in carcere perché ritenuto responsabile dell’omicidio di Salvatore Buglione (4 settembre 2006) nei pressi di una edicola in via Pietro Castellino all’Arenella. L’uomo, dipendente comunale che aiutava la moglie nell’attività commerciale, venne aggredito da un gruppo di quattro giovani di età compresa tra i 17 e i 24 anni nel corso di un tentativo di rapina, tra cui D’Andrea che all’epoca di anni ne aveva 23.

A denunciare l’evasione, avvenuta poco dopo le 13 di venerdì 7 maggio, è il Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. Sono in corso ricerche a tappeto in tutta la zona boschiva antistante con uno spiegamento massiccio di forze di polizia, compreso un elicottero. “Adesso è prioritario catturare l’evaso”, denuncia Donato Capece, segretario generale del Sappe. “La grave vicenda – aggiunge – porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della polizia penitenziaria del carcere di Capanne”.

Fabrizio Bonino, segretario nazionale Sappe per l’Umbria, ricostruisce quanto accaduto: “L’uomo era ammesso al lavoro ai sensi dell’articolo 21 dell’Ordinamento penitenziario nell’area esterna del carcere ed ha colto l’occasione per fuggire, presumibilmente, scavalcando una cinta bassa, vista anche l’esiguità del personale presente nei servizi esterni. In svariate occasioni, il Sappe ha rappresentato e manifestato a gran voce la grave carenza di personale di polizia penitenziaria in servizio presso l’istituto perugino di Capanne”. Per i sindacalisti del Sappe, dunque, “questa è una evasione frutto della superficialità con cui sono state trattate e gestite le molte denunce fatte dal Sindacato autonomo polizia penitenziaria sulle condizioni di sicurezza dell’istituto”.

Il Sappe ricorda inoltre che “nell’anno 2020 si sono verificate, nelle carceri italiane 81 evasioni da istituti penitenziari (ricordo che nel periodo delle rivolte solamente a Foggia fuggirono in 72), 15 evasioni da permessi premio, 3 da lavoro all’esterno, 8 da semilibertà e 13 mancati rientri di internati. Dati minimi, rispetto ai beneficiari. Questo non deve però inficiare l’istituto della concessione delle ammissioni al lavoro all’esterno o dei permessi ai detenuti. Serve, piuttosto, un potenziamento dell’impiego di personale di Polizia Penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna”.

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