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La produzione di energia rinnovabile nelle città italiane

Produrre e consumare energia da fonti rinnovabili è una pratica sempre più incoraggiata dall’Unione europea. Da un lato, per i benefici ambientali derivanti dalla riduzione delle emissioni di gas serra. Dall’altro, per l’obiettivo a lungo termine di conseguire una maggiore indipendenza energetica a livello comunitario e nazionale.

Tra gli obiettivi Ue per il 2030 è prevista una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra e il raggiungimento del 27% di energia rinnovabile.
Vai a “Cosa prevedono gli accordi europei sul cambiamento climatico”

Ci siamo già occupati della questione in un precedente articolo, sottolineando gli importanti passi avanti fatti dall’Italia in questa direzione. Tanto da aver superato già nel 2014 l’obiettivo nazionale prefissato per il 2020, cioè una quota di energia rinnovabile pari al 17% del consumo energetico totale.

18,2% la quota di energia rinnovabile sul totale del consumo energetico nazionale, in Italia nel 2019.

Approfondendo il livello di analisi, è importante però considerare che territori diversi consumano quantità diverse di energia. Soprattutto a seconda della densità abitativa, del numero di abitazioni, di mezzi di trasporto, di luoghi di lavoro. In questo senso a livello locale sono sicuramente le città, i centri urbani, a richiedere e a consumare i maggiori quantitativi di energia. Ma a questo consumo corrisponde il ricorso a fonti rinnovabili?

Il consumo di energia elettrica nei capoluoghi

Prima di capire se e quali capoluoghi italiani siano maggiormente impegnati nella produzione di energia pulita, è necessario un passo indietro per inquadrare la portata della questione.

Confrontando il livello di consumo di energia elettrica del comune con quello della provincia di cui è capoluogo, è evidente in molti casi la sproporzione. Con la maggior parte dei capoluoghi che consuma oltre 1/5 dell’energia elettrica consumata dall’intera provincia.

I dati mostrano il consumo di energia elettrica richiesto alle reti di distribuzione nei comuni capoluogo. La grandezza dei cerchi rappresenta la percentuale del consumo del capoluogo, sul totale della provincia. Sono esclusi i consumi delle utenze allacciate direttamente alla rete di trasporto nazionale e l’energia elettrica di Rete ferroviaria italiana (Rfi). L’unità di misura GWh sta per gigawattora.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Quote alte di consumo si registrano nei capoluoghi, senza particolari divari tra nord, centro e sud.

Dei 1.216,80 GWh (gigawattora) di energia elettrica consumati da tutta la provincia di Prato, 846,20 GWh è il consumo solo del capoluogo, pari a ben oltre la metà del totale (69,5%). È la quota più alta, seguita da quelle dei comuni di Genova (69,3%), Roma (67,9%), Palermo (53,6%) e La Spezia (51,5%). Gli unici a utilizzare più del 50% dell’energia elettrica consumata da tutta la provincia o città metropolitana di cui sono capoluoghi. Mentre le quote più basse si registrano a Bergamo (6,3%), Treviso (5,9%) Cuneo (5,8%) Udine (5,5%) e Carbonia (4,2%).

In termini assoluti invece, sono Roma, Milano e Brescia ad aver consumato più gigawattora nel 2019, sia per quanto riguarda i capoluoghi che per le province.

Ma le città producono energia rinnovabile?

Come abbiamo appena visto i capoluoghi, cioè i centri urbani maggiori in Italia, sono grandi consumatori di energia elettrica, specialmente se rapportati al consumo del resto del territorio provinciale a cui appartengono.

Considerando l’impatto ambientale che provoca la produzione di grandi quantità di energia, è interessante capire se le amministrazioni delle città si sono attivate negli anni per produrre, in impianti di proprietà comunale, energia da fonti rinnovabili. Riducendo quindi le conseguenze del loro ampio consumo.

I dati mostrano per ogni macroarea (nord, centro, sud) i comuni capoluogo di provincia/città metropolitana che producono energia elettrica da fonti rinnovabili (solare fotovoltaico, idroelettrica, eolica) in impianti di proprietà comunale. Diversi capoluoghi producono energia da più di una fonte rinnovabile.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Febbraio 2021)

Genova è l’unico capoluogo a produrre energia da tutte e tre le fonti rinnovabili.

Sia a nord che al centro che al sud Italia, la quasi totalità dei capoluoghi di provincia produce energia elettrica da fonte solare fotovoltaica in impianti di proprietà comunale. Ciò non stupisce, considerando che impiantare pannelli solari è un’operazione presumibilmente più semplice rispetto ad esempio a costruire una diga per ricavare energia idroelettrica. Inoltre, l’energia solare è usufruibile in modo trasversale nel nostro paese, da nord a sud, dalle montagne alla pianura. Al contrario dell’energia ricavata dal vento, per la quale è necessaria una determinata conformazione geologica che si presti all’installazione delle pale eoliche.

7 su 109 i capoluoghi che non producono energia elettrica da fonte solare fotovoltaica.

Si tratta di Como, Viterbo, Isernia, Trani, Lecce, Crotone e Trapani. Le stesse città risultano non produrre energia da nessun’altra fonte rinnovabile, né idroelettrica né eolica. Nel caso della prima, va sottolineato che sono solo 8 le città che la producono, di cui 4 sono capoluoghi di province del nord Italia (Genova, Bergamo, Mantova e Vicenza), 3 del centro (Massa, Terni e Roma) e 1 del sud (Napoli). Numeri ancora più bassi per quanto riguarda l’energia eolica, prodotta solo da 2 comuni capoluogo del nord (Genova e Savona), 1 del centro (Pisa) e nessuno del sud.

 

Foto credits: Unsplash Science in HDLicenza

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