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Woody Allen e le accuse di violenze sessuali: un calvario lungo 30 anni

Woody Allen torna al cinema. Da oggi esce nelle sale italiane Rifkin’s Festival, protagonista un ex professore di cinema, alter ego del regista. Bruttino e colto, che accompagna la moglie al Festival di San Sebastian, nei Paesi Baschi in Spagna. E quindi un giovane e sedicente impegnato e bel regista. Guai. Una storia di amore, equivoci e velleità. Al momento non esce negli Stati Uniti, il regista ha detto che potrebbe andare in sala e in streaming, ma si può leggere su più di una testata di boicottaggio.

E questo perché il regista americano è da anni al centro di una polemica senza fine sulla sua vita privata. Si tratta di quasi trent’anni di accuse di molestie e violenze sessuali e pedofilia. Una questione sanguinosa. Sull’onda del #metoo la storia è riemersa; attori hanno smesso di lavorare con Allen, piattaforme di pubblicare i suoi film, case editrici non hanno pubblicato la sua autobiografia. “Presumo che per il resto della mia vita un gran numero di persone penserà che sono stato un predatore – ha osservato il regista – Qualunque cosa dica suona egoistica e difensiva, quindi è meglio se vado a modo mio e lavoro”.

E infatti non si è mai fermato. Ha sempre girato i suoi film, molti di successo, nonostante tutto. Ha già annunciato, nelle interviste di promozione a Rifkin’s Festival, che il prossimo film sarà un nuovo Match Point: uno dei cult della sua filmografia con Scarlett Johansson tra gli attori. Allen non è comunque mai stato incriminato. Questa storia è intricatissima.

LA FAMIGLIA – Vicenda labirintica e intricata a partire dai protagonisti, ovvero dalla struttura delle famiglie e dai rapporti personali. La relazione tra Woody Allen e Mia Farrow è cominciata nel 1980. Tredici volte insieme sul set. Non sono mai stati sposati, hanno vissuto in case separate nell’Upper East Side, New York. Farrow, attrice molto quotata soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, era stata sposata con il cantante Frank Sinatra dal 1966 al 1968 e con il compositore e direttore d’orchestra André Previn dal 1970 al 1979. Con quest’ultimo aveva avuto tre figli biologici e quattro adottivi, tra cui Soon-Yi Previn. Dopo il divorzio da Previn ha adottato Moses Farrow. Quando già aveva una relazione con Allen, adottò Dylan Farrow. Dal regista ha avuto il figlio biologico Ronan Farrow. Allen ha infine adottato nel 1991 sia Dylan che Moses. Anche il regista aveva due matrimoni alle spalle.

IL CASO – La famiglia esplode quando Farrow, all’inizio del 1992, scopre la relazione di Allen con la figlia Soon Yi Previn, che aveva tra i 19 e i 22 anni – quando fu adottata in un orfanotrofio sudcoreano non era nota con precisione la sua data di nascita – e comunque più di trenta in meno rispetto al regista, 57enne. Si parlò di incesto, ma con imprecisione, non essendo la ragazza figlia biologica di Allen. I due comunque si sposarono nel 1997, adottarono due figlie, e Soon Yi Previn non ebbe più rapporti con né con Farrow né con il padre Previn.

Cominciò così una lunga battaglia legale per l’affidamento di Moses, Dylan e Ronan, ovvero i figli adottivi che aveva riconosciuto Allen e il figlio biologico avuto dalla coppia. In questo contesto emerse l’accusa di molestia sessuale secondo la quale il 4 agosto 1992 Allen avrebbe abusato di Dylan. A denunciare la pediatra dei bambini, cui Dylan aveva raccontato le violenze. La piccola aveva sette anni.

Le indagini della Clinica per gli abusi sessuali sui minori dell’Ospedale di Yale-New Haven e i servizi sociali infantili dello Stato di New York conclusero che non c’erano state delle molestie sessuali. L’indagine citava l’ambiente “disturbato” della famiglia che avrebbe influito su una bambina vulnerabile o l’influenza della madre. Su quel racconto nessun riscontro medico e giudiziario.

A screditare in parte tale risultato Elliot Wilk, il giudice del processo per l’affido, che riconobbe la mancanza di prove sufficienti a sostegno dell’accusa di Dylan ma che assegnò a Farrow la custodia dei tre figli. Decisiva la testimonianza della psicologa infantile Susan Coates che aveva giudicato “inappropriato” l’atteggiamento del regista verso la bambina. Farrow diede a uno dei suoi figli, adottato negli anni Novanta, il nome del giudice e lo chiamò Thaddeus Wilk Farrow, che morì suicida nel 2016 a 27 anni.

26-01-1998
SPETTACOLO
NELLA FOTO: WOODY ALLEN E MIA FARROW
@LAPRESSE/STARTRAKS

LA LETTERA  – Dodici anni dopo, su un blog del New York Times, Dylan Farrow ha fornito la sua versione dei fatti raccontando in una lettera che “quando avevo sette anni, Woody Allen mi prese per mano e mi portò in una piccola soffitta al primo piano di casa nostra, mi disse di stendermi e di giocare con il trenino di mio fratello. Quindi abusò sessualmente di me, e mi parlò mentre lo faceva, sussurrandomi che ero una brava bambina, che questo sarebbe stato il nostro segreto, e mi promise che saremmo andati insieme a Parigi e io sarei stata una grande attrice nei suoi film. Ricordo che fissai quel trenino girare in tondo lì in soffitta, e ancora oggi mi viene difficile guardare i trenini”. Una lettera che fu seccamente smentita dall’entourage di Allen e che descriveva gli abusi come consuetudinari: “Queste cose succedevano così spesso, così normalmente, in modo così abilmente nascosto da una madre che mi avrebbe protetta se avesse saputo, che pensavo che fosse normale. Pensavo che fosse quello il modo in cui i padri si comportavano con le proprie figlie. Ma quello che mi fece in soffitta fu diverso. Non potevo più tenere il segreto”.

LA DIFESA – Woody Allen ha sempre respinto le accuse. La sua tesi: Mia Farrow ha spinto la figlia Dylan a raccontare gli abusi. Convincendola. “Non penso che lo inventi, non penso che stia mentendo. Ritengo che lo creda”, ha detto. Una vendetta per la sua relazione con Soon-Yi Previn. A sostegno del regista le parole di Moses Farrow, che successivamente si allontanò dalla madre, raccontando che quel giorno di quell’agosto 1992 in casa c’erano almeno sei o sette persone e che nessuno si accorse di nulla.

Woody Allen ha continuato a girare i suoi film per anni. Il caso ha attirato di nuovo l’attenzione dopo l’esplosione dello scandalo e le accuse di molestie contro il produttore cinematografico Harvey Weinstein. Allen allora ha diffuso un comunicato nel quale sosteneva che “nonostante la famiglia Farrow stia usando cinicamente l’opportunità presentatale dal movimento Time’s Up per rinnovare questa accusa screditata, essa non è più vera che in passato. Non ho mai molestato mia figlia, come tutte le indagini conclusero un quarto di secolo fa”.

Ronan Farrow arrives at the Vanity Fair Oscar Party on Sunday, Feb. 9, 2020, in Beverly Hills, Calif. (Photo by Evan Agostini/Invision/AP)

Tra i maggiori animatori del #metoo, per una sorta di plot twist, Satchel Ronan Farrow, che non ha mai avuto un buon rapporto con il padre, per il New Yorker. È stato tra i primi a raccogliere le testimonianze delle attrici contro Weinstein. E ha rispolverato le accuse contro il padre. Diversi attori hanno allontanato il regista. Piattaforme non hanno distribuito il film Un giorno di pioggia a New York. La casa editrice Hachette Book – la stessa che aveva pubblicato Catch and Kill di Ronan Farrow proprio sullo scandalo #metoo – ha rinunciato a pubblicare l’autobiografia del regista – A propos of nothing in Italia è stato pubblicato da La Nava di Teseo con il titolo A proposito di niente. Proprio il figlio giornalista avrebbe fatto pressioni sulla casa per non pubblicare le memorie del padre. Accuse e colpi bassi e stilettate incrociate si susseguono da una parte all’altra della famiglia. Ronan Farrow, quando gli viene chiesto se è figlio di Sinatra – con il quale la madre ha intrattenuto rapporti fino alla morte di “The Voice” – e non di Allen, risponde: “Può darsi”.

PHOTOPQR/NICE MATIN ; Festival international du film de Cannes 2016, photocall du film Cafe Society de Woody Allen Woody Allen69th annual Cannes Film Festival in Cannes, France, May 2016. The film festival will run from 11 to 22 May. LE 11 05 2016PHOTO : Sebastien Botella MaxPPP/LaPresseOnly Italy

NIENTE FINALE – A inizio 2021 è uscito Allen vs Farrow, un documentario in quattro puntate diretto da Kirby Dick e Amy Ziering. Una serie girata “in gran segreto” e prodotta da HBO, che ha accordi di produzione e affari con Ronan Farrow. Allen ha replicato: “Un attacco feroce infarcito di falsità”. Come ha ribadito nella sua prima intervista in 30 anni, registrata nel luglio 2020 e pubblicata a fine marzo 2021, ai microfoni di Cbs News: “Non penso che lo inventi, non penso che stia mentendo. Ritengo che lo creda” e facendo riferimento alla sua relazione con Soon-Yi Previn che “non avrebbero dato due bimbe a una persona che ritenevano un pedofilo”.

 

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