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Direzione Nazionale Antimafia, è scontro sulla nomina di Sirignano: Itri presenta ricorso

Gli incarichi e le nomine, la logica delle correnti e quella del merito, il caso Palamara, le verità e i dubbi. Quando si parla di magistratura ormai non si può non pensare anche a tutto quello che da mesi ruota attorno al mondo delle toghe, tra scandali, conversazioni intercettate, dossier, sospetti, verità, bugie. Insomma un groviglio che rende la matassa assai intricata. I casi più eclatanti riguardano altre Procure e altri magistrati, non quelli di Napoli.

Ma un risvolto napoletano c’è, se si considera il caso di un pm della Direzione distrettuale antimafia che ambiva ad avere un incarico nella Direzione nazionale antimafia e si è visto superare da un collega che è apparso poi tra quelli in qualche modo tirati in ballo nella vicenda Palamara ed è stato trasferito per incompatibilità ambientale. A giorni questo caso napoletano sarà al vaglio del Tar del Lazio: i giudici amministrativi dovranno pronunciarsi sul ricorso presentato dal pm Paolo Itri che chiede al Csm di valutare più approfonditamente il suo curriculum e la sua candidatura a sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, incarico che nel 2015 fu assegnato al pm Cesare Sirignano, anche lui con un passato nella Dda napoletana e un buon curriculum.

La vicenda è tornata all’attenzione della giustizia amministrativa proprio a seguito degli sviluppi dello scandalo Palamara. Ma il Csm ha già fatto sapere, attraverso una breve memoria, che non intende rivedere la sua decisione, quella decisione assunta dal Consiglio di cui faceva parte Palamara e nel periodo in cui, come racconta lo stesso ex “zar delle nomine” Palamara, le designazioni venivano decise in base a logiche di correnti: «Che l’esposizione dei tratti qualificanti il profilo del ricorrente sia sintetica non è sintomo di pretermissione», sostiene il Csm nella memoria. Negli ultimi tempi, infatti, lo scandalo Palamara ha acceso i riflettori su logiche correntizie e leve di potere interne alla magistratura e al Csm, innescando indiscrezioni e sospetti difficili da ignorare, immaginando di ragionare come se nulla fosse accaduto.

Il nodo della questione sollevata dal pm Itri mira a sgomberare il campo da dubbi: quel sistema di cui parla Palamara se esisteva davvero e va ancora difeso? Esattamente un anno fa Sirignano fu rimosso dall’incarico in Dna perché si ritenne che fossero venuti meno i requisiti per la permanenza del magistrato alle dipendenze del procuratore nazionale antimafia e il motivo era da collegarsi al fatto che erano state intercettate e rese note alcune conversazioni tra Sirignano e Palamara contenute nel fascicolo di Perugia aperto nei confronti del pm romano e che, in quelle stesse conversazioni, non ci si sarebbe limitati a condividere critiche nei confronti di alcuni colleghi ma ci si sarebbe spinti oltre, cioè in quella zona in cui, secondo le accuse, nomine e incarichi sarebbero stati decisi sulla base di logiche di potere e di corrente più che di merito.

Sirignano ha respinto queste ricostruzioni, ritenendosi vittima di una gogna e rivendicando la correttezza del proprio comportamento e il serio impegno nei suoi 26 anni di carriera in magistratura e ai tempi delle difficili indagini sulla criminalità organizzata napoletana e casertana. In una delle interviste rilasciate da Palamara, l’ex pm romano ha parlato di “nomine a pacchetto” anche nella Direzione nazionale antimafia. Sarà vero? Alla luce di quanto accaduto negli ultimi tempi, il pm Paolo Itri ha comunque chiesto alla giustizia amministrativa di dipanare i dubbi che sono attorno a questa vicenda.

In magistratura dal 1991, Itri è stato in forza alla Procura di Nola e poi a quella di Napoli occupandosi di pubblica amministrazione e reati finanziari, reati ambientali e criminalità comune fino ad approdare alla Dda e indagare sui più potenti clan della camorra di Napoli e Caserta, oltre che su episodi che hanno segnato le pagine più buie e nere della storia del Paese: Itri è stato il magistrato che ha indagato Totò Riina per la strage del Rapido 904. Nel curriculum del pm napoletano si aggiungono anche gli anni all’Ispettorato generale del Ministero della Giustizia e quelli da pm a Vallo della Lucania dove ha svolto pure le funzioni di procuratore. Lontano da ogni corrente, Itri è tra i pm che hanno recentemente lasciato l’Anm.

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